Domenica di Pasqua – Anno A
«Maria!… Rabbunì!… Va’ dai miei fratelli…».
Mio Dio come sei divinamente tenero!… Come sei affettuoso, come sei buono!… Risorto, le tue prime apparizioni sono due apparizioni di consolazione alle due anime più morenti di dolore per la tua Passione e la tua morte: per prima a Tua Madre «alla quale sei apparso in primo luogo, e vicino alla quale sei rimasto a lungo», come hai detto a Santa Teresa; poi a Maria Maddalena… Con quale dolcezza sei apparso a questa cara santa, la tua «adoratrice appassionata» come viene chiamata!… Quale dolcezza in questo «Maria!»… Con quale voce sarà stato detto!…
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E poi, mio Dio, quale divina tenerezza per noi tutti, per tutti gli uomini di tutte le età, nelle parole che lasci cadere: «Va’ a dire ai miei fratelli»… ci chiami tutti «tuoi fratelli»! Com’è dolce, come sei buono!
Siamo teneri come Gesù, affettuosi come Lui… Consoliamo come Lui gli afflitti, e in primo luogo coloro che Egli stesso ha messo più vicino a noi nella vita, una madre, un’anima cara; e quelli che hanno più bisogno di consolazione, quelli che sono più vicini a cedere sotto un dolore più straziante… Consoliamo, consoliamo come Lui i suoi fratelli che sono i nostri, consoliamo le sue membra, le parti del suo proprio corpo, queste Sue stesse membra di cui ha detto: «Ciò che farete a uno di questi piccoli, lo farete a me»[1]… Siamo come Lui dei teneri consolatori, dei fratelli affettuosi per tutti gli afflitti, per tutti gli uomini, soprattutto per quelli di cui ci ha più specialmente incaricato, ma per tutti, poiché di tutti ha detto: «Ciò che farete a uno di questi piccoli, lo farete a me».
Poiché Gesù si degna di chiamarci suoi fratelli, mostriamoci veramente Suoi fratelli, amandoLo, tenendoGli compagnia,con un’imitazione e una contemplazione continue, cercando incessantemente di esserGli graditi con un’obbedienza perfetta, servendoLo, facendo tutti i nostri sforzi per aiutarLo (cioè per servirgli come strumenti fedeli; poiché come può un uomo, che non può far nulla se non per mezzo di Dio, aiutare Dio?) a compiere la Sua opera sulla terra, cioè a glorificare Dio (ciò che si fa cercando di santificare più che si può sé stessi e tutti gli altri uomini e per questo bisogna santificare sé stessi il più possibile e santificare sé stessi consiste nell’amare Dio più che si può… tutto ritorna sempre sull’amare Dio, amare Dio:è qui che inizia tutto, qui che finisce tutto; è da questo che noi stessi dobbiamo iniziare e finire; è questo amore che deve riempire l’inizio, il centro e la fine di tutti i nostri istanti, di tutti i nostri atti, di tutta la nostra vita… Amiamo Gesù perfettamente e saremo suoi fratelli perfetti, suoi veri fratelli… L’amore contiene il compimento di tutti i doveri, di tutte le perfezioni: amiamo, amiamo Gesù!).[2]
[1] Cfr. Mt 25,40.
[2] M/521, su Gv 19,38-20,18, in C. de Foucauld, Stabilirci nell’amore di Dio. Meditazioni sul Vangelo secondo Giovanni, Centro Ambrosiano, Milano 2025, 218-220.
Traduzione a cura delle Discepole del Vangelo.
Nota su Charles de Foucauld
La vicenda spirituale di Charles de Foucauld (1858-1916) continua anche oggi ad essere motivo di interesse diffuso tra cristiani e non cristiani, poiché si affida a valori umani sempre più cercati, diventati ormai rari nelle nostre comunità civili: il primato di Dio, le relazioni umane, la cura del prossimo, la qualità della vita ordinaria.Il vangelo rimane la parola più autorevole per introdurre il credente ad una vita autentica. Charles de Foucauld ha sostato a lungo sui testi evangelici, per imparare a vivere in modo fedele un’esistenza degna di essere vissuta: una vita a imitazione di Gesù. Le meditazioni sul vangelo di Giovanni, che egli ha realizzato in Terra santa, possono essere considerate come un insieme di lezioni di vita cristiana, una raccolta di indicazioni pedagogiche per imparare, giorno dopo giorno, a seguire il Signore nella propria condizione di vita, in ascolto delle reali esigenze del mondo d’oggi.
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