Card. Raniero Cantalamessa – Terza Predica di Quaresima in Vaticano – 17 Marzo 2023

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Alle ore 9 di questa mattina, nellโ€™Aula Paolo VI, il Predicatore della Casa Pontificia, lโ€™Em.mo Card. Raniero Cantalamessa, O.F.M. Cap., ha tenuto la prima Predica di Quaresima.

Tema delle meditazioni quaresimali รจ il seguente: “Chi ha orecchi ascolti ciรฒ che lo Spirito dice alle Chiese” โ€“ Un piccolo contributo ai lavori del Sinodo.

Le successive prediche di Quaresima avranno luogo venerdรฌ 24, e 31 marzo.

Abbiamo bisogno della teologia!

Per la vostra e la mia consolazione, Santo Padre, Venerabili Padri, fratelli e sorelle, questa meditazione sarร  centrata tutta e solo su Dio. La teologia, cioรจ il discorso su Dio, non puรฒ rimanere estranea alla realtร  del Sinodo, come non puรฒ rimanere estranea a ogni altro momento della vita della Chiesa. Senza la teologia, la fede diventerebbe facilmente morta ripetizione; mancherebbe dello strumento principale per la sua inculturazione.

Per assolvere questo compito, la teologia ha bisogno, essa stessa, di un rinnovamento profondo. Quello di cui il popolo di Dio ha bisogno รจ una teologia che non parli di Dio sempre e soltanto โ€œin terza personaโ€, con categorie mutuate spesso dal sistema filosofico del momento, incomprensibili fuori della ristretta cerchia degli โ€œiniziatiโ€. รˆ scritto che โ€œil Verbo si รจ fatto carneโ€, ma in teologia, spesso il Verbo si รจ fatto solo idea! Karl Barth auspicava lโ€™avvento di una teologia โ€œcapace di essere predicataโ€, ma questo auspicio mi sembra lontano dallโ€™essersi ancora realizzato. San Paolo ha scritto:

Lo Spirito conosce bene ogni cosa, anche le profonditร  di Dioโ€ฆ. I segreti di Dio nessuno li ha mai conosciuti se non lo Spirito di Dio. Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere ciรฒ che Dio ci ha donato (1 Cor 2, 10-12).

Ma dove trovare ormai una teologia che faccia leva sullo Spirito Santo, piรน che su categorie di sapienza umana, per conoscere โ€œle profonditร  di Dioโ€? Bisogna, per questo, ricorrere a materie dette โ€œopzionaliโ€: alla โ€œTeologia spiritualeโ€, oppure alla โ€œTeologia pastoraleโ€. Henri de Lubac ha scritto: โ€œIl ministero della predicazione non รจ la volgarizzazione di un insegnamento dottrinale in forma piรน astratta, che sarebbe ad esso anteriore e superiore. รˆ, al contrario, lโ€™insegnamento dottrinale stesso, nella sua forma piรน alta. Questo era vero della prima predicazione cristiana, quella degli apostoli, ed รจ vero ugualmente della predicazione di coloro che sono ad essi succeduti nella Chiesa: i Padri, i Dottori e i nostri Pastori nellโ€™ora presenteโ€ .

Sono convinto che non cโ€™รจ alcun contenuto della fede, per quanto elevato, che non possa essere reso comprensibile a ogni intelligenza aperta alla veritร . Se cโ€™รจ una cosa che possiamo imparare dai Padri della Chiesa รจ che si puรฒ essere profondi senza essere oscuri. San Gregorio Magno dice che la Sacra Scrittura รจ โ€œsemplice e profonda, come un fiume in cui, per cosรฌ dire, un agnello puรฒ camminare e un elefante puรฒ nuotareโ€ . La teologia dovrebbe ispirarsi a questo modello. Ognuno dovrebbe potervi trovare pane per i suoi denti: il semplice, il suo nutrimento e il dotto, cibo raffinato per il suo palato. Senza contare che spesso viene rivelato ai โ€œpiccoliโ€ quello che rimane nascosto โ€œai sapienti e gli intelligentiโ€.

