Ciรฒ che chiamiamo amore non sempre รจ amore
Commento al Vangelo a cura del Card. Angelo Comastri – Vicario Emerito di Sua Santitร per la Cittร del Vaticano – Arciprete Emerito della Basilica Papale di San Pietro.
Il Cardinale Angelo Comastri riflette sul significato di seguire Gesรน e di cosa significa “odiare” secondo il linguaggio usato da Gesรน nel Vangelo. Spiega che il verbo “odiare” usato da Gesรน non va inteso come un vero odio, ma come “amare di meno” o “mettere al secondo posto”. Questa espressione forte serve a indicare che il vero discepolo deve mettere Dio, e quindi Gesรน, al di sopra di ogni altro affetto, come il padre, la madre, i figli e perfino se stesso.
Il Cardinale sottolinea come questa messa al primo posto di Dio possa spaventare, perchรฉ sembra intimidatoria o concorrente ai nostri affetti, ma in realtร รจ la condizione imprescindibile per amare veramente. Solo mettendo Dio al primo posto si diventa capaci di amare autenticamente il prossimo, liberandosi dallโegoismo e dallโillusione di amare per interesse personale.
Cita anche alcune figure come Santa Teresa di Calcutta e scrittori come Francis Morial e Eric Fromm per rinforzare il concetto che solo Dio รจ il vero maestro dโamore, e che lโamore autentico รจ fedele, duraturo e sacrificato. Infine racconta lโesempio di San Francesco dโAssisi, che pur avendo un conflitto col padre, lo amava davvero, insegnando che lโamore vero va oltre lโorgoglio e lโegoismo.
Trascrizione del video
[Sia lodato Gesรน Cristo.]
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23ยช domenica. Il Vangelo di questa domenica inizia notando che molta gente andava dietro a Gesรน. Anche oggi sono molti coloro che camminano dietro a Gesรน, perรฒ si puรฒ seguire Gesรน con il cuore di Pietro o con il cuore di Giuda, con il cuore di Tommaso o con il cuore di Giovanni.
ร importante allora chiarire che cosa significa seguire Gesรน. Provvede Gesรน e dice: “Vedendo tanta gente, Gesรน si voltรฒ e disse: ‘Se uno viene a me e non odia tutti gli affetti precedenti, non puรฒ essere mio discepolo.'”
Sono parole dure e a prima vista incomprensibili sulla bocca di Gesรน. Come puรฒ Gesรน parlare di odio? Non รจ in contraddizione con se stesso? Evidentemente c’รจ un problema di linguaggio.
La lingua semitica, compresa la lingua aramaica, la lingua che Gesรน parlรฒ, sono lingue povere, povere di vocaboli. Per fare un esempio, la lingua aramaica ha 5500 vocaboli, mentre la lingua italiana ne ha piรน di 150.000. Pertanto le lingue povere di vocaboli hanno pochissime sfumature di pensiero.
Il semita รจ costretto a parlare per estremismi e cosรฌ parlava Gesรน per essere capito dai suoi ascoltatori. Gesรน non poteva fare diversamente.
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Fatta questa precisazione, รจ evidente che il verbo “odiare” va tradotto in linguaggio moderno con “amare di meno” o “mettere al secondo posto”.
La conferma di questa interpretazione l’abbiamo nel passo parallelo del Vangelo di Matteo. Infatti lo stesso pensiero di Gesรน Matteo lo esprime cosรฌ: “Chi ama il padre e la madre piรน di me non รจ degno di me.”
Perรฒ, anche chiarito il senso del verbo “odiare”, le parole di Gesรน restano forti, inquietanti, al punto che ci fanno paura. Come si fa a mettere Gesรน prima del padre, della madre, prima dei figli, prima di se stessi, prima di tutto?
Gesรน non chiede troppo. Purtroppo dietro questi interrogativi si nasconde una sottile paura, la paura che Dio diventi concorrente dei nostri affetti, quasi un ostacolo alla vita, quasi una presenza scomoda e schiacciante; potremmo definirla la paura di Dio.
Eppure questa paura non ha ragione di essere. Infatti Cristo ci chiede di amare Dio piรน del padre e della madre, perchรฉ solo amando Dio รจ possibile amare veramente il padre e la madre, lo sposo e la sposa, i figli e la stessa vita.
In altre parole Gesรน ci dice: “Voi spesso credete di volervi bene, invece negli altri cercate voi stessi.”
