XV Domenica del Tempo Ordinario โ Anno C
ยซAma Dio con tutte le tue forze, con tutta la tua anima, con tutto il tuo cuore e con tutto il tuo spirito; e ama il prossimo tuo come te stessoยป.
Come sei buono, mio Dio! A permettere a me, verme della terra, di amarti, di alzare i miei occhi verso di te, di pensare a te, di fare di te lโoggetto dei miei desideri, di aspirare a te, di respirare solo per te, di dirigere verso di te, verso il tuo amore tutto il mio cuore, la mia anima, le mie forze, il mio spirito, quale grazia, quale favore! Ma quale bontร ineffabile, quale abisso di bontร e dโamore ordinarmelo, farne il primo dei tuoi comandamenti, a tal punto il primo che da solo racchiude tutti gli altri, fare del tuo unico precetto ciรฒ che รจ per la mia anima ogni beatitudine, ciรฒ che fa per me della terra un cielo! Come sei buono, come ami, o mio Dio, o Buon Dio!
Dopo questo, niente potrebbe essere cosรฌ divinamente dolce, ma se niente puรฒ raggiungere la divina soavitร di questo primo comandamento, ciรฒ che si avvicina di piรน, รจ la dolcezza del secondo. Con il secondo, vuoi che io sia amato da tutti gli uomini come essi amano sรฉ stessi, e che io li ami tutti come la mia stessa anima: รจ in questa misura che tu vuoi che mi amino i miei fratelli, io, cosรฌ povero e cosรฌ abietto, o Dio del mio cuore! ร in questa atmosfera dโamore che vuoi che io viva, amando ed essendo amato con questo calore in tutti gli uomini!โฆ Oh! Dio dโamore, come sei ยซamoreยป, ยซDeus charitas estยป, tu del quale tutti i comandamenti si riassumono nellโordinarmi di bruciare di un fuoco dโamore tale che salga fino al cielo e riempia tutta la terra!
Amare Dio, questo ci obbliga prima di tutto aย obbedirgli, poi aย imitarlo; in seguito contemplarlo,ย adย adorarloย (con il tuo culto), e aย servirloย (cercando di procurare il suo bene, cioรจ: glorificarlo il piรน possibile)โฆย Obbedireย viene prima di tutto e comprende tutto, chi obbedisce a Dio, imita, contempla, adora e serveโฆย Imitareย viene dopo obbedire (almeno nella pratica), poichรฉ per imitare con sicurezza bisogna imitare secondo lโobbedienza: altrimenti ci si potrebbe sbagliare; poichรฉ ci sono delle cose che sono perfezioni in Dio e che potrebbero essere delle imperfezioni in noi, digiunare, per esempio, quando non รจ nostro dovere: รจ il dovere di Dio, non รจ il nostroโฆ Imitare perfettamente Dio, questo ci porterร sempre alla perfezione, ma, ciechi come siamo, lo imiteremmo in modo molto imperfetto se non fossimo diretti dallโobbedienzaโฆ
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Ecco perchรฉ poniamoย lโobbedienzaย primaย dellโimitazione,ย benchรฉย in realtร siano allo stesso livello, poichรฉ lโobbedienza รจ solo ยซconformarsi a Dio che parlaยป e lโimitazione รจ solo ยซconformarsi a Dio che agisceยป: lโuna e lโaltra sono solo ยซla conformitร alla perfezione, alla volontร perfetta di Dio conosciuta sia con le sue parole, sia con i suoi esempiยป; lโuna e lโaltra sono ยซla conformitร alla perfezione stessa, a Dioยป. Quindi anche imitare comprende tutto: chi imita Gesรน, obbedisce a Dio, lo contempla, lo adora, lo serveโฆ Laย contemplazione, lโadorazione, ilย servizioย con uno zelo infinito devono essere, come lโobbedienzaย e lโimitazione, in tutti gli istanti, ma vengono dopo di esse, poichรฉ, benchรฉ le accompagninoย necessariamenteย sempre, ciascuna di queste tre virtรน รจ separata e non contiene le altre, come fanno lโobbedienzaย e lโimitazioneย (lo si vede, lโobbedienza e lโimitazione, senza essere identiche, hanno molte somiglianze nei loro effetti, quando si rivolgono a Dio: lโuna รจ lโobbedienza alle parole, lโaltra lโobbedienza agli esempi).
Per amare il prossimo come sรฉ stessi occorre, a quanto pare, fare per lui ciรฒ che si fa per sรฉ stessiโฆ fare per lui ciรฒ che apprezzeremmo che egli facesse per noiโฆ fare per lui ciรฒ che saremmo felici che Gesรน facesse per noiโฆ fare per lui ciรฒ che Gesรน faceva, ciรฒ che ha detto di fare, ciรฒ che farebbe al nostro posto.[1]
[1]ย M/343, suย Lcย 10,25-37, in C. de Foucauld,ย Cerco i miei amici tra i piccoli. Meditazioni sul Vangelo secondo Luca, Centro Ambrosiano, Milano 2024, 173-175.
Nota su Charles de Foucauld
La vicenda spirituale di Charles de Foucauld (1858-1916) continua anche oggi ad essere motivo di interesse diffuso tra cristiani e non cristiani, poichรฉ si affida a valori umani sempre piรน cercati, diventati ormai rari nelle nostre comunitร civili: il primato di Dio, le relazioni umane, la cura del prossimo, la qualitร della vita ordinaria.Il vangelo rimane la parola piรน autorevole per introdurre il credente ad una vita autentica. Charles de Foucauld ha sostato a lungo sui testi evangelici, per imparare a vivere in modo fedele un’esistenza degna di essere vissuta: una vita a imitazione di Gesรน. Le meditazioni sul vangelo di Giovanni, che egli ha realizzato in Terra santa, possono essere considerate come un insieme di lezioni di vita cristiana, una raccolta di indicazioni pedagogiche per imparare, giorno dopo giorno, a seguire il Signore nella propria condizione di vita, in ascolto delle reali esigenze del mondo d’oggi.
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