Ma chiedo scusa che sto tradendo la mia promessa iniziale. Non รจ un discorso sul rinnovamento della teologia che intendo fare in questa sede. Non avrei alcun titolo per farlo. Vorrei piuttosto mostrare come la teologia, intesa nel senso accennato, puรฒ contribuire a presentare in modo significativo il messaggio evangelico allโ€™uomo dโ€™oggi e a dare linfa nuova alla nostra fede e alla nostra preghiera.

La notizia piรน bella che la Chiesa ha il compito di far risuonare nel mondo, quella che ogni cuore umano attende di sentire, รจ: โ€œDio ti ama!โ€ Questa certezza deve scardinare e sostituire quella che ci portiamo dentro da sempre: โ€œDio ti giudica!โ€ La solenne affermazione di Giovanni: โ€œDio รจ amoreโ€ (1 Gv 4,8) deve accompagnare, come una nota di fondo, ogni annuncio cristiano, anche quando dovrร  ricordare, come fa il Vangelo, le esigenze pratiche di questo amore.

Quando invochiamo lo Spirito Santo โ€“ anche nella presente occasione del Sinodo โ€“ noi pensiamo in primo luogo allo Spirito Santo come luce che ci illumina sulle situazioni e ci suggerisce le soluzioni giuste. Pensiamo meno allo Spirito Santo come amore; invece รจ questa la prima e piรน essenziale operazione dello Spirito di cui la Chiesa ha bisogno. Solo la caritร  edifica; la conoscenza โ€“ anche quella teologica, giuridica ed ecclesiastica โ€“ spesso non fa che gonfiare e dividere. Se ci domandiamo perchรฉ siamo cosรฌ ansiosi di conoscere (e oggi, cosรฌ eccitati alla prospettiva dellโ€™intelligenza artificiale!) e cosรฌ poco, invece, preoccupati di amare, la risposta รจ semplice: รจ che la conoscenza si traduce in potere, lโ€™amore invece in servizio!

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Lo stesso Henri de Lubac ha scritto: โ€œOccorre che il mondo lo sappia: la rivelazione del Dio Amore sconvolge tutto quello che esso aveva concepito della divinitร โ€ . A tuttโ€™oggi non abbiamo finito (nรฉ si finirร  mai) di trarre tutte le conseguenze dalla rivoluzione evangelica su Dio come amore. In questa meditazione vorrei mostrare come, partendo dalla rivelazione di Dio come amore, si illuminano di luce nuova i principali misteri della nostra fede: la Trinitร , lโ€™Incarnazione e la Passione di Cristo e diventa meno difficile farli comprendere dalla gente. Quando san Paolo definisce i ministri di Cristo โ€œdispensatori dei misteri di Dioโ€ (1 Cor 4,1), intende questi misteri della fede, non si riferisce a dei riti e neppure in primo luogo ai sacramenti.

Perchรฉ la Trinitร 

Iniziamo dal mistero della Trinitร : perchรฉ noi cristiani crediamo che Dio รจ uno e trino? Mi sono trovato piรน di una volta a predicare la parola di Dio a cristiani che vivono in paesi a maggioranza islamica, nei quali, tuttavia, cโ€™รจ una relativa tolleranza e possibilitร  di dialogo, come avviene negli Emirati Arabi. Sono persone, per lo piรน immigrati, impiegati come mano dโ€™opera. Essi mi hanno chiesto a volte cosa rispondere alla domanda che viene loro rivolta nei luoghi di lavoro: โ€œPerchรฉ voi cristiani dite di essere dei monoteisti, se non credete in un Dio unico e solo?โ€

Dico cosa ho consigliato loro di rispondere, perchรฉ รจ la spiegazione che dovremmo dare a noi stessi e a chi ci interroga sullo stesso problema. Noi crediamo in un Dio uno e trino perchรฉ crediamo che Dio รจ amore. Ogni amore รจ amore di qualcuno, o di qualcosa; non si dร  un amore a vuoto, senza oggetto, come non si dร  conoscenza che non sia conoscenza di qualcuno o di qualcosa.

