Alle ore 9 di questa mattina, nellโAula Paolo VI, il Predicatore della Casa Pontificia, lโEm.mo Card. Raniero Cantalamessa, O.F.M. Cap., ha tenuto la prima Predica di Quaresima.
Tema delle meditazioni quaresimali รจ il seguente: “Chi ha orecchi ascolti ciรฒ che lo Spirito dice alle Chiese” โ Un piccolo contributo ai lavori del Sinodo.
Le successive prediche di Quaresima avranno luogo venerdรฌ 24, e 31 marzo.
Abbiamo bisogno della teologia!
Per la vostra e la mia consolazione, Santo Padre, Venerabili Padri, fratelli e sorelle, questa meditazione sarร centrata tutta e solo su Dio. La teologia, cioรจ il discorso su Dio, non puรฒ rimanere estranea alla realtร del Sinodo, come non puรฒ rimanere estranea a ogni altro momento della vita della Chiesa. Senza la teologia, la fede diventerebbe facilmente morta ripetizione; mancherebbe dello strumento principale per la sua inculturazione.
Per assolvere questo compito, la teologia ha bisogno, essa stessa, di un rinnovamento profondo. Quello di cui il popolo di Dio ha bisogno รจ una teologia che non parli di Dio sempre e soltanto โin terza personaโ, con categorie mutuate spesso dal sistema filosofico del momento, incomprensibili fuori della ristretta cerchia degli โiniziatiโ. ร scritto che โil Verbo si รจ fatto carneโ, ma in teologia, spesso il Verbo si รจ fatto solo idea! Karl Barth auspicava lโavvento di una teologia โcapace di essere predicataโ, ma questo auspicio mi sembra lontano dallโessersi ancora realizzato. San Paolo ha scritto:
Lo Spirito conosce bene ogni cosa, anche le profonditร di Dioโฆ. I segreti di Dio nessuno li ha mai conosciuti se non lo Spirito di Dio. Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere ciรฒ che Dio ci ha donato (1 Cor 2, 10-12).
Ma dove trovare ormai una teologia che faccia leva sullo Spirito Santo, piรน che su categorie di sapienza umana, per conoscere โle profonditร di Dioโ? Bisogna, per questo, ricorrere a materie dette โopzionaliโ: alla โTeologia spiritualeโ, oppure alla โTeologia pastoraleโ. Henri de Lubac ha scritto: โIl ministero della predicazione non รจ la volgarizzazione di un insegnamento dottrinale in forma piรน astratta, che sarebbe ad esso anteriore e superiore. ร, al contrario, lโinsegnamento dottrinale stesso, nella sua forma piรน alta. Questo era vero della prima predicazione cristiana, quella degli apostoli, ed รจ vero ugualmente della predicazione di coloro che sono ad essi succeduti nella Chiesa: i Padri, i Dottori e i nostri Pastori nellโora presenteโ .
Sono convinto che non cโรจ alcun contenuto della fede, per quanto elevato, che non possa essere reso comprensibile a ogni intelligenza aperta alla veritร . Se cโรจ una cosa che possiamo imparare dai Padri della Chiesa รจ che si puรฒ essere profondi senza essere oscuri. San Gregorio Magno dice che la Sacra Scrittura รจ โsemplice e profonda, come un fiume in cui, per cosรฌ dire, un agnello puรฒ camminare e un elefante puรฒ nuotareโ . La teologia dovrebbe ispirarsi a questo modello. Ognuno dovrebbe potervi trovare pane per i suoi denti: il semplice, il suo nutrimento e il dotto, cibo raffinato per il suo palato. Senza contare che spesso viene rivelato ai โpiccoliโ quello che rimane nascosto โai sapienti e gli intelligentiโ.
Ma chiedo scusa che sto tradendo la mia promessa iniziale. Non รจ un discorso sul rinnovamento della teologia che intendo fare in questa sede. Non avrei alcun titolo per farlo. Vorrei piuttosto mostrare come la teologia, intesa nel senso accennato, puรฒ contribuire a presentare in modo significativo il messaggio evangelico allโuomo dโoggi e a dare linfa nuova alla nostra fede e alla nostra preghiera.
La notizia piรน bella che la Chiesa ha il compito di far risuonare nel mondo, quella che ogni cuore umano attende di sentire, รจ: โDio ti ama!โ Questa certezza deve scardinare e sostituire quella che ci portiamo dentro da sempre: โDio ti giudica!โ La solenne affermazione di Giovanni: โDio รจ amoreโ (1 Gv 4,8) deve accompagnare, come una nota di fondo, ogni annuncio cristiano, anche quando dovrร ricordare, come fa il Vangelo, le esigenze pratiche di questo amore.
