Commento al Vangelo del 2 luglio 2017 – dom Luigi Gioia

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Il commento alle Letture di domenica 2 luglio 2017 (audio e testo), XIII domenica del Tempo Ordinario, a cura di dom Luigi Gioia.

https://youtu.be/fCUhfFnDjUs

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File audio prelevato dal sito web di dom Luigiย  ed il testo del commento รจ presente nel libro “Mi guida la Tua mano – Omelie sui vangeli domenicali. Anno A” disponibile nelle seguenti librerie:

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Non subire piรน

L’elemento piรน affascinante del messaggio cristiano รจ la sua promessa di novitร . Non solo annuncia cieli nuovi e terra nuova, ma un rinnovamento del nostro modo di pensare, per poter discernere la volontร  di Dio, ciรฒ che รจ buono, a lui gradito e perfetto. Grazie a Cristo, come dice Paolo nella seconda lettura di oggi, anche noi possiamo camminare in una vita nuova, e lo ripete ovunque: se uno รจ in Cristo, รจ una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.

E’ inevitabile prima o poi provare stanchezza nelle nostre vite, disperare della nostra capacitร  di ripartire, diventare consapevoli di quanto difficile sia sottrarsi ai circoli viziosi nei quali ci hanno iscritto la nostra storia, le nostre paure, i nostri fallimenti. Ci sono degli scenari che continuano a ripetersi ed ai quali sembra impossibile scampare: ciclicamente siamo esposti agli stessi litigi, alle stesse impossibilitร  di perdonare, alle stesse paralisi, agli stessi abusi e non intravediamo nessuna possibilitร  di spezzare questi meccanismi.

Qui va cercata la nostra croce. Quando parliamo di croce nel cristianesimo, non intendiamo semplicemente la prova o la sofferenza. Non basta che una circostanza, un evento, un aspetto della nostra vita siano dolorosi per poterli considerare una croce. โ€˜Croce’ รจ solo la prova e la sofferenza che ad un certo punto non temiamo piรน, non subiamo piรน stoicamente, ma assumiamo, abbracciamo perchรฉ in esse scopriamo possibilitร  nuove, una presenza nuova, quella dell’Emanuele, del โ€˜Dio con noi’, del Risorto che รจ โ€˜ancora con noi’, di Cristo. Gesรน non ci intima solo di prendere la croce, ma afferma: chi non prende la propria croce e non mi segue non รจ degno di me’. Sofferenza e prova diventano dunque croce solo nell’istante in cui cominciamo a seguire Gesรน. Il Vangelo, non solo nel suo messaggio, ma narrativamente consiste in questo: seguire Gesรน, aderire a lui, perchรฉ lui ci ha chiamati, ci ha guariti, ci ha rialzati e presi per mano e ci guida, si fa il nostro cammino, ci conduce su pascoli erbosi e ad acque tranquille e non ci fa mancare di nulla, specialmente la sua consolazione.

Una luce nuova รจ cosรฌ conferita a parole del vangelo che possono sembrarci particolarmente inumane o dure: Chi avrร  tenuto per sรฉ la propria vita, la perderร , e chi avrร  perduto la propria vita per causa mia, la troverร . La vita che siamo invitati a non tenere per noi stessi, a perdere, รจ quella diventata prigioniera del circolo vizioso e dei meccanismi di ripetizione evocati piรน in alto. Un paradosso di questi ultimi รจ che sviluppiamo spesso nei loro confronti una forma di complicitร : siamo quasi contenti di fronte al ciclico riprodursi di quel determinato fallimento o di quell’altra prova perchรฉ confermano il copione interno che continuiamo a riproporci, legittimano i nostri vittimismi e i nostri risentimenti. Per cambiare mentalitร  ci vuole non solo forza di volontร , ma una guarigione interiore, una conversione, cioรจ una morte e una resurrezione.

