La preghiera si nutre di fede e non di formule
Commento al Vangelo a cura del Card. Angelo Comastri – Vicario Emerito di Sua Santità per la Città del Vaticano – Arciprete Emerito della Basilica Papale di San Pietro.
L’argomento centrale del commento del Card. Comastri è l’importanza della preghiera come atto di fede e non come mera ripetizione di formule.
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Il Cardinale affronta i pregiudizi comuni sulla preghiera, come la sua presunta inutilità o noiosità, utilizzando testimonianze autorevoli come quelle del premio Nobel Alexis Carrel, di Madre Teresa di Calcutta e di Papa Giovanni Paolo I per sottolinearne il valore essenziale.
Spiega come la vera preghiera sia un’umile resa a Dio, citando esempi biblici come Mosè, Maria alle nozze di Cana e la parabola della vedova per illustrare la tenacia e la fede necessarie. Il messaggio conclusivo sottolinea che la preghiera efficace nasce da un totale abbandono fiducioso alla volontà divina e che il bene più grande da chiedere è lo Spirito Santo.
Trascrizione del video
Sia lodato Gesù Cristo. 29ª domenica. La preghiera si nutre di fede e non di formule.
Ogni volta che parliamo di preghiera, noi ci portiamo dietro tanti pregiudizi. Per esempio: la preghiera è noiosa, la preghiera è inutile, la preghiera è superata. Aless Carrel, pensate, grande medico e premio Nobel per la medicina, un giorno disse: “In realtà pregare non è più vergognoso di quanto non lo sia il bere o il respirare. L’uomo ha bisogno di Dio come ha bisogno di acqua, come ha bisogno di ossigeno.” E aggiunse: “La preghiera manca agli uomini e questa mancanza li impoverisce anche fisicamente, mentre se fosse presente gli arricchirebbe non solo come salvezza, ma anche come salute.” Non è una piccola testimonianza ed è data, pensate, da un medico.
Le letture di questa domenica suppongono la difficoltà dell’uomo di fronte alla preghiera e propongono la risposta. Prendiamo la prima lettura: presenta una scena grandiosa. Mosè prega e mentre egli prega il popolo combatte e vince. È chiarissima l’affermazione che la preghiera è il sostegno dell’azione e che la pretesa di cambiare il mondo con le nostre sole forze inevitabilmente approda al naufragio.
Il vescovo Elder Camara, instancabilmente apostolo dei poveri, spesso diceva: “Due mani giunte ottengono molto di più di due pugni chiusi.” Sono parole di un uomo attivissimo e sono parole confermate da tanti e tanti esempi. Maria Teresa di Calcutta confessava apertamente: “Se non pregassi non farei niente.” Sono parole di una donna che non risparmiò nulla di sé stessa e ha realizzato opere vastissime di carità. Ma ella sapeva e riconosceva che tutto parte dalla preghiera.
Papà Giovanni Paolo I, beatificato poco tempo fa, diceva: “Una giornata senza preghiera è una giornata persa.” “Perdiamo tante battaglie,” aggiunse, “perdiamo tante battaglie perché preghiamo poco”. Aveva ragione. Ma per sentire la forza della preghiera è necessario pregare veramente.
Come risponde il Vangelo? Con una parabola un po’ ardita. Gesù, infatti, presenta la situazione di una donna debole, una donna calpestata ingiustamente, che però non si stanca di chiedere giustizia a un giudice freddo, insensibile, disumano. Il giudice della parabola è una figura odiosa, ma Gesù non vuole portarlo come esempio, bensì vuol sottolineare il comportamento della donna che non si stanca di pregare, e vince lei, la vedova, e ottiene giustizia.
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Il comportamento della vedova rivela una grande volontà, una grande umiltà, una grande tenacia. Proprio questo può ricordarci Gesù. E a questo punto viene fuori la condizione della vera preghiera. La vera preghiera nasce dalla fede umile.
Non ricordate la preghiera di Maria alle nozze di Cana? Maria non grida, Maria non si agita, non pretende, ma semplicemente mette davanti a Gesù una situazione di povertà che ella non sa risolvere e dice a Gesù: “Figlio, figlio, non hanno più vino” e attende, attende, pronta ad accogliere qualsiasi risposta. La fede infatti si lascia condurre da Dio con totale abbandono.
La parabola termina in modo insolito: “Quando il Figlio dell’uomo ritornerà, troverà la fede sulla terra?” Attenti bene: “Troverà la fede sulla terra?” È un interrogativo che fa venire i brividi. È un interrogativo che mette il dito sulla piaga. Senza fede non esiste preghiera, ma soltanto formula di preghiera.
E la fede cos’è? Fede è credere in qualcuno. Significa abbandonarsi, consegnarsi con totale fiducia. Credere significa non contare più su sé stessi, ma su un altro. Credere è tutto il contrario di una pretesa. Credere in Dio, allora, significa abbandonarsi, consegnarsi a Lui, contare totalmente e fiduciosamente su di Lui. Per questo, la preghiera di fede, la preghiera più bella, consiste in un “sì”. La preghiera, infatti, è il respiro del cuore pieno di amore.
Maria a Nazaret si rivela maestra straordinaria di preghiera. Cosa dice all’angelo? “Eccomi. Di’ al Signore che mi può portare dove vuole.” E Gesù sulla croce, cosa dice? “Padre, nelle tue mani io consegno me stesso.” E per noi peccatori il modello di preghiera è quello del pubblicano: “Gesù, abbi pietà di me peccatore.” Sono le vere preghiere, quelle che fanno cambiare la vita, quelle che aprono a Dio lo spazio per agire, gli creano lo spazio.
La nostra preghiera deve puntare in questa direzione. Anche in noi ci sono incertezze, vanità, resistenze, dubbi, pretese. Ma la direzione della preghiera è una sola: fare un passo umile verso la volontà di Dio, abbandonarsi a Lui, perché solo Dio può guarire la nostra povertà.
E che cosa dobbiamo chiedere nella nostra preghiera? Prima di tutto dobbiamo chiedere lo Spirito Santo, cioè la grazia di vivere la bontà stessa di Dio, la sua misericordia, la sua tenerezza, la sua umiltà. Queste sono le cose che contano. Questi sono i tesori che dobbiamo, che dobbiamo cercare. Gesù ci garantisce che il Padre esaudisce questa preghiera, perché questo è il vero bene per ciascuno di noi.
“Padre Pio è un uomo che prega e un uomo che fa pregare.” Così disse lo scrittore Grand Grim. Questa è la definizione del cristiano. Applichiamola alla nostra situazione per comprendere chi siamo e come agiamo e quanto valiamo.
E teniamo presente un’acuta osservazione dello scrittore francese Franis Moriac, che disse: “Noi crediamo che Dio non ascolti le nostre domande, ma in realtà molto spesso siamo noi che non ascoltiamo le sue risposte.” Riflettiamoci bene, riflettiamo su questa acuta osservazione.
Lodato Gesù Cristo.
