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Card. Angelo Comastri – Commento al Vangelo del 25 ottobre 2026

Se amo Dio, devo amare anche coloro che Lui ama, tutti

Di seguito puoi ascoltare l’omelia integrale del Card. Angelo Comastri sul tema del comandamento più grande della Legge e sul valore della carità autentica.

Link al video

Al centro dell’esperienza cristiana risiede una domanda essenziale che attraversa i secoli: qual è il comandamento più grande? Di fronte alla complessità delle regole, delle prescrizioni ed esteriorità in cui spesso si corre il rischio di smarrirsi, il Vangelo ci riporta all’essenziale della fede. Non si tratta di adempiere a una lista di doveri formali, ma di riscoprire il cuore pulsante che dà valore a ogni singola azione.

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In questa profonda riflessione spirituale, il Cardinale Angelo Comastri ci guida alla riscoperta del doppio e unico comandamento dell’amore: amare Dio con tutto il cuore e il prossimo come noi stessi. Attraverso le testimonianze della Scrittura e l’esempio di grandi figure come San Francesco d’Assisi e Madre Teresa di Calcutta, emergono la gratuità dell’amore divino e la sua capacità di trasformare la vita concreta e consueta di ognuno di noi.

Trascrizione del video

Sia lodato Gesù Cristo.

Nella trentesima domenica, il Vangelo ci consegna una domanda fondamentale: Qual è il più grande comandamento?

I contemporanei di Gesù erano un po’ smarriti dinanzi alla selva di prescrizioni che i rabbini avevano elencato commentando la Bibbia: erano arrivati a 613 precetti e divieti. La domanda era pertanto più che legittima: “Ma qual è il più grande comandamento?”

La domanda è valida anche oggi, perché nella religione cristiana c’è ugualmente qualcosa di più importante e qualcosa di meno importante. Esiste infatti un comandamento che è il cuore della religione e dà valore a tutto il resto. Guai se lo dimentichiamo! Purtroppo, anche nella religione cristiana esiste il rischio di concentrare l’attenzione su cose esteriori e marginali, trascurando le cose più importanti. L’uomo è tendenzialmente superficiale.

Gesù stesso, parlando ai suoi contemporanei, mette il dito su questa piaga quando dice: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima della menta, dell’aneto e del cumino” — che erano le offerte per il tempio — “e poi trasgredite le cose più importanti: la giustizia, la misericordia, la fedeltà”. Sono parole che valgono anche per noi.

Gesù risponde all’interrogativo e dice anche a noi: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente.” Il secondo comandamento è simile al primo, quasi combacia: “Amerai il prossimo tuo come te stesso.”

Chiediamoci subito: perché dobbiamo amare Dio con tutto il cuore? Evidentemente perché Dio merita di essere amato. La cosa più importante della vita, infatti, è accorgersi di Dio e avere il coraggio di cercare i suoi occhi per intravedere il mistero affascinante del suo cuore. Se si voltano le spalle a Dio, si cammina nel buio.

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Riproponiamo allora la domanda: perché Dio merita di essere amato? La risposta è semplice e meravigliosa: Dio merita di essere amato perché Dio ci ama per primo, infinitamente, gratuitamente, fedelmente e senza interesse alcuno, prima di ogni nostra risposta. La Bibbia, ricordiamolo bene, non è altro che il racconto dell’amore di Dio verso un piccolo popolo, affinché si impegnasse in questo amore e lo raccontasse al mondo intero. Del resto, questa è anche la nostra missione.

Raccogliamo soltanto alcune affermazioni della Bibbia: “Il Signore vi ha scelti non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli — siete infatti il più piccolo di tutti i popoli — ma vi ha scelti soltanto perché il Signore vi ama”. L’autore del Salmo 18 afferma: “Dio mi vuole bene”. E Geremia aggiunge: “Così dice il Signore: le mie viscere si commuovono per te, provo per te profonda tenerezza”.