[ads2]Al vangelo fa eco Paolo nella seconda lettura precisando in cosa consistano la morte e la vita annunziati da Cristo. Se possiamo camminare in una vita nuova รจ perchรฉ siamo stati battezzati nella morte di Cristo, siamo stati sepolti con lui. Cristo muore di morte vera, รจ veramente sepolto. Grazie alla conversione, alla fede e al battesimo, siamo guariti dalla morte perchรฉ siamo uniti a colui che l’ha vinta una volta per tutte: la morte di cui si parla qui รจ simbolica, ma non la vita nuova che essa ci conferisce, poichรฉ se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore piรน; la morte non ha piรน potere su di lui. Il paradosso รจ che ci รจ chiesto di perdere la nostra vita, di prendere la croce non per morire, ma per non morire piรน, perchรฉ la morte cessi di esercitare il suo potere su di noi, perchรฉ possiamo essere liberati da tutti i meccanismi mortiferi che avvelenano le nostre esistenze.

Ed un esempio di questa liberazione รจ quello suggerito dalla frase iniziale del vangelo: Chi ama padre o madre piรน di me non รจ degno di me; chi ama figlio o figlia piรน di me non รจ degno di me. Chi volesse denunciare il cristianesimo come alienante, disumanizzante, crederebbe di trovarne una prova irrefutabile in questa frase. Potenzialmente, la fede cristiana potrebbe slogare i legami delle famiglie o giustificare forme di pressioni indebite al loro interno. Invece proprio l’apparente durezza di questa frase contiene la chiave per redimere i legami di paternitร , di maternitร  e di filiazione dalle loro inevitabili patologie. Proprio perchรฉ cosรฌ indispensabili alla vita e alla crescita sia fisica che affettiva, i legami familiari sono anche quelli nei quali piรน insidiosamente si insinuano i meccanismi di morte di cui abbiamo parlato piรน in alto. Le ferite che condizionano piรน pesantemente le nostre vite sono spesso proprio quelle, reali o presunte, ricevute nella relazione con i nostri genitori: una madre troppo protettiva o ansiosa, un padre assente o troppo autoritario – ce n’รจ per tutti. L’amore umano, proprio perchรฉ รจ la cosa piรน bella, รจ anche la piรน fragile.

Il solo modo di guarire queste ferite รจ quello di perdonarle e la dinamica del perdono richiede che anche il padre, anche la madre, anche il figlio o la figlia ad un certo punto diventino il prossimo, il fratello o la sorella in Cristo, che devo saper accettare nel loro mistero e che devo amare non solo a causa dei legami naturali, ma a causa di Cristo. Lungi dall’indebolire i legami familiari, proprio questo processo li purifica, li rinnova, li rafforza. Tutto quello che รจ vissuto in unione con Cristo, a causa di lui, diventa vita nuova.

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO

Puoi leggere (o vedere) altri commenti al Vangelo di domenica 2 luglio 2017 anche qui.

XIII Domenica del Tempo Ordinario – Anno A

  • Colore liturgico: Bianco
  • 2 Re 4,8-11.14-16; Sal 88; Rm 6, 3-4. 8-11; Mt 10, 37-42

Mt 10, 37-42
Dal Vangelo secondoย Matteo

In quel tempo, disse Gesรน ai suoi discepoli: “Chi ama il padre o la madre piรน di me non รจ degno di me; chi ama il figlio o la figlia piรน di me non รจ degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non รจ degno di me.
Chi avrร  trovato la sua vita, la perderร : e chi avrร  perduto la sua vita per causa mia, la troverร .
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta come profeta, avrร  la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrร  la ricompensa del giusto.
E chi avrร  dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perchรฉ รจ mio discepolo, in veritร  io vi dico: non perderร  la sua ricompensa”.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 02 – 08 Luglio 2017
  • Tempo Ordinario XIII, Colore Verde
  • Lezionario: Ciclo A | Salterio: sett. 1

Fonte: LaSacraBibbia.net

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