Commento al Vangelo del 20 settembre 2015 – don Luciano Cantini

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don Luciano Cantini

L’abbraccio del cuore

Non capivano

Gesรน, lungo la strada della Galilea, con i discepoli stava insegnando loro il senso e la missione del Messia; non รจ tanto un annuncio della sua passione quanto un insegnamento che avrebbe dovuto illuminare l’animo dei discepoli, lo fa utilizzando le parole che troviamo nel libro di Isaia (cap. 52 e 53) dove si parla delle sofferenze del Servo di Jahwรฉ, ma i suoi non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.

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[ads2]Ci sconforta considerare l’uomo sempre cosรฌ aperto a qualsiasi “sapere”, disponibile a tutto ciรฒ che ha sapore di novitร , che invece si chiude in se stesso nella proprie convinzioni di fronte al mistero della sofferenza e della morte. Il rifiuto รจ totale perchรฉ non capendo neanche si chiede, anzi abbiamo timore che chiedendo si riceva risposte che scombinano il sistema acquisito di certezze. Ci sarebbe da domandarci come stia funzionando la nostra relazione col Signore, ferma in convincimenti e pratiche religiose, nello stesso tempo frenata nella conoscenza e disattivata nelle domande che pure ci poniamo.

Di che cosa stavate discutendo

Il Vangelo ci rivela che noi uomini non siamo privi di questioni che pure trattiamo ma nel riserbo e con una certa vergogna: Gesรน si accorge del parlottare lungo la strada che niente aveva a che vedere col suo insegnamento, sa che gli argomenti che interessavano i discepoli stavano andando esattamente nella direzione opposta al suo insegnamento. Ma, sollecitati, i discepoli tacevano.

Sembra incredibile eppure siamo capaci di praticare una religione, sentirsi “fedeli”, parte di una Chiesa ma nella concretezza dei fatti non condividerne le convinzioni e gli insegnamenti. Siamo fatti cosรฌ e preferiamo nascondere, anche a noi stessi, tacere certe contraddizioni, sfasature, incomprensioni, incoerenze. Non siamo capaci di giustificarci e neppure di tentare una cambiamento: “sono fatto cosรฌ e se mi vuole Gesรน mi prende come sono!”. Non conta l’insegnamento e l’esempio del Signore, la storia personale ci condiziona a tal punto da non vedere oltre la punta del naso, la storia e la geografia sembra fermarsi ai propri interessi, non superare l’orizzonte dei nostri personali desideri, abbiamo creato “un cerchio intorno a noi”.

Chi fosse piรน grande

Evitiamo di atteggiarci a moralisti e giudicare quei pover’uomini non dissimili al nostro pensare… si sono lasciati prendere dall’egoismo, dalla carriera (anche religiosa e parrocchiale), sono superbi, orgogliosi, presuntuosi… Proviamo a immaginare un regno ben organizzato e il desiderio di parteciparvi attivamente, di avere un ruolo politico magari in qualche ministero. Il problema รจ la manifestazione del peccato profondo del genere umano, quello che abbiamo chiamato peccato originale: la voglia di “potere”, di diventare come Dio (Gn 3,5), un Dio grande e possente.

Gesรน, invece aveva insegnato che Dio non รจ nรฉ grande nรฉ potente, piuttosto viene consegnato nelle mani degli uomini perchรฉ gli uomini avessero la possibilitร  di prendere atto del loro delirio di potere arrivando ad ucciderlo. Ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerร , cosรฌ che la grandezza di Dio si potesse manifestare una volta raggiunta la piccolezza, quando messosi a servizio di tutta l’umanitร  e sopraffatto da essa, gli uomini avessero esaurito ogni altra possibilitร  se non quella di un cambiamento di rotta.

Preso un bambino

Lasciamoci pure intenerire dall’immagine, dall’abbraccio del Signore che manifesta l’essere un tutt’uno con quel bambino, lasciamoci accogliere dalla sua misericordia che non solo con le parole, ma anche con i gesti, continua ad insegnare a noi. Dio porta al suo cuore un bambino, l’uomo nella sua piccolezza, vorrebbe farci capire che il Dio che immaginiamo e desideriamo รจ capovolto rispetto al Dio vero, vorrebbe che non tentassimo di capovolgerlo, piuttosto che capolvolgessimo i nostri desideri e le nostre aspettative.

Gesรน abbracciandoci ci chiede di far battere il nostro insieme al suo grande cuore fattosi piccolo.

don Luciano Cantini | Qumran

XXV Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesรน e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: ยซIl Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerร ยป. Essi perรฒ non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafร rnao. Quando fu in casa, chiese loro: ยซDi che cosa stavate discutendo per la strada?ยป. Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse piรน grande. Sedutosi, chiamรฒ i Dodici e disse loro: ยซSe uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tuttiยป.
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: ยซChi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandatoยป.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 20 – 26 Settembre 2015
  • Tempo Ordinario XXV, Colore verde
  • Lezionario: Ciclo B | Anno I, Salterio: sett. 1

Fonte: LaSacraBibbia.net

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