Orbene, chi ama Dio per essere definito amore? Lโ€™universo? Lโ€™umanitร ? Ma allora รจ amore solo da qualche decina di miliardi di anni, da quando cioรจ esiste lโ€™universo fisico e lโ€™umanitร . Prima di allora chi amava Dio per essere lโ€™amore, dal momento che Dio non puรฒ cambiare e cominciare ad essere ciรฒ che in precedenza non era? I pensatori greci, concependo Dio soprattutto come โ€œpensieroโ€, potevano rispondere, come fa Aristotele nella sua Metafisica: Dio pensava se stesso; era โ€œpuro pensieroโ€, โ€œpensiero di pensieroโ€ . Ma questo non รจ piรน possibile, nel momento in cui si dice che Dio รจ amore, perchรฉ il โ€œpuro amore di se stessoโ€ sarebbe solo egoismo o narcisismo.

Ed ecco la risposta della rivelazione, definita nel concilio di Nicea del 325. Dio รจ amore da sempre, ab aeterno, perchรฉ prima ancora che esistesse un oggetto fuori di sรฉ da amare, aveva in se stesso il Verbo, โ€œil Figlio unigenitoโ€ che amava con un amore infinito che รจ lo Spirito Santo.

Tutto questo non spiega come lโ€™unitร  possa essere contemporaneamente trinitร , mistero inconoscibile da noi perchรฉ avviene solo in Dio. Ci aiuta perรฒ a intuire perchรฉ in Dio lโ€™unitร  deve essere anche comunione e pluralitร . Dio รจ amore: perciรฒ รจ Trinitร ! Un Dio che fosse pura conoscenza o pura legge, o potere assoluto, non avrebbe certamente bisogno di essere trino. Questo anzi complicherebbe le cose. Nessun triumvirato e nessuna diarchia sono mai durati a lungo nella storia!

Anche i cristiani credono dunque nellโ€™unitร  di Dio e sono perciรฒ monoteisti; unโ€™unitร , perรฒ, non matematica e numerica, ma dโ€™amore e di comunione. Se cโ€™รจ qualcosa che lโ€™esperienza dellโ€™annuncio dimostra essere ancora capace di aiutare gli uomini dโ€™oggi, se non a spiegare, almeno a farsi unโ€™idea della Trinitร , questo, ripeto, รจ proprio quello che fa perno sullโ€™amore. Dio รจ โ€œatto puroโ€ e questo atto รจ un atto dโ€™amore, dal quale emergono, simultaneamente e ab aeterno, un amante, un amato e lโ€™amore che li unisce.

Il mistero dei misteri non รจ, a pensarci bene, la Trinitร , ma capire cosโ€™รจ in realtร  lโ€™amore! Essendo esso lโ€™essenza stessa di Dio, non ci sarร  dato di capire appieno cosโ€™รจ lโ€™amore neppure nella vita eterna. Ci sarร  dato, tuttavia, qualcosa di meglio che conoscerlo, e cioรจ possederlo e saziarcene eternamente. Non si puรฒ abbracciare lโ€™oceano, ma vi si puรฒ entrare dentro!

Perchรฉ lโ€™incarnazione?

Passiamo allโ€™altro grande mistero da credere e da annunciare al mondo: lโ€™Incarnazione del Verbo. Alla luce della rivelazione di Dio come amore, anchโ€™esso, vedremo, acquista una nuova dimensione. Domando perdono se in questa parte chiedo forse uno sforzo di attenzione superiore a quello che รจ lecito chiedere agli ascoltatori in una predica, ma credo che lo sforzo valga la pena di essere fatto almeno una volta in vita.

