Una ยซforza di gravitร ยป che spinge verso l’alto
Padre Ermes Ronchi commenta il brano del Vangelo di domenica 2 giugno 2019.

Ascensione รจ la navigazione del cuore, che ti conduce dalla chiusura in te all’amore che abbraccia l’universo (Benedetto XVI). A questa navigazione del cuore Gesรน chiama gli undici, un gruppetto di uomini impauriti e confusi, un nucleo di donne coraggiose e fedeli. Li spinge a pensare in grande, a guardare lontano, ad essere il racconto di Dio “a tutti i popoli”.
Poi li condusse fuori verso Betร nia e, alzate le mani, li benedisse. Nel momento dell’addio Gesรน allarga le braccia sui discepoli, li raccoglie e li stringe a sรฉ, prima di inviarli.
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Ascensione รจ un atto di enorme fiducia di Gesรน in quegli uomini e in quelle donne che lo hanno seguito per tre anni, che non hanno capito molto, ma che lo hanno molto amato: affida alla loro fragilitร il mondo e il vangelo e li benedice.
ร il suo gesto definitivo, l’ultima immagine che ci resta di Gesรน, una benedizione senza parole che da Betania raggiunge ogni discepolo, a vegliare sul mondo, sospesa per sempre tra cielo e terra.
Mentre li benediceva si staccรฒ da loro e veniva portato su, in cielo.
Gesรน non รจ andato lontano o in alto, in qualche angolo remoto del cosmo. ร asceso nel profondo delle cose, nell’intimo del creato e delle creature, e da dentro preme come benedizione, forza ascensionale verso piรน luminosa vita. Non esiste nel mondo solo la forza di gravitร verso il basso, ma anche una forza di gravitร verso l’alto, che ci fa eretti, che fa verticali gli alberi, i fiori, la fiamma, che solleva l’acqua delle maree e la lava dei vulcani. Come una nostalgia di cielo.
Con l’ascensione Gesรน รจ asceso nel profondo delle creature, inizia una navigazione nel cuore dell’universo, il mondo ne รจ battezzato, cioรจ immerso in Dio. Se solo fossi capace di avvertire questo e di goderlo, scoprirei la sua presenza dovunque, camminerei sulla terra come dentro un unico tabernacolo, in un battesimo infinito.
Luca conclude, a sorpresa, il suo vangelo dicendo: i discepoli tornarono a Gerusalemme con grande gioia. Dovevano essere tristi piuttosto, finiva una presenza, se ne andava il loro amore, il loro amico, il loro maestro. Ma da quel momento si sentono dentro un amore che abbraccia l’universo, capaci di dare e ricevere amore, e ne sono felici (ho amato ogni cosa con l’addio (Marina Cvetaeva).
Essi vedono in Gesรน che l’uomo non finisce con il suo corpo, che la nostra vita รจ piรน forte delle sue ferite. Vedono che un altro mondo รจ possibile, che la realtร non รจ solo questo che si vede, ma si apre su di un “oltre”; che in ogni patire Dio ha immesso scintille di risurrezione, squarci di luce nel buio, crepe nei muri delle prigioni. Che resta con me “il mio Dio, esperto di evasioni.” (M. Marcolini).
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