La pace viene dall’alto
Commento al Vangelo a cura del Card. Angelo Comastri – Vicario Emerito di Sua Santità per la Città del Vaticano – Arciprete Emerito della Basilica Papale di San Pietro.
Il commento del Card. Comastri esplora la natura della pace portata da Gesù Cristo, contrastandola con la pace terrena e sottolineando come essa provenga da Dio e resista alle avversità.
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Viene evidenziato come la novità del cristianesimo, sebbene cammini con difficoltà per rispetto della libertà umana, sia essenziale rispetto alle pratiche esteriori. Il commento utilizza esempi dalla storia della Chiesa, dalla Bibbia e da vite di santi per illustrare la durata e la profondità di questa pace divina, che si nutre anche della povertà.
Infine, il Card. Comastri invita a prepararsi alla Pentecoste per ricevere lo Spirito Santo e sperimentare questa pace in tempi difficili.
Trascrizione del video
Sia lodato Gesù Cristo. Sesta domenica di Pasqua. La pace viene dall’alto.
Nel buio del mondo Gesù ha acceso una luce che nessuno riuscirà mai a spegnere perché questa luce viene da Dio. Gesù ci ha portato una novità che resta giovane con il passare dei secoli perché ciò che viene da Dio non invecchia. Chi ha il dono di credere capisce bene questa novità ed è disposto a dare anche la vita per restare fedele a Cristo. Basti frattanto l’esclamazione di Sant’Agostino che disse: “Signore troppo tardi ti ho amato, troppo tardi bellezza così antica e così nuova“.
Però, ecco l’aspetto clamoroso. Questa novità cammina con fatica. Perché?. Perché Dio rispetta la libertà umana e quindi la sua bontà viene condizionata, è costretta a passare in vicoli alternativi, è impegnata a continui ritorni e tentativi. Mai però Dio passerà sopra la libertà umana. Mai.
La prima lettura di oggi ne è un esempio. È la prima chiesa, la prima parrocchia subito dopo la risurrezione. Eppure nasce immediatamente una grave difficoltà. Infatti Dio non risparmia la Chiesa le sue fatiche. Il cammino di Dio infatti è dentro la storia e quindi tutto è possibile perché tutto è libero. Di quale difficoltà si tratta?. Alcuni volevano conservare tutte le usanze giudaiche, compresa la circoncisione, anche dopo l’incontro con Cristo. A noi sembra una questione banale, ma in quel momento fu una prova durissima. Gli apostoli prendono la decisione riuniti a Gerusalemme con Pietro e dicono: “No, no, no. Cristo è la novità, è lui la speranza, è lui la strada, l’unica strada che salva l’uomo e pertanto le usanze giudaiche non hanno non hanno più alcun valore, compresa la circoncisione“. Una decisione coraggiosissima che tagliava nettamente con un’epoca e affermava cos’è essenziale nella fede cristiana.
Che cosa ci insegna questa pagina degli Atti degli Apostoli?. Anche oggi nella religione c’è il rischio di attaccarsi alle cose marginali, esteriori, dimenticando l’essenziale. Facciamo alcuni esempi.
La presenza alla messa è certamente importante. La più importante è la conversione della vita. Infatti dobbiamo partecipare alla messa per cambiare, per migliorare, per crescere nella carità. Eppure quanti si preoccupano soltanto della presenza alla messa oppure della solennità esteriore del rito, ma non si preoccupano del cambiamento della vita?. A che serve essere stati a messa, aver celebrato solennemente il rito?. Siamo stati presenti come statue fredde che non accolgono e non ricevono nessun contagio di bontà. Gesù ci avverte e ci dice: “Non chi dice Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa, chi fa la volontà del Padre mio“.
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Ancora un esempio: la confessione è un pubblico riconoscimento della solidarietà che ci lega gli uni agli altri. Infatti è attraverso la Chiesa che Dio accetta il mio pentimento. È attraverso la Chiesa che Dio dona il perdono perché ogni peccato ferisce tutta la Chiesa. Ma cosa è importante nella confessione?. Certamente è importante l’accusa delle colpe, ma più importante è il pentimento del cuore. Eppure quanti credono di essersi confessati bene solo perché hanno detto i peccati?. No, non basta. Ci vuole il pentimento sincero dei peccati affinché la confessione sia valida e sia un vero cambiamento di vita. E di questo prima di tutto dobbiamo preoccuparci.
Ancora un esempio: la comunione. Certamente è importante la comunione quando si partecipa alla messa, ma più importante è la carità. Infatti la comunione ci è data per crescere nella carità. Eppure quanti pensano di aver fatto una buona comunione senza aver sentito l’ansia di crescere nella carità?. E potremmo continuare.
Tutto questo deve renderci umili, vigilanti, attenti e pronti a verificare continuamente la nostra vita cristiana affinché non si ammali di ipocrisia. Ed è facile prendere questa malattia, ammalarsi di ipocrisia, di falsità. Però se da una parte sentiamo il peso della nostra fragilità, dall’altra parte Cristo ci conforta con la certezza di una presenza. Ha detto Gesù: “Non vi lascio soli, non vi lascio orfani“. Cristo ha varcato un confine ed è entrato in un nuovo modo di vivere, ma è presente con il dono dello Spirito Santo. Infatti accanto alla libertà umana c’è la libertà infaticabile di Dio che continua ad amarci. Tutta la Bibbia vuole convincerci di questa verità. È scritto nel libro di Isaia: “Sì, dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi più per il figlio delle sue viscere?. Anche se queste mamme si dimenticassero, io dice il Signore, non ti dimenticherò mai“.
Ma quali sono i segni della presenza dello Spirito Santo, cioè della presenza dell’amore di Dio in mezzo a noi?. Limitiamoci al dono della pace. La pace di cui parla Cristo è completamente diversa dalla pace del mondo. La pace di cui parla Cristo resiste al dolore, resiste alle prove, resiste alle umiliazioni, resiste alle privazioni di ogni genere. È la pace dei missionari, la pace dei martiri, la pace dei santi, la pace dei veri cristiani. Una pace, come dice Alessandro Manzoni, che il mondo irride ma che rapir non può.
Un fatto. La famiglia Mauri di Como muore a Bologna nell’attentato terribile del 1980 alla stazione. Muoiono padre, madre e bambino. Sei mesi dopo muore il padre del giovane sposo. Resta soltanto la signora Giuseppina Mauri di anni 60. Entra nella clausura della Visitazione a Como. Intervistata da un giornalista risponde: “Scriva solo questo: sono serena“. Perché?. Perché nella luce di Cristo aveva trovato la pace e la liberazione da ogni paura, anche la liberazione della paura della morte.
Cristo infatti, quando dà la pace, subito precisa: “La mia pace è diversa da quella che dà il mondo“. La pace del mondo è soltanto tregua. La pace del mondo è spesso un’illusione e rassomiglia ad una cipria che nasconde e non cura l’inquietudine profonda del cuore umano. La pace di Cristo invece nasce da un atto di fede totale nella bontà di Dio. Nasce dalla certezza che Dio ha in pugno la vita e la storia. Nasce da un abbandono confidente all’Onnipotente.
Questa pace pertanto resta anche in mezzo a terribili malattie. Basti l’esempio di Benedetta Bianchiporro che colpita da un terribile morbo che la ridusse ad un rudere. Eppure non si stancava di dire: “Com’è bella la vita, come vorrei trovare le parole per ringraziare colui che me l’ha data?“.
Questa pace resta anche in mezzo alle più orribili prove. Ricordo solo per fare un esempio la testimonianza di Massimiliano Kolbe che, condannato al bunker della fame insieme ad altri nove prigionieri, trasmise a tutti una grande pace e morì per ultimo cantando le lodi a Maria.
Questa pace resta, anzi si nutre di povertà. Esempio meraviglioso è San Francesco d’Assisi, il quale dopo aver lasciato tutto si sentiva immensamente ricco e dal suo cuore usciva una letizia traboccante che era espressa nel Cantico delle creature.
Siamo in attesa della Pentecoste. Prepariamoci a ricevere lo Spirito che Gesù ha promesso per riempire di pace e di gioia anche questi tempi così inquieti, questi momenti terribili della storia. Apriamo il cuore allo Spirito Santo e il miracolo avverrà. Sentiremo una pace che nessuno ci può togliere. Sia lodato Gesù Cristo.