Ripartiamo dalla famosa domanda di santโ€™Anselmo (1033-1109): โ€œPerchรฉ Dio si รจ fatto uomo?โ€ Cur Deus homo? รˆ nota la sua risposta. รˆ perchรฉ solamente uno che fosse nello stesso tempo uomo e Dio poteva riscattarci dal peccato. Come uomo, infatti, egli poteva rappresentare tutta lโ€™umanitร  e, come Dio, quello che faceva aveva un valore infinito, proporzionato al debito che lโ€™uomo aveva contratto con Dio peccando.

La risposta di santโ€™Anselmo รจ perennemente valida, ma non รจ lโ€™unica possibile, e neppure del tutto soddisfacente. Nel credo professiamo che il Figlio di Dio si รจ fatto carne โ€œper noi uomini e per la nostra salvezzaโ€, ma non si limita la nostra salvezza alla sola remissione dei peccati, tanto meno di un peccato particolare, quello originale. Resta spazio, dunque, per un approfondimento della fede.

รˆ quello che cerca di fare il beato Duns Scoto (1265 โ€“ 1308). Dio โ€“ dice โ€“ si รจ fatto uomo perchรฉ questo era il progetto divino originario, anteriore alla stessa caduta: che, cioรจ, il mondo โ€“ creato โ€œper mezzo di Cristo e in vista di luiโ€ (Col 1, 16) โ€“ trovasse in lui, โ€œnella pienezza dei tempiโ€, il suo coronamento e la sua ricapitolazione (Ef 1,10).

Dio, scrive Scoto, โ€œanzitutto ama se stesso; poi โ€œvuole essere amato da qualcuno che lo ami in grado sommo fuori di se stessoโ€; perciรฒ โ€œprevede lโ€™unione con la natura che doveva amarlo in grado sommoโ€. Questo amante perfetto non poteva essere nessuna creatura, essendo finita, ma solo il Verbo eterno. Questi perciรฒ si sarebbe incarnato โ€œanche se nessuno avesse peccatoโ€ . Il peccato di Adamo non ha determinato il fatto stesso dellโ€™incarnazione, ma solo la sua modalitร  di espiazione mediante la passione e la morte.

Allโ€™inizio di tutto cโ€™รจ ancora, purtroppo, in Scoto, come si vede, un Dio da amare piรน che un Dio che ama. รˆ un residuo della visione filosofica del Dio โ€œmotore immobileโ€, che puรฒ essere amato, ma non puรฒ amare. โ€œDio โ€“ aveva scritto Aristotele โ€“ muove il mondo in quanto รจ amatoโ€, cioรจ in quanto oggetto dโ€™amore, non in quando ama . In linea con la visione occidentale della Trinitร , Scoto pone la natura divina, non la persona del Padre, allโ€™inizio del discorso su Dio. E la natura, a differenza della persona, non รจ un soggetto che ama! In ciรฒ i nostri fratelli ortodossi, eredi dei Padri greci, hanno visto piรน giusto di noi latini.

Su questo punto, la Scrittura ci chiama tutti, credo, a fare oggi un passo avanti, anche rispetto a Scoto, sempre consapevoli, tuttavia, che le nostre affermazioni su Dio altro non sono che labili segni tracciati col dito sulla superficie dellโ€™oceano. Dio Padre decide lโ€™incarnazione del Verbo non perchรฉ vuole avere fuori di sรฉ qualcuno che lo ami in modo degno di sรฉ, ma perchรฉ vuole avere fuori di sรฉ qualcuno da amare in modo degno di sรฉ! Non per ricevere amore, ma per effonderlo. Presentando Gesรน al mondo, nel Battesimo e nella Trasfigurazione, il Padre celeste dice: โ€œQuesti รจ il Figlio mio, lโ€™amatoโ€ (Mc 1, 11; 9,7); non dice: โ€œlโ€™amanteโ€, ma โ€œlโ€™amatoโ€.