Quando invochiamo lo Spirito Santo โ anche nella presente occasione del Sinodo โ noi pensiamo in primo luogo allo Spirito Santo come luce che ci illumina sulle situazioni e ci suggerisce le soluzioni giuste. Pensiamo meno allo Spirito Santo come amore; invece รจ questa la prima e piรน essenziale operazione dello Spirito di cui la Chiesa ha bisogno. Solo la caritร edifica; la conoscenza โ anche quella teologica, giuridica ed ecclesiastica โ spesso non fa che gonfiare e dividere. Se ci domandiamo perchรฉ siamo cosรฌ ansiosi di conoscere (e oggi, cosรฌ eccitati alla prospettiva dellโintelligenza artificiale!) e cosรฌ poco, invece, preoccupati di amare, la risposta รจ semplice: รจ che la conoscenza si traduce in potere, lโamore invece in servizio!
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Lo stesso Henri de Lubac ha scritto: โOccorre che il mondo lo sappia: la rivelazione del Dio Amore sconvolge tutto quello che esso aveva concepito della divinitร โ . A tuttโoggi non abbiamo finito (nรฉ si finirร mai) di trarre tutte le conseguenze dalla rivoluzione evangelica su Dio come amore. In questa meditazione vorrei mostrare come, partendo dalla rivelazione di Dio come amore, si illuminano di luce nuova i principali misteri della nostra fede: la Trinitร , lโIncarnazione e la Passione di Cristo e diventa meno difficile farli comprendere dalla gente. Quando san Paolo definisce i ministri di Cristo โdispensatori dei misteri di Dioโ (1 Cor 4,1), intende questi misteri della fede, non si riferisce a dei riti e neppure in primo luogo ai sacramenti.
Perchรฉ la Trinitร
Iniziamo dal mistero della Trinitร : perchรฉ noi cristiani crediamo che Dio รจ uno e trino? Mi sono trovato piรน di una volta a predicare la parola di Dio a cristiani che vivono in paesi a maggioranza islamica, nei quali, tuttavia, cโรจ una relativa tolleranza e possibilitร di dialogo, come avviene negli Emirati Arabi. Sono persone, per lo piรน immigrati, impiegati come mano dโopera. Essi mi hanno chiesto a volte cosa rispondere alla domanda che viene loro rivolta nei luoghi di lavoro: โPerchรฉ voi cristiani dite di essere dei monoteisti, se non credete in un Dio unico e solo?โ
Dico cosa ho consigliato loro di rispondere, perchรฉ รจ la spiegazione che dovremmo dare a noi stessi e a chi ci interroga sullo stesso problema. Noi crediamo in un Dio uno e trino perchรฉ crediamo che Dio รจ amore. Ogni amore รจ amore di qualcuno, o di qualcosa; non si dร un amore a vuoto, senza oggetto, come non si dร conoscenza che non sia conoscenza di qualcuno o di qualcosa.
Orbene, chi ama Dio per essere definito amore? Lโuniverso? Lโumanitร ? Ma allora รจ amore solo da qualche decina di miliardi di anni, da quando cioรจ esiste lโuniverso fisico e lโumanitร . Prima di allora chi amava Dio per essere lโamore, dal momento che Dio non puรฒ cambiare e cominciare ad essere ciรฒ che in precedenza non era? I pensatori greci, concependo Dio soprattutto come โpensieroโ, potevano rispondere, come fa Aristotele nella sua Metafisica: Dio pensava se stesso; era โpuro pensieroโ, โpensiero di pensieroโ . Ma questo non รจ piรน possibile, nel momento in cui si dice che Dio รจ amore, perchรฉ il โpuro amore di se stessoโ sarebbe solo egoismo o narcisismo.
Ed ecco la risposta della rivelazione, definita nel concilio di Nicea del 325. Dio รจ amore da sempre, ab aeterno, perchรฉ prima ancora che esistesse un oggetto fuori di sรฉ da amare, aveva in se stesso il Verbo, โil Figlio unigenitoโ che amava con un amore infinito che รจ lo Spirito Santo.
