Charles de Foucauld – Commento al Vangelo del 10 maggio 2026

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VI Domenica di Pasqua – Anno A

«Colui che possiede i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama».

Come sei buono, mio Dio, a ripeterci senza stancarti ciò che è più importante per le nostre anime… a darci questi principi generali adatti a regolare tutta la nostra vita, questi principi che con una parola illuminano tutta la nostra strada sulla terra e servono da direzione a tutti i nostri passi…

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Come sei buono a perseguire così costantemente, «fino alla fine»[1], così come «ci ami», non solo fino all’ultimo estremo, ma fino all’ultimo minuto e fino a questa notte funebre, il tuo unico scopo, il compimento del tuo solo desiderio («Cosa voglio se non che si accenda?») di accendere nei nostri cuori questo fuoco dell’amore di Dio che «sei venuto a portare sulla terra!»…

Lo accendi qui sia gettandoci nell’obbedienza, inseparabile dall’amore, sia insegnandoci con una dichiarazione della tua parola infallibile (e senza che abbiamo bisogno di ragionamento per saperlo), che il marchio, il segno, la prova dell’amore perfetto per Dio, è l’obbedienza perfetta alla sua Volontà.

Obbediamo a Dio, se lo amiamo, questo ci è non solo dolce, non solo facile, ma è per noi un bisogno, una necessità… Quando si ama si ha sete di obbedire: ci si annienta in un’adorazione infinita davanti all’essere amato; si adotta in tutto, a occhi chiusi, o aperti solo per un’adorazione senza limiti, tutti i pensieri, tutte le volontà, tutti i modi di fare del Beneamato; ci si vuole perdere in Lui, fondersi in Lui, «non vivere più in sé, ma in Colui che si ama» (San Giovanni della Croce), scomparire in Lui; ciascuno di questi bisogni dell’amore, bisogni inseparabili dalla sua natura, racchiudono l’obbedienza perfetta, quando l’amore si rivolge al solo essere che si possa amare perfettamente, all’Essere perfetto.[2]

[1] Gv 13,1.

[2] M/487, su Gv 14,16-21, in C. de Foucauld, Stabilirci nell’amore di Dio. Meditazioni sul Vangelo secondo Giovanni, Centro Ambrosiano, Milano 2025, 143-144.

Traduzione a cura delle Discepole del Vangelo.

Nota su Charles de Foucauld

La vicenda spirituale di Charles de Foucauld (1858-1916) continua anche oggi ad essere motivo di interesse diffuso tra cristiani e non cristiani, poiché si affida a valori umani sempre più cercati, diventati ormai rari nelle nostre comunità civili: il primato di Dio, le relazioni umane, la cura del prossimo, la qualità della vita ordinaria.Il vangelo rimane la parola più autorevole per introdurre il credente ad una vita autentica. Charles de Foucauld ha sostato a lungo sui testi evangelici, per imparare a vivere in modo fedele un’esistenza degna di essere vissuta: una vita a imitazione di Gesù. Le meditazioni sul vangelo di Giovanni, che egli ha realizzato in Terra santa, possono essere considerate come un insieme di lezioni di vita cristiana, una raccolta di indicazioni pedagogiche per imparare, giorno dopo giorno, a seguire il Signore nella propria condizione di vita, in ascolto delle reali esigenze del mondo d’oggi.

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