Card. Angelo Comastri – Commento al Vangelo del 15 Febbraio 2026

- Pubblicità -

Dove c’è odio, Dio è escluso

Commento al Vangelo a cura del Card. Angelo Comastri – Vicario Emerito di Sua Santità per la Città del Vaticano – Arciprete Emerito della Basilica Papale di San Pietro.

Link al video

In questa riflessione spirituale, il Cardinale Comastri esorta i fedeli a diventare luce e sale del mondo contrastando la corruzione e l’odio attraverso l’esempio di una vita limpida. Sottolinea che la vera violenza nasce dalla radice del rancore interiore, spiegando che l’esclusione di Dio dal cuore umano trasforma l’esistenza in un inferno di egoismo.

- Pubblicità -

Seguendo l’insegnamento di Gesù, il messaggio invita a superare la semplice osservanza dei comandamenti per abbracciare un amore profondo e sincero, capace di perdonare anche i propri nemici. La famiglia viene presentata come il luogo primario di questa missione, dove la fedeltà e la purezza dei sentimenti riflettono la presenza divina. Attraverso citazioni di figure storiche e santi, il testo conclude che solo la testimonianza cristiana dell’amore può risanare una società ferita dalla menzogna e dalla violenza.

Trascrizione del video

Sia lodato Gesù Cristo. Sesta domenica per annