Dare a Dio quel che è di Dio: la riflessione del Card. Comastri
Nel video sottostante, il Cardinale Angelo Comastri propone una profonda riflessione evangelica a partire dalla celebre domanda rivolta a Gesù sul tributo a Cesare. Guarda il video per ascoltare l’omelia completa e approfondire il significato di questo insegnamento per la vita di tutti i giorni.
In un’epoca caratterizzata da continue tensioni, egoismi personali e smarrimento interiore, la parola del Vangelo torna a interrogarci sul senso autentico delle nostre scelte e delle nostre priorità. La celebre frase di Gesù, «Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio», non rappresenta soltanto un invito al rispetto dei doveri civici, ma una vera e propria indicazione per ritrovare l’armonia della nostra esistenza.
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Attraverso una vibrante meditazione, il Cardinale Angelo Comastri analizza le piaghe e le contraddizioni del mondo moderno — dall’orgoglio all’egoismo fino alla corruzione — mettendo a contrasto le scorciatoie umane con la risposta misericordiosa di Dio. Riconoscere il primato divino e donare a Dio ciò che Gli appartiene non è un privarsi di qualcosa, bensì l’unico modo per custodire la vera gioia e la dignità profonda dell’uomo.
Trascrizione del video
29ª Domenica. Sia lodato Gesù Cristo.
Norberto Bobbio è stato un pensatore ateo del secolo scorso. Egli tuttavia ha fatto un’osservazione estremamente giusta e ha detto: «Il mondo di oggi sembra un mattatoio». Infatti la storia umana è soltanto una serie di guerre assurde, assurde anche quelle che vengono combattute oggi. E risponde sempre lui, un ateo: sembra che nel mondo sia entrato un germe di follia, sembra che nel cuore degli uomini sia entrata un’infezione di cattiveria.
Ed è vero: nel mondo è entrato il peccato. Questa è l’infezione, e lo sappiamo soltanto noi credenti. L’umanità ha usato e spesso usa la libertà per ribellarci a Dio, e così si fa del male; questo è proprio il peccato. Il mondo pertanto non è più bello, ordinato, armonioso come quando uscì dalle mani di Dio.
Questo spiega perché Gesù, quando è entrato nel mondo, ha trovato tanta ostilità con il peccato. Infatti nel cuore degli uomini è entrato l’orgoglio, e l’orgoglio crea tensioni, rivalità, dispetti, violenze e guerre di ogni genere. Dio è infinitamente umile e, entrando in un mondo di orgogliosi, trova incomprensione e persecuzione. Ma la reazione di Dio non è la vendetta: la cattiveria si punisce da sola, ma la misericordia è l’unica ancora di salvezza.
Giustamente Giovanni Papini ha osservato: se in Dio ci fosse voglia di vendetta, saremmo tutti distrutti in un istante. Quanti Giuda dopo Giuda l’hanno tradito! Quanti Caifa dopo Caifa l’hanno umiliato! Quanti Pilato dopo Pilato l’hanno condannato! Ma Dio continua ad amarci e ci sfida con la sua infinita bontà, che brilla sulla croce e dalla croce fa nascere una nuova umanità. Questa nuova umanità si vede nei santi e avrà il trionfo finale nella storia.
Nel cuore dell’umanità è entrato l’egoismo, e l’egoismo crea sfruttamento, solitudine e tanta infelicità. «Non troverete mai un egoista felice», diceva Madre Teresa, che era una contestatrice dell’egoismo. Ma Dio è esattamente l’opposto dell’egoismo: Dio conosce soltanto il verbo donare e ci avverte che l’egoismo è un veleno che ci toglie la pace e la toglie anche a chi ci sta accanto. Tra Dio e gli egoisti c’è un abisso.
Con il peccato è entrata nel mondo l’impurità, è entrata la corruzione che trasforma il corpo umano in uno strumento di capriccio, fino alla nausea, alla volgarità e alla perdita della salute. Osservate le strade, osservate i luoghi di divertimento — che andrebbero chiamati luoghi di stordimento —, osservate la cronaca quotidiana: è soltanto una lunga serie di prostituzioni che sporcano la relazione tra l’uomo e la donna, pensata da Dio come specchio del suo amore.
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In mezzo a tutta la corruzione del mondo Gesù grida: «Beati i puri di cuore perché vedranno Dio». Che coraggio! Però è la verità: Gesù ci ricorda che la purezza è indispensabile per vivere un vero amore, un amore fedele, generoso e rispettoso della vita e della dignità delle persone.
La parola di Gesù fa cadere la maschera, mette in luce lo sporco e crea tensione. Il Vangelo ci presenta un gruppo di farisei che ordiscono un tranello nei confronti di Gesù, perché erano infastiditi dalla sua parola chiara e libera da ogni compromesso con la falsità. I farisei pongono a Gesù una domanda che creava problemi in qualsiasi modo gli avesse risposto: gli chiedono se sia lecito o no pagare il tributo, cioè la tassa, all’imperatore di Roma. Se Gesù avesse detto no, si metteva contro l’autorità; se avesse detto sì, si metteva contro il popolo che mal sopportava la dominazione romana.
La risposta di Gesù spiazza i suoi avversari: la sapienza vince la furbizia. Gesù domanda: «Avete con voi una moneta?». Gliela presentano, Gesù osserva l’immagine che vi era impressa e domanda: «Di chi è questa immagine?». Rispondono: «È di Cesare». Gesù conclude: «Allora date a Cesare quel che è di Cesare», cioè siate leali con l’organizzazione dello Stato del quale fate parte: se volete avere dei servizi dovete essere pronti e leali nel dare il vostro contributo.
Ma subito aggiunge: «E date a Dio quel che è di Dio». Cioè riconoscete che la vostra vita ha una sorgente e ha un punto di arrivo. Se vi allontanate da Dio, se escludete Dio, la vostra vita non ha più senso.
Potremmo portare tante testimonianze concrete a sostegno dell’affermazione di Gesù. Mi limito a ricordare l’indagine che il giornalista Mario Soldati fece in Svezia nell’anno 1970. Egli partì con l’intenzione di cantare il “paradiso svedese”, ma messo a contatto con la realtà della vita di quella società venne fuori un libro dal titolo I disperati del benessere. Mario Soldati osservò che l’organizzazione della società lì è perfetta, ma manca l’amore, manca la gioia di vivere, manca Dio. E quando manca Dio, la vita non ha più senso.
Date a Dio quel che è di Dio, sono le parole di Gesù. Date a Dio quel che è di Dio e tornerà a nostro vantaggio. Non a vantaggio di Dio, ma a vantaggio nostro.
Sia lodato Gesù Cristo.