Solo il Padre, nella Trinitร  (e in tutto lโ€™universo!), non ha bisogno di essere amato per esistere; ha bisogno soltanto di amare. Questo รจ ciรฒ che garantisce il ruolo del Padre come fonte e origine unica della Trinitร , mantenendo, nello stesso tempo, la perfetta uguaglianza di natura tra le tre divine persone. Cโ€™รจ, allโ€™origine di tutto, la folgorante intuizione di Agostino e della scuola nata da lui. Essa definisce il Padre come lโ€™amante, il Figlio come lโ€™amato e lo Spirito Santo come lโ€™amore che li unisce . In ciรฒ anche noi Latini abbiamo qualcosa di prezioso e di essenziale da offrire per una sintesi ecumenica. Grazie a Dio, una piena riconciliazione tra le due teologie non sembra piรน tanto difficile e lontana, ciรฒ che segnerebbe un passo avanti decisivo verso lโ€™unitร  delle Chiese.

Perchรฉ la passione?

Veniamo ora al terzo grande mistero: la passione di Cristo che ci apprestiamo a celebrare a Pasqua. Vediamo come, partendo dalla rivelazione di Dio come amore, anchโ€™esso si illumina di luce nuova. โ€œDalle sue piaghe siete stati guaritiโ€: con queste parole, dette del Servo di Jahvรจ (Is 53, 5-6), la fede della Chiesa ha espresso il significato salvifico della morte di Cristo (1 Pt 2,24). Ma possono piaghe, croce e dolore โ€“ fatti negativi e, come tali, solo privazione di bene โ€“ produrre una realtร  positiva qual รจ la salvezza di tutto il genere umano? La veritร  รจ che noi non siamo stati salvati dal dolore di Cristo, ma dal suo amore! Piรน precisamente, dallโ€™amore che si esprime nel sacrificio di se stesso. Dallโ€™amore crocifisso!

Ad Abelardo che, giร  a suo tempo, trovava ripugnante lโ€™idea di un Dio che si โ€œcompiaceโ€ della morte del Figlio, san Bernardo rispondeva: โ€œNon fu la sua morte che gli piacque, ma la sua volontร  di morire spontaneamente per noiโ€: โ€œNon mors, sed voluntas placuit sponte morientisโ€ .

Il dolore di Cristo conserva tutto il suo valore e la Chiesa non smetterร  mai di meditare su di esso: non, perรฒ, come causa, per se stesso, di salvezza, ma come segno e dimostrazione dellโ€™amore: โ€œDio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo รจ morto per noi (Rom 5,8). La morte รจ il segno, lโ€™amore il significato. Lโ€™evangelista san Giovanni pone come una chiave di lettura allโ€™inizio del suo racconto della Passione: โ€œAvendo amato i suoi che erano nel mondo, li amรฒ sino alla fineโ€ (Gv 13, 1).

Questo toglie alla passione di Cristo una connotazione che ha sempre lasciato perplessi e insoddisfatti: lโ€™idea, cioรจ, di un prezzo e di un riscatto da pagare a Dio (o, peggio, al demonio!), di un sacrificio con cui placare lโ€™ira divina. In realtร , รจ piuttosto Dio che ha fatto il grande sacrificio di darci il suo Figlio, di non โ€œrisparmiarseloโ€, come Abramo fece il sacrificio di non risparmiarsi il figlio Isacco (Gen 22, 16; Rom 8, 32). Dio รจ piรน il soggetto che il destinatario del sacrificio della croce!

Un amore degno di Dio

Adesso dobbiamo vedere cosa cambia nella nostra vita la veritร  che abbiamo contemplato nei misteri di Trinitร , Incarnazione e Passione di Cristo. E qui ci aspetta la sorpresa che non manca mai quando si cerca di approfondire i tesori della fede cristiana. La sorpresa รจ scoprire che, grazie alla nostra incorporazione a Cristo, anche noi possiamo amare Dio con un amore infinito, degno di lui!