Tutto questo non spiega come lโunitร possa essere contemporaneamente trinitร , mistero inconoscibile da noi perchรฉ avviene solo in Dio. Ci aiuta perรฒ a intuire perchรฉ in Dio lโunitร deve essere anche comunione e pluralitร . Dio รจ amore: perciรฒ รจ Trinitร ! Un Dio che fosse pura conoscenza o pura legge, o potere assoluto, non avrebbe certamente bisogno di essere trino. Questo anzi complicherebbe le cose. Nessun triumvirato e nessuna diarchia sono mai durati a lungo nella storia!
Anche i cristiani credono dunque nellโunitร di Dio e sono perciรฒ monoteisti; unโunitร , perรฒ, non matematica e numerica, ma dโamore e di comunione. Se cโรจ qualcosa che lโesperienza dellโannuncio dimostra essere ancora capace di aiutare gli uomini dโoggi, se non a spiegare, almeno a farsi unโidea della Trinitร , questo, ripeto, รจ proprio quello che fa perno sullโamore. Dio รจ โatto puroโ e questo atto รจ un atto dโamore, dal quale emergono, simultaneamente e ab aeterno, un amante, un amato e lโamore che li unisce.
Il mistero dei misteri non รจ, a pensarci bene, la Trinitร , ma capire cosโรจ in realtร lโamore! Essendo esso lโessenza stessa di Dio, non ci sarร dato di capire appieno cosโรจ lโamore neppure nella vita eterna. Ci sarร dato, tuttavia, qualcosa di meglio che conoscerlo, e cioรจ possederlo e saziarcene eternamente. Non si puรฒ abbracciare lโoceano, ma vi si puรฒ entrare dentro!
Perchรฉ lโincarnazione?
Passiamo allโaltro grande mistero da credere e da annunciare al mondo: lโIncarnazione del Verbo. Alla luce della rivelazione di Dio come amore, anchโesso, vedremo, acquista una nuova dimensione. Domando perdono se in questa parte chiedo forse uno sforzo di attenzione superiore a quello che รจ lecito chiedere agli ascoltatori in una predica, ma credo che lo sforzo valga la pena di essere fatto almeno una volta in vita.
Ripartiamo dalla famosa domanda di santโAnselmo (1033-1109): โPerchรฉ Dio si รจ fatto uomo?โ Cur Deus homo? ร nota la sua risposta. ร perchรฉ solamente uno che fosse nello stesso tempo uomo e Dio poteva riscattarci dal peccato. Come uomo, infatti, egli poteva rappresentare tutta lโumanitร e, come Dio, quello che faceva aveva un valore infinito, proporzionato al debito che lโuomo aveva contratto con Dio peccando.
La risposta di santโAnselmo รจ perennemente valida, ma non รจ lโunica possibile, e neppure del tutto soddisfacente. Nel credo professiamo che il Figlio di Dio si รจ fatto carne โper noi uomini e per la nostra salvezzaโ, ma non si limita la nostra salvezza alla sola remissione dei peccati, tanto meno di un peccato particolare, quello originale. Resta spazio, dunque, per un approfondimento della fede.
ร quello che cerca di fare il beato Duns Scoto (1265 โ 1308). Dio โ dice โ si รจ fatto uomo perchรฉ questo era il progetto divino originario, anteriore alla stessa caduta: che, cioรจ, il mondo โ creato โper mezzo di Cristo e in vista di luiโ (Col 1, 16) โ trovasse in lui, โnella pienezza dei tempiโ, il suo coronamento e la sua ricapitolazione (Ef 1,10).
Dio, scrive Scoto, โanzitutto ama se stesso; poi โvuole essere amato da qualcuno che lo ami in grado sommo fuori di se stessoโ; perciรฒ โprevede lโunione con la natura che doveva amarlo in grado sommoโ. Questo amante perfetto non poteva essere nessuna creatura, essendo finita, ma solo il Verbo eterno. Questi perciรฒ si sarebbe incarnato โanche se nessuno avesse peccatoโ . Il peccato di Adamo non ha determinato il fatto stesso dellโincarnazione, ma solo la sua modalitร di espiazione mediante la passione e la morte.
Allโinizio di tutto cโรจ ancora, purtroppo, in Scoto, come si vede, un Dio da amare piรน che un Dio che ama. ร un residuo della visione filosofica del Dio โmotore immobileโ, che puรฒ essere amato, ma non puรฒ amare. โDio โ aveva scritto Aristotele โ muove il mondo in quanto รจ amatoโ, cioรจ in quanto oggetto dโamore, non in quando ama . In linea con la visione occidentale della Trinitร , Scoto pone la natura divina, non la persona del Padre, allโinizio del discorso su Dio. E la natura, a differenza della persona, non รจ un soggetto che ama! In ciรฒ i nostri fratelli ortodossi, eredi dei Padri greci, hanno visto piรน giusto di noi latini.
