Card. Angelo Comastri – Commento al Vangelo del 25 Gennaio 2026

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Dio comincia dagli ultimi

Commento al Vangelo a cura del Card. Angelo Comastri – Vicario Emerito di Sua Santità per la Città del Vaticano – Arciprete Emerito della Basilica Papale di San Pietro.

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Dio comincia dagli ultimi: la via della carità

Il commento del Card. Comastri analizza la scelta di Gesù di iniziare la sua missione tra gli ultimi, privilegiando la Galilea, una terra storicamente marginalizzata e ritenuta poco colta. Viene sottolineato che Dio opera attraverso la debolezza e l’umiltà, invitando i credenti a riscoprire uno spirito di servizio autentico verso i poveri anziché cercare posizioni di prestigio.

Il messaggio centrale invita a una conversione interiore profonda, passando da un culto vissuto per abitudine a una collaborazione attiva nel piano divino della salvezza. La vera testimonianza cristiana non risiede in grandi imprese umane, ma nella carità vissuta e nell’unità della comunità, intese come unico modo per riflettere l’amore di Cristo nel mondo. Solo attraverso l’umiltà e la dedizione al prossimo è possibile superare l’egoismo del benessere moderno e diffondere la speranza cristiana.

Trascrizione del video

Sia lodato Gesù Cristo. Seguiamo Cristo nei primi passi della sua attività missionaria e cerchiamo di capire le sue scelte per farle nostre. Gesù inizia il suo ministero in Galilea: la Galilea era una regione storicamente provata e inquinata dal continuo passaggio di popoli stranieri; i galilei stessi erano ritenuti gente poco evoluta e avevano pochissimo peso nella vita di Israele. Gesù comincia proprio da loro: è una sua scelta.

Una costante del comportamento di Dio è, infatti, questa: mettersi dalla parte degli ultimi, accostarsi alle situazioni disperate, avvicinarsi a chi è allontanato dagli altri. Dirà San Paolo: “Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti — i falsi sapienti, evidentemente; Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti — i falsi forti; Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile, disprezzato e ciò che è nulla, per ridurre al nulla le cose che sono, o che presumono di essere”.

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Quale lezione noi credenti dobbiamo trarre? Dobbiamo avere un solo interesse: i poveri, gli ultimi, coloro che non contano, coloro che non pesano di arroganza e di presunzione. La Chiesa italiana, raccomandata anche dal Papa davanti al fenomeno della scristianizzazione legato al diffondersi di un benessere vuoto ed egoista, più volte in questi anni ha detto a se stessa: “Ripartiamo dagli ultimi, ripartiamo da coloro che non contano; non cerchiamo situazioni di comodo, ma cerchiamo situazioni di servizio per poter donare e amare di più”.

Madre Teresa un giorno disse: “Se volete salvare i giovani di oggi, che sono tristi e violenti, non moltiplicate i divertimenti, ma moltiplicate le occasioni per fare del bene. Date ai vostri figli occasioni per fare del bene, per servire, per rendersi utili: saranno più sereni, saranno più contenti”. È questa la strada che ci ha insegnato Gesù. Gesù dice le prime parole: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino“. Egli invita a mettere in discussione se stessi, a cambiare mentalità, a buttar via le speranze ingannevoli e a cercare la speranza che non inganna.

Non temiamo le prove, le sconfitte, le delusioni: quando va in frantumi un progetto umano, Dio trova il suo spazio, lo spazio migliore per inserire il suo progetto. Quando cadono le sicurezze umane, è l’ora della sicurezza di Dio. Dio si trova su questa strada di contestazione di se stessi; infatti, non è al termine dei bei ragionamenti che si incontra Dio, ma vivendo umilmente attenti e disponibili all’incontro con qualcuno, qualcuno che è Dio.

“Convertitevi” vale a dire, per noi, quello che diceva Papa Giovanni: “Il paganesimo non finisce mai di morire in noi e il cristianesimo non finisce mai di nascere in noi“. È vero: convertitevi. I nemici della Chiesa non possono farle altro che bene; diceva Carlo de Foucauld: “Il vero nemico della Chiesa è dentro di noi ed è il peccato”. Non è facile capirlo: se lo capissimo veramente, quante cose cambierebbero!

Ed ecco le prime persone chiamate da Gesù: Egli chiama Simone e Andrea, Giovanni e Giacomo. Gesù non avrebbe fatto meglio — così penseremmo noi — a riservare a sé l’impegno dell’annuncio del Vangelo e della lievitazione del mondo attraverso il Vangelo? No, Cristo chiama uomini poveri e fragili perché egli gode nel suscitare collaborazione; Dio è felice nel coinvolgerci nell’opera della salvezza. Pensandoci bene, deve essere così: Dio ci dona la luce e noi siamo, dunque, chiamati a illuminare; il dono della salvezza ci fa salvatori con il Salvatore.

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Questo è il disegno di Dio, ma chiediamoci con sincerità: noi siamo collaboratori di Cristo? Abbiamo coscienza di questa responsabilità? Spesso noi sembriamo consumatori di culto invece di essere persone vive che hanno sentito una chiamata; sembriamo gente mossa da abitudini religiose invece di essere annunciatori attivi, entusiasti del regno di Dio, cioè di Gesù Cristo.

Ma come dobbiamo essere collaboratori di Gesù? San Paolo, nella seconda lettura, riferisce con sofferenza le sue riflessioni sulla comunità cristiana di Corinto, che era una chiesa divisa, una chiesa lacerata. Ma una chiesa divisa non annuncia Cristo, ma è una smentita di Cristo. La nostra prima collaborazione sta nell’essere un popolo nuovo che vive l’amore, la misericordia, il perdono — prima di tutto tra di noi.

Cristo attende questo da noi; ha detto chiaramente: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi“. Da questo tutti sapranno che siete i miei discepoli. L’apostolato cristiano non è una gara vanitosa a chi fa di più, ma soprattutto è una vita nuova: la vita della carità, la vita di Dio in noi nella famiglia, nella comunità, nell’ambiente di lavoro. Lì il cristiano si deve vedere, si deve riconoscere.

Se le opere di apostolato non nascono dalla carità vissuta, sono fatiche a vuoto, sono gesti sterili che non porteranno frutti perché sono staccati da Dio. Soltanto vivendo la carità vera, umile e generosa, possiamo diffondere il profumo di Dio nel mondo. Sia lodato Gesù Cristo.

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