Card. Angelo Comastri – Commento al Vangelo del 16 Novembre 2025

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La fede non da’ diritti, ma impegni

Commento al Vangelo a cura del Card. Angelo Comastri – Vicario Emerito di Sua Santitร  per la Cittร  del Vaticano – Arciprete Emerito della Basilica Papale di San Pietro.

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Il Card. Angelo Comastri offre una meditazione per la trentatreesima domenica che esamina il destino della vita umana e il futuro dell’uomo al di lร  della morte. Il commento affronta le domande sul futuro attingendo alle Scritture, in particolare al Libro di Malachia, che preannuncia il giorno del giudizio per i superbi e la salvezza per i giusti.

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Il Cardinale Comastri commenta la profezia di Gesรน sulla distruzione del Tempio di Gerusalemme come ammonimento contro l’infedeltร  e la corruzione, sottolineando che ogni ingiustizia avrร  fine. Infine, la riflessione si conclude con un’esortazione basata su San Paolo affinchรฉ i cristiani, in attesa del ritorno di Dio, si dedichino al lavoro e al servizio, poichรฉ la fede impone impegni anzichรฉ diritti.

Trascrizione del video

Sia lodato Gesรน Cristo!

33ยช domenica. Dove va la vita umana? Che cosa ci aspetta al di lร  della morte? Dove va la corsa degli anni e del tempo?

Sono domande che tutti avvertiamo. Alcuni rispondono soffocando il problema; altri danno risposte insufficienti (pensiamo alla diffusione della magia, dell’oroscopo, della…). Sono risposte false a problemi veri. Noi cerchiamo in Dio la risposta alla domanda sul futuro dell’uomo, e Dio รจ l’unico che puรฒ rispondere.

La prima lettura รจ tratta dal libro di Malachia. Molti Giudei dicevano: “Beati i superbi che pur facendo il male si moltiplicano”. รˆ l’obiezione di sempre, anche di oggi. Il profeta risponde con un annuncio di fede, un annuncio che riguarda il futuro, e dice: “Sta per venire il giorno rovente, รจ come un forno; allora tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia. E invece, per voi che avete timore nel mio nome, sorgerร  come raggi benefici il Sole di giustizia”.

In questa parola del profeta c’รจ l’umile [am]missione della gravitร  dei fatti della storia umana. C’รจ riconoscimento della situazione di ingiustizia in cui si muove la storia, ma c’รจ anche una speranza: Dio resta Dio, e verrร  il giorno del trionfo del giusto che si appoggia a Dio. Sapeste quanto รจ bella questa fede, quanto รจ confortante questo pensiero!

Il Vangelo riprende lo stesso problema e lo illumina con una risposta piรน dettagliata, perchรฉ in Cristo Dio ci ha detto tutto quanto egli riteneva utile per il cammino della nostra vita. Il discorso di Gesรน sulla fine del mondo รจ provocato da una circostanza: lo spettacolo del tempio di Gerusalemme, davanti al quale gli apostoli si fermarono a bocca aperta. Era una costruzione splendida, con ampliamenti e abbellimenti voluti da Erode e da lui iniziati nel 19 a.C.. Nell’anno 30 il tempio era in buona parte terminato e certamente gli ebrei erano orgogliosi della magnificenza dell’edificio. Ma Gesรน, guardando il tempio, pronuncia parole ghiaccianti e dice: “Verranno giorni nei quali di quello che vedete non sarร  lasciata pietra su pietra”.

La profezia puntualmente si avverรฒ negli anni 68, 69, 70. Vespasiano e Tito vennero incaricati di domare la ribellione giudaica. Vespasiano poi venne eletto imperatore, e allora Tito, restato solo, portรฒ a termine l’impresa, conquistando Gerusalemme e distruggendo il tempio. Ancora oggi il Muro del Pianto resta testimonianza inconfutabile della veritร  delle parole di Gesรน.

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Ma che significa questa profezia di Gesรน? Senti bene: come il tempio, diventato espressione dell’infedeltร  e della corruzione religiosa di un popolo, รจ finito miseramente, cosรฌ finirร  ogni corruzione, ogni prepotenza, ogni sopraffazione. Il giudizio di Dio sulla cittร  di Gerusalemme รจ un ammonimento. Il tempio sarร  disperso come pula nell’aia, mentre il giusto fiorirร  come un cedro del Libano. Certamente questo รจ un atto di fede, ma la storia ci ha dato giร  prove piรน che sufficienti a favore della parola di Gesรน. Non ci resta che attendere, attendere fiduciosamente il suo ritorno, cioรจ il giorno del giudizio di Dio.

Ma nell’attesa, nell’attesa, cosa deve fare il cristiano? Nell’attesa del giorno di Dio, che cosa accadrร  alla Chiesa?

San Paolo nella seconda lettura invita i cristiani all’impegno del lavoro e porta se stesso come esempio, e dice: “Noi non abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno”. Abbiamo sempre lavorato duramente giorno e notte. Perchรฉ? Perchรฉ la fede non dร  diritti, ma impegni. La fede non รจ una scorciatoia, ma รจ una missione, รจ una vocazione che viene da Dio. Il cristiano allora, piรน degli altri, deve lavorare, deve donare, deve servire il prossimo, deve amare. Solo cosรฌ puรฒ attendere senza paura il giorno di Dio. La vita non รจ uno scherzo, la libertร  non รจ un gioco e la fede non รจ un inutile monile.

Non solo: Gesรน ci dร  alcuni precisi avvertimenti. Egli prevede guerre, rivoluzioni, terremoti, carestie e pestilenze. Sono tutti segni che parlano della malattia profonda del mondo che si chiama peccato, e invitano a guardare al di lร  di questo mondo. Il mondo infatti non รจ ancora pienamente redento. La redenzione รจ solo un lievito, un seme, perรฒ il futuro rivelerร  la forza di questo lievito.

Gesรน prevede confusioni e divisioni anche nel campo religioso, anche nel campo cristiano. Sono chiare le sue parole. Gesรน ha detto: “Molti verranno nel mio nome dicendo: ‘Sono io!’ e dicendo anche: ‘Il tempo รจ vicino!’. Non andate dietro a loro”, ci avvisa Gesรน. Con i vostri stessi occhi voi vedete l’avverarsi continuo di queste parole di Gesรน, e oggi in modo particolare.

Non solo: Gesรน prevede persecuzioni e dice: “Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno; sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome”. Anche queste parole si stanno avverando continuamente, dalle persecuzioni del primo secolo fino a [questi] giorni. La Chiesa cresce nella persecuzione e il sangue dei martiri รจ seme di nuovi cristiani, diceva Tertulliano.

Gesรน indica ai cristiani la giusta condotta da seguire e dice: “Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa. Io vi darรฒ parola e sapienza, cosicchรฉ tutti i vostri avversari non potranno resistere nรฉ controbattere”.

La nostra fiducia, il nostro ottimismo, la nostra speranza non hanno una motivazione umana. La Chiesa vince credendo in Dio e affidandosi a Lui. E la Chiesa, quando crede, รจ vittoriosa anche se viene crocifissa, esattamente come Cristo. La Chiesa infatti รจ discepola di Colui che si lascia crocifiggere e si lascia anche collocare nel sepolcro, ma il terzo giorno risorge.

Cator [o Cardinale] diceva: “Se lo ricordino i perseguitori di oggi che nel sepolcro Gesรน ci sta soltanto tre giorni e poi risorge”.

Sia lodato Gesรน Cristo!

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