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Commento al Vangelo dal foglietto “La Domenica” del 1 Novembre 2024

L’abbraccio di tutti i figli di Dio

Rendere a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio è la risposta di Gesù a una domanda tranello. È chiaro che solo a Dio si deve dare tutta la nostra persona e che, al contempo, va dato il proprio contributo leale alle istituzioni civili. Questo Gesù lo insegnerà con la sua vita e l’obbedienza della Croce, quando i suoi avversari sceglieranno di stare dalla parte del potere umano e non dalla parte di Dio. Oggi ricorre la 97a Giornata missionaria (colletta obbligatoria).

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Gioia e gratitudine sono i sentimenti che la liturgia suscita in noi in questo giorno di festa! Mai come oggi ci è dato di sentire l’abbraccio eterno tra cielo e terra, la fraternità universale di tutti i santi, la comune vocazione di “figli di Dio” che l’amore del Padre ha santificato (reso santi) e il sangue del Figlio ha redento.

Sì, santi si nasce ma anche si diventa perché, se è vero che l’amore si riceve, è pur vero che all’amore si risponde. Ogni giorno il Signore continua a scommettere su ciascuno di noi, soprattutto là dove la storia umana sembra voler seppellire, più che rivelare, la nostra identità di figli. Ma cosa rimane alla fine di tutto?

L’Apocalisse ce lo ricorda: restano le persone, i cui volti, trasfigurati dall’amore vissuto, recano impresse storie pasquali tanto diverse quanto simili. “Sigillo” e “vesti candide”, simboli battesimali, contraddistinguono coloro che, tra prove e sofferenze, attraversano la storia stando “in piedi”, nella postura dei risorti, tenendo “rami di palma” (segno di vittoria) nelle loro mani.

Li accomuna la speranza promessa da Gesù alle folle: «Beati…». La stessa che, qui e ora, ci purifica, ci guida e ci conforta.

Sorelle Clarisse, Monastero Immacolata Concezione – Albano L. (RM)

Fonte Edizioni San Paolo