Gesù luce del mondo
Letture: Is 8,23-9,3; 1 Cor 1,10-13.17; Mt 4,12-23
Gesù illumina la nostra vita
Spesso ci troviamo davvero nelle tenebre: tenebre di mancanza di senso, tenebre di violenza, di ingiustizia, di sofferenza, di morte. Siamo come gli Israeliti, umiliati e oppressi dall’occupazione assira, nel 732 a.C., a cui si rivolge Isaia nella prima Lettura (Is 8,23-9,3). È ad essi che il profeta annuncia quella “grande luce” che, ci dice Matteo nel Vangelo(Mt 4,12-23), è Cristo Signore, “luce del mondo” (Lc 1,78; Gv 3,19; 8,12…), “sole che sorge per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte” (Lc 1,78-79).
Ma Gesù non viene solo a portarci la salvezza escatologica: ci illumina già oggi, è già oggi la nostra grande gioia. Egli infatti non predica un Regno futuro, ma, come ci annuncia il Vangelo, un Regno “vicino” ad ogni uomo già nel presente (Mt 4,12). “La fede cristiana non risponde… assicurando semplicemente che tutto continuerà dopo la fine del tempo, che tutto ci verrà restituito; sarebbe una risposta incompleta. La fede cristiana afferma che l’eternità, la vita nuova, vera e definitiva è già entrata con la Pasqua di Cristo nella mia esperienza, è da me vissuta qui e adesso” (C. M. Martini).
Purtroppo abbiamo perso, nello stantio ripetere di concetti stereotipati, l’esplosiva novità di questo annuncio! Per un attimo immaginiamo, noi così pronti a correre dietro a questo o quel santone o terapeuta o guru che ci promettono guarigione e felicità, di incontrare nella nostra vita Uno che ci annuncia che siamo figli amatissimi di un Padre tenerissimo, Uno che si china su di noi guarendo le nostre infermità, risuscitando i morti, annunciando libertà e giustizia per i poveri, dando infine la sua vita per noi, per farci diventare partecipi della vita stessa di Dio; e immaginiamo di scoprire che Costui che ci sana, che ci riempie di gioia con la sua parola, che tanto dimostra d’amarci, è Dio stesso, che si china sul nostro letto di dolore, che scende con noi nella nostra stessa tomba! Quale gioia dirompente, quale festa immensa, quale clamore di canti e di danze, quale felicità impazzita ciò provocherebbe in noi! Ebbene, questo è realtà in Gesù Cristo, la “grande luce che si è levata sulle ombre di morte” (Mt 4,16) per noi oggi! Dobbiamo davvero tradurre ciò che crediamo con la mente in palpito esistenziale, a trasportare la verità accolta con la ragione in emozione profonda, che esploda nei meandri della psiche liberandola e riappacificandola nell’intimo.
Chiamati a portare la luce di Cristo
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Il Vangelo, presentandoci la vocazione dei primi discepoli, proclama che siamo chiamati a lasciarci conquistare con prontezza dalla luce di Cristo (Mt 4,18-21): e la seconda Lettura ci ricorda che dall’unica luce di Cristo deve sgorgare la nostra comunione fraterna, la nostra “perfetta unione di pensiero e di intenti” (1 Cor 1,10-13.17).
Consanguinei di Cristo e di tutti gli uomini
Ogni Eucarestia è contatto intimo con Cristo – luce, è “full immersion” in lui, nella sua salvezza e nella sua gioia. Ma ogni Eucarestia ci costituisce anche un solo corpo in Cristo e fermento di unità per tutto il genere umano (1 Cor 10,16-17). Scriveva Tommaso d’Acquino: “La «res» (ndr: l’essenziale) dell’Eucarestia è l’unità del corpo mistico”. “«Consanguinei» di Cristo, «incorporati» in lui, «innestati» sul suo corpo, una «sola pianta», un «solo essere» con lui, i fedeli sono pure «membra gli uni degli altri»… L’Eucarestia rinnova, conferma, approfondisce la «consostanzialità», l’unità ontologica di tutti gli esseri umani. Tutti formano un solo essere cristico, una stessa vita attraverso il tempo e lo spazio. In tal modo l’Eucarestia fonda la «cattolicità» della Chiesa, il suo essere «kat’holon», secondo il tutto, secondo la pienezza di una verità che è vita e amore” (O. Clément). È questa “la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1,9), che ogni Eucarestia offre all’umanità triste e frantumata.
Il commento alle letture della domenica a cura di Carlo Miglietta, biblista; il suo sito è “Buona Bibbia a tutti“.