Su questo punto, la Scrittura ci chiama tutti, credo, a fare oggi un passo avanti, anche rispetto a Scoto, sempre consapevoli, tuttavia, che le nostre affermazioni su Dio altro non sono che labili segni tracciati col dito sulla superficie dellโoceano. Dio Padre decide lโincarnazione del Verbo non perchรฉ vuole avere fuori di sรฉ qualcuno che lo ami in modo degno di sรฉ, ma perchรฉ vuole avere fuori di sรฉ qualcuno da amare in modo degno di sรฉ! Non per ricevere amore, ma per effonderlo. Presentando Gesรน al mondo, nel Battesimo e nella Trasfigurazione, il Padre celeste dice: โQuesti รจ il Figlio mio, lโamatoโ (Mc 1, 11; 9,7); non dice: โlโamanteโ, ma โlโamatoโ.
Solo il Padre, nella Trinitร (e in tutto lโuniverso!), non ha bisogno di essere amato per esistere; ha bisogno soltanto di amare. Questo รจ ciรฒ che garantisce il ruolo del Padre come fonte e origine unica della Trinitร , mantenendo, nello stesso tempo, la perfetta uguaglianza di natura tra le tre divine persone. Cโรจ, allโorigine di tutto, la folgorante intuizione di Agostino e della scuola nata da lui. Essa definisce il Padre come lโamante, il Figlio come lโamato e lo Spirito Santo come lโamore che li unisce . In ciรฒ anche noi Latini abbiamo qualcosa di prezioso e di essenziale da offrire per una sintesi ecumenica. Grazie a Dio, una piena riconciliazione tra le due teologie non sembra piรน tanto difficile e lontana, ciรฒ che segnerebbe un passo avanti decisivo verso lโunitร delle Chiese.
Perchรฉ la passione?
Veniamo ora al terzo grande mistero: la passione di Cristo che ci apprestiamo a celebrare a Pasqua. Vediamo come, partendo dalla rivelazione di Dio come amore, anchโesso si illumina di luce nuova. โDalle sue piaghe siete stati guaritiโ: con queste parole, dette del Servo di Jahvรจ (Is 53, 5-6), la fede della Chiesa ha espresso il significato salvifico della morte di Cristo (1 Pt 2,24). Ma possono piaghe, croce e dolore โ fatti negativi e, come tali, solo privazione di bene โ produrre una realtร positiva qual รจ la salvezza di tutto il genere umano? La veritร รจ che noi non siamo stati salvati dal dolore di Cristo, ma dal suo amore! Piรน precisamente, dallโamore che si esprime nel sacrificio di se stesso. Dallโamore crocifisso!
Ad Abelardo che, giร a suo tempo, trovava ripugnante lโidea di un Dio che si โcompiaceโ della morte del Figlio, san Bernardo rispondeva: โNon fu la sua morte che gli piacque, ma la sua volontร di morire spontaneamente per noiโ: โNon mors, sed voluntas placuit sponte morientisโ .
Il dolore di Cristo conserva tutto il suo valore e la Chiesa non smetterร mai di meditare su di esso: non, perรฒ, come causa, per se stesso, di salvezza, ma come segno e dimostrazione dellโamore: โDio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo รจ morto per noi (Rom 5,8). La morte รจ il segno, lโamore il significato. Lโevangelista san Giovanni pone come una chiave di lettura allโinizio del suo racconto della Passione: โAvendo amato i suoi che erano nel mondo, li amรฒ sino alla fineโ (Gv 13, 1).
Questo toglie alla passione di Cristo una connotazione che ha sempre lasciato perplessi e insoddisfatti: lโidea, cioรจ, di un prezzo e di un riscatto da pagare a Dio (o, peggio, al demonio!), di un sacrificio con cui placare lโira divina. In realtร , รจ piuttosto Dio che ha fatto il grande sacrificio di darci il suo Figlio, di non โrisparmiarseloโ, come Abramo fece il sacrificio di non risparmiarsi il figlio Isacco (Gen 22, 16; Rom 8, 32). Dio รจ piรน il soggetto che il destinatario del sacrificio della croce!