Quanto รจ vero, quanto รจ facile illudersi di volere bene? Quanto รจ facile illudersi di essere buoni.
Santa Teresa di Calcutta faceva notare: “L’amore vero non puรฒ finire.” Ogni tanto si sente dire: era finito l’amore e quindi pertanto sono lasciati. Non ho specifica, Maria Teresa dice: “L’amore vero non puรฒ finire. Se finisce non c’รจ mai stato.”
Ecco perchรฉ le parole di Gesรน illuminano il senso del vero amore.
L’amore, osservava Francis Morial, uno scrittore del secolo scorso, รจ diventato oggi una parola equivoca e fortemente inquinata.
L’amore possessivo non รจ vero amore. L’amore celebrale non รจ vero amore. L’amore senza fedeltร non รจ vero amore. L’amore senza sacrificio, senza disponibilitร al sacrificio, non รจ vero amore.
Per questo Gesรน, con decisione, propone la veritร che ci fa liberi. Ed รจ questa: solo Dio puรฒ insegnarci ad amare. Solo mettendo Dio al primo posto si รจ capaci di essere umani, veramente umani, e pertanto capaci di vero amore.
Eric Fromm ha detto: “Nel secolo XX hanno detto che รจ morto Dio, ma nel secolo XX purtroppo รจ morto l’uomo.”
E Maria Teresa conferma questa analisi quando esclama: “Dio mi ha insegnato ad amare, ho imparato da lui, soltanto da lui.” Ed รจ vero.
Chiediamoci allora che cosa significa mettere Cristo al primo posto.
Mettere Cristo al primo posto significa consegnarsi alla sua logica, al suo stile. Significa riconoscersi in lui. Siamo fatti per lui e riconoscerlo come senso, scopo, modello della nostra vita.
Dio al primo posto ci fa paura, ma Dio รจ amore infinito.
Amando Dio si recupera l’amore del prossimo, di tutto il prossimo. Perรฒ รจ un amore liberato, un amore disinquinato dall’egoismo e quindi dalle insidie della falsitร che sono tanto, tanto possibili.
Pascal poteva scrivere con ragione: “La veritร senza amore non รจ Dio e nessuno ha il dovere di inginocchiarsi davanti ad essa.”
E la grande veritร che ci ha svelato Gesรน รจ questa: Dio รจ amore. ร amore, notatelo. Pertanto รจ l’unico che puรฒ insegnarci ad amare.
La seconda lettura di questa domenica รจ una testimonianza concreta sulla veritร di questo Vangelo. ร tratta da una brevissima lettera scritta da San Paolo, scritta affinchรฉ lo schiavo Onesimo la presentasse al suo padrone di nome Filemone, dal quale lo schiavo era scappato.
Non sappiamo il motivo della fuga, sappiamo invece che Paolo difende lo schiavo e lo difende con parole toccanti. Scrive: “Io, Paolo, vecchio e ora prigioniero per Cristo Gesรน, ti prego per mio fratello che ho generato in catene; te l’ho rimandato, lui รจ il mio cuore.”
Se in qualche cosa ti ha offeso o ti รจ debitore, metti tutto sul mio conto. Lo scrivo di mio pugno, io Paolo pagherรฒ, pagherรฒ io stesso.
Parole umane calde che Paolo certamente ha imparato guardando la lezione di Dio, la lezione che si chiama Gesรน Cristo.
Questo breve biglietto di accompagnamento per uno schiavo fa parte dei libri ispirati.
ร un inno alla caritร concreta che ricorda ai cristiani che seguire Cristo significa veramente imparare ad amare.
Concludendo, mettere a primo posto Dio significa imparare ad amare veramente. L’esempio dei santi ne รจ la prova lampante e convincente.
Un ultimo esempio: nella vita di San Francesco d’Assisi ci fu un autentico scontro tra lui e il padre.
Viene la domanda: “Ma Francesco amava suo padre?”
Certamente lo amava e lo benediceva. Anche quando il padre lo malediceva, era il padre che non sapeva amare il figlio perchรฉ aveva il cuore pieno di orgoglio e di egoismo.
E dove c’รจ orgoglio e egoismo non c’รจ spazio per l’amore vero.
ร questa la grande lezione del Vangelo di oggi, una lezione da imparare ogni giorno. Lodato sia Gesรน Cristo.