Questo è il Dio che si è manifestato a noi. Questi sono i sentimenti del cuore di Dio che noi abbiamo imparato a conoscere leggendo la vita attraverso la Bibbia e leggendo la Bibbia attraverso la vita.

Ma la prova più grande dell’amore di Dio è il dono inaudito del Figlio, il dono di Gesù. L’apostolo Giovanni, dando voce al nostro stupore, esclama: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unico, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.”

La vita cambia quando si capisce il messaggio di Gesù crocifisso. Paolo, il persecutore originario di Tarso, vide la ferita d’amore di Gesù e sentì la sofferenza del suo cuore che affiorava in queste parole: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Io sono Gesù il Nazareno, che tu perseguiti”. Paolo rimase impersonato e conquistato dalla rivelazione di questo amore e arrivò a dire: “Per me ormai il vivere è Cristo”, cioè lo scopo della mia vita è rispondere al suo amore. “Questa vita nella carne io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me”.

E San Francesco d’Assisi, dopo l’incontro con il Crocifisso nella piccola chiesa di San Damiano, non riuscì più a dimenticare l’amore sconfinato — eccessivo, lo chiamava — di Gesù. Secondo il preciso racconto di Tommaso da Celano, da quel momento e da quell’incontro si fissò nella sua anima la compassione del Crocifisso, cioè il bisogno di rispondere a quell’amore con il suo amore. E così nasce il miracolo di San Francesco, nasce cioè il cristiano Francesco.

Però c’è un secondo comandamento che è simile al primo, perché è lo sviluppo logico del primo: “Amerai il prossimo tuo come te stesso”, cioè con amore vero, fedele, totale, gratuito, così come ami te stesso.

Questi due comandamenti, in verità, non sono due comandamenti, ma uno solo, così come non ci sono due amori — uno per Dio e uno per il prossimo — ma c’è un solo amore che arriva a Dio passando attraverso il prossimo. Se amo Dio, devo amare anche coloro che Dio ama, cioè devo amare tutti, anche chi mi offende.

Madre Teresa di Calcutta, cristiana vera e coerente come Francesco d’Assisi, ha voluto che in tutte le cappelle dove pregano le Suore Missionarie della Carità ci fosse, accanto al tabernacolo e accanto al crocifisso, questa scritta: “Ho sete”. Di che cosa ha sete Gesù? Di che cosa ha sete Dio? Ha sete di amore, soltanto di amore. Per questo, nella prima cappella della casa di Calcutta, Madre Teresa ha fatto significativamente aggiungere: “E io ti disseto”. Dove? Nei poveri, in chiunque ha bisogno di una briciola del mio amore, in chiunque mi presenta una lacrima che io possa asciugare, cominciando evidentemente a vivere questo amore nella propria famiglia.

Ed ecco il miracolo: quando asciughiamo le lacrime degli altri, si asciugano anche le nostre lacrime. Non solo: fatto ancora più prodigioso, coloro che sono lontani da Dio si accorgono che in noi c’è qualcosa che li sorprende e li mette in crisi.

Paolo Flores d’Arcais, ateo contemporaneo convinto, ha detto: “La carità dei credenti, la carità vera, mi lascia pensoso e mi mette in crisi”. E sul finire degli anni ’60, Pier Paolo Pasolini, dopo aver incontrato Madre Teresa di Calcutta, uscì in questa meravigliosa esclamazione: “Quella donna, quando guarda, vede”. Voleva dire: vede ciò che io non vedo. L’amore di una cristiana autentica aveva messo in crisi il cuore di un uomo che si riteneva lontano da Dio.

Sono certo che anche oggi, davanti a gesti di carità vera e limpida, tante persone lontane sono disposte a dire la stessa cosa di Pasolini e a fare un passo giusto nella direzione di Dio. Aiutiamole vivendo coerentemente il primo e il secondo comandamento della legge. E non rimandiamo, perché la vita è breve e abbiamo poco tempo a disposizione: impieghiamolo bene.

Sia lodato Gesù Cristo.