Commento al Vangelo del 18 febbraio – Sussidio Quaresima CEI

Domenica 1 Dicembre 2024 I DOMENICA DI AVVENTO - ANNO C
Commento al brano del Vangelo di: Lc 21,25-28.34-36

Data:

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«State attenti»

(Mt 6,1-6.16-18)

Colpisce, nelle celebrazioni di rito bizantino, l’esclamazione «Stiamo attenti!» (pròschomen) che il diacono rivolge a tutta l’assemblea immediatamente prima della declamazione delle letture bibliche nella liturgia eucaristica, invitando tutti i presenti a concentrarsi per ascoltare attentamente la Parola di Dio che sta per essere proclamata.

Così va percepita anche l’esortazione che apre il Vangelo della Messa di questo primo giorno di Quaresima, con l’imperativo di Gesù «State attenti» (prosèchete), che utilizza il medesimo verbo, dalla radice comune a quella del sostantivo greco prosochè, cioè «attenzione».

Si tratta di un’area semantica divenuta ben presto fondamentale per la spiritualità cristiana e l’ascetica, soprattutto ma non solo orientale, che conferisce all’effetto dell’ascolto di questo brano del Vangelo un intenso sapore mistico.

L’attenzione che Gesù richiede da noi, in modo particolare nella pericope che oggi la liturgia attinge dal primo dei cinque grandi discorsi riportati dall’evangelista Matteo (il cosiddetto “sermone della montagna”), è un atteggiamento del cuore fatto di raccoglimento, consapevolezza, sobrietà, presenza mentale, vigilanza, custodia dei sensi, della mente e del cuore.

Alla luce di questo passo matteano, l’itinerario quaresimale si svela dunque in tutta la bellezza della sua radicalità ascetica: è una via di progressiva illuminazione che, liberando gradualmente dal peso delle passioni terrene e dei vizi peccaminosi attraverso la mortificazione delle opere malvagie, intende giungere a una purificazione e sublimazione dei pensieri, delle intenzioni, degli atteggiamenti che sono alla base delle azioni morali umane.

Il discorso di Gesù seleziona in modo specifico tre ambiti attorno ai quali egli si aspetta che si concentri tale attenzionel’elemosina, la preghiera, il digiuno.

Dalla prima, gesto concreto che esprime l’intimo distacco dall’avidità e la sincera solidarietà coi fratelli d’umanità meno fortunati, Gesù si attende che vada compiuta senza narcisistica prosopopea, bensì, al contrario, nell’umile nascondimento.

A proposito del digiuno, utilissima pratica quaresimale che è sempre auspicabile apprezzare e recuperare anche ai nostri giorni, Gesù invita a valorizzarne tutto il giovamento interiore che fortifica sul piano spirituale personale, senza farne una patetica dimostrazione di rigore corporale.

Lo stesso gesto esteriore, infatti, può derivare da intenzioni diverse: dalle virtù della continenza e della temperanza, oppure semplicemente da «affettata religiosità» (cfr. Col 2,23).

Riguardo alla preghiera, Gesù mette in guardia sull’ipocrisia di una compiaciuta ostentazione di pietà, che è il peccato maggiormente denunciato in tutti i Vangeli, e si sofferma nel dischiudere i segreti di uno spirito di preghiera autentica ed efficace: una preghiera intima, lontana dai riflettori dell’esibizionismo, raccolta nel centro dell’anima, dove avviene l’incontro mistico con lo Spirito di Dio che abita e parla nel cuore alla nostra coscienza.

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La vera preghiera cristiana, così come ce la insegna Gesù in questa pagina fondamentale del Vangelo, è un dialogo a tu per tu con il Padre, che avviene nel segreto: una nobile sacralità l’avvolge, e fa sperimentare la sublimità del mistero di essere creature talmente amate da tale Padre da essere elevate alla dignità di figli, e da Lui poter sempre ricevere udienza.

Commento al Vangelo tratto dal sussidio CEI Quaresima/Pasqua 2026, scarica il file PDF completo.

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