San Paolo scrive che: โ€œLโ€™amore di Dio รจ stato riversato nei nostri cuoriโ€ (Rom 5,5). Lโ€™amore che รจ stato riversato in noi รจ quello stesso con cui il Padre, da sempre, ama il Figlio, non un amore diverso! โ€œIo in loro e tu in me -dice Gesรบ al Padre- perchรฉ lโ€™amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loroโ€ (Gv 17, 23. 26). Notare: โ€œlโ€™amore con cui mi hai amatoโ€, non uno diverso. รˆ un traboccare dellโ€™amore divino dalla Trinitร  a noi. Dio comunica allโ€™anima โ€“scrive san Giovanni della Croce โ€“ โ€œlo stesso amore che comunica al Figlio, anche se ciรฒ non avviene per natura, come nel caso del Figlio, ma per unioneโ€ .

La conseguenza รจ che noi possiamo amare il Padre con lโ€™amore con cui lo ama il Figlio e possiamo amare Gesรน con lโ€™amore con cui lo ama il Padre. Tutto, grazie allo Spirito Santo che รจ quello stesso amore. Cosa diamo, allora, a Dio di nostro, quando gli diciamo: โ€œTi amo!โ€? Nientโ€™altro che lโ€™amore che riceviamo da lui! Nulla dunque, assolutamente, da parte nostra? รˆ forse il nostro amore per Dio nientโ€™altro che un โ€œrimbalzareโ€ del suo stesso amore verso di lui, come lโ€™eco che rimanda il suono alla sua sorgente?

Non in questo caso! Lโ€™eco del suo amore ritorna a Dio dalla cavitร  del nostro cuore, ma con una novitร  che per Dio รจ tutto: il profumo della nostra libertร  e della nostra gratitudine di figli! Tutto questo si realizza, in modo esemplare, nellโ€™Eucaristia. Cosa facciamo in essa, se non offrire al Padre, come โ€œnostro sacrificioโ€, quello che, in realtร , il Padre stesso ha donato a noi, e cioรจ il suo Figlio Gesรน?

Noi possiamo dire a Dio Padre: โ€œPadre, ti amo con lโ€™amore con cui ti ama il tuo Figlio Gesรน!โ€ E dire a Gesรน: โ€œGesรน, ti amo con lโ€™amore con cui ti ama il Padre tuo celesteโ€. E sapere con certezza che non รจ una pia illusione! Ogni volta che, pregando, cerco di farlo io stesso, mi torna alla mente lโ€™episodio di Giacobbe che si presenta al padre Isacco per ricevere la benedizione, spacciandosi per il fratello maggiore (Gen 27, 1-23). E cerco di immaginare quello che potrebbe dire tra sรฉ Dio Padre, in quel momento: โ€œVeramente, la voce non รจ proprio quella del mio Figlio primogenito; ma le mani, i piedi e tutto il corpo sono le stesse che mio Figlio ha preso sulla terra e ha portato quassรน in cieloโ€.

E sono sicuro che mi benedice, come Isacco benedisse Giacobbe! E benedice, tutti voi Venerabili Padri, fratelli e sorelle. รˆ lo splendore della nostra fede di cristiani. Speriamo di essere in grado di trasmetterne qualche frammento agli uomini e alle donne del nostro tempo, che sono assetati dโ€™amore, ma ne ignorano la sorgente.

1.H. de Lubac, Exรฉgรจse mรฉdiรจvale, I, 2, Parigi 1959, p. 670.
2.Gregorio Magno, Moralia in Job, Epist. Missoria, 4 (PL 75, 515).
3.Henri de Lubac, Histoire et Esprit, Aubier, Paris 1950.
4.Aristotele, Metafisica, XII,7, 1072b.
5.Duns Scoto, Opus Parisiense, III, d. 7, q. 4 (Opera omnia, XXIII, Parigi 1894, p. 303).
6.Aristotele, Metafisica, XII,7, 1072b.
7.Agostino, De Trinitate,VIII, 9,14; IX, 2,2; XV,17,31; Riccardo di San Vittore, De Trin. III,2.18; Bonaventura, I Sent. d. 13, q.1.
8.Bernardo di Chiaravalle, Contro gli errori di Abelardo, VIII, 21-22: โ€œNon mors, sed voluntas placuit sponte morientisโ€.
9.Giovanni della Croce, Cantico spirituale A, strofa 38, 4.