Un amore degno di Dio
Adesso dobbiamo vedere cosa cambia nella nostra vita la veritร che abbiamo contemplato nei misteri di Trinitร , Incarnazione e Passione di Cristo. E qui ci aspetta la sorpresa che non manca mai quando si cerca di approfondire i tesori della fede cristiana. La sorpresa รจ scoprire che, grazie alla nostra incorporazione a Cristo, anche noi possiamo amare Dio con un amore infinito, degno di lui!
San Paolo scrive che: โLโamore di Dio รจ stato riversato nei nostri cuoriโ (Rom 5,5). Lโamore che รจ stato riversato in noi รจ quello stesso con cui il Padre, da sempre, ama il Figlio, non un amore diverso! โIo in loro e tu in me -dice Gesรบ al Padre- perchรฉ lโamore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loroโ (Gv 17, 23. 26). Notare: โlโamore con cui mi hai amatoโ, non uno diverso. ร un traboccare dellโamore divino dalla Trinitร a noi. Dio comunica allโanima โscrive san Giovanni della Croce โ โlo stesso amore che comunica al Figlio, anche se ciรฒ non avviene per natura, come nel caso del Figlio, ma per unioneโ .
La conseguenza รจ che noi possiamo amare il Padre con lโamore con cui lo ama il Figlio e possiamo amare Gesรน con lโamore con cui lo ama il Padre. Tutto, grazie allo Spirito Santo che รจ quello stesso amore. Cosa diamo, allora, a Dio di nostro, quando gli diciamo: โTi amo!โ? Nientโaltro che lโamore che riceviamo da lui! Nulla dunque, assolutamente, da parte nostra? ร forse il nostro amore per Dio nientโaltro che un โrimbalzareโ del suo stesso amore verso di lui, come lโeco che rimanda il suono alla sua sorgente?
Non in questo caso! Lโeco del suo amore ritorna a Dio dalla cavitร del nostro cuore, ma con una novitร che per Dio รจ tutto: il profumo della nostra libertร e della nostra gratitudine di figli! Tutto questo si realizza, in modo esemplare, nellโEucaristia. Cosa facciamo in essa, se non offrire al Padre, come โnostro sacrificioโ, quello che, in realtร , il Padre stesso ha donato a noi, e cioรจ il suo Figlio Gesรน?
Noi possiamo dire a Dio Padre: โPadre, ti amo con lโamore con cui ti ama il tuo Figlio Gesรน!โ E dire a Gesรน: โGesรน, ti amo con lโamore con cui ti ama il Padre tuo celesteโ. E sapere con certezza che non รจ una pia illusione! Ogni volta che, pregando, cerco di farlo io stesso, mi torna alla mente lโepisodio di Giacobbe che si presenta al padre Isacco per ricevere la benedizione, spacciandosi per il fratello maggiore (Gen 27, 1-23). E cerco di immaginare quello che potrebbe dire tra sรฉ Dio Padre, in quel momento: โVeramente, la voce non รจ proprio quella del mio Figlio primogenito; ma le mani, i piedi e tutto il corpo sono le stesse che mio Figlio ha preso sulla terra e ha portato quassรน in cieloโ.
E sono sicuro che mi benedice, come Isacco benedisse Giacobbe! E benedice, tutti voi Venerabili Padri, fratelli e sorelle. ร lo splendore della nostra fede di cristiani. Speriamo di essere in grado di trasmetterne qualche frammento agli uomini e alle donne del nostro tempo, che sono assetati dโamore, ma ne ignorano la sorgente.
1.H. de Lubac, Exรฉgรจse mรฉdiรจvale, I, 2, Parigi 1959, p. 670.
2.Gregorio Magno, Moralia in Job, Epist. Missoria, 4 (PL 75, 515).
3.Henri de Lubac, Histoire et Esprit, Aubier, Paris 1950.
4.Aristotele, Metafisica, XII,7, 1072b.
5.Duns Scoto, Opus Parisiense, III, d. 7, q. 4 (Opera omnia, XXIII, Parigi 1894, p. 303).
6.Aristotele, Metafisica, XII,7, 1072b.
7.Agostino, De Trinitate,VIII, 9,14; IX, 2,2; XV,17,31; Riccardo di San Vittore, De Trin. III,2.18; Bonaventura, I Sent. d. 13, q.1.
8.Bernardo di Chiaravalle, Contro gli errori di Abelardo, VIII, 21-22: โNon mors, sed voluntas placuit sponte morientisโ.
9.Giovanni della Croce, Cantico spirituale A, strofa 38, 4.


