Commento al Vangelo dal foglietto “La Domenica” del 8 febbraio 2026

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ESSERE SALE, ESSERE LUCE

Il discepolo è luce e sale. Vivendo con coerenza e carità nella quotidianità si è segno credibile di fede che illumina e sostiene gli altri.

L’ umiltà è il filo conduttore delle letture. Isaia ricorda che solo chi cammina umilmente davanti a Dio conoscerà le sue benedizioni. Il Vangelo invita i discepoli ad essere sale, luce e lampada. Il sale non ha sapore di per sé ma, sciogliendosi nel cibo, ne esalta il gusto.

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La luce non illumina sé stessa, ma fa luce su persone e cose: non si fa vedere, ma “fa vedere”. Dunque, il sale dà sapore e gusto alle pietanze, la luce illumina e la lampada diffonde la luce. Molti vivono una vita senza senso e senza prospettive alte e belle. Cercano il “sale” in esperienze e persone che li svuotano ancora di più.

Essere sale significa dare sapore e senso alla vita trovando in Gesù la meta e il fine. Essere luce e lampada significa brillare della luce di Dio e illuminare gli altri testimoniando la bellezza e la forza che vengono dal Signore.

Essere sale e luce è un obbligo per chi vuol essere discepolo: il sale che perde sapore viene gettato e calpestato; la lampada non va nascosta, ma posta in alto affinché illumini attorno a sé. Anche san Paolo parla di umiltà perché giunge a Corinto armato solo del Cristo crocifisso, certo che la potenza di Dio si manifesta nella sua debolezza.

don Antonio Sozzo Fonte Edizioni San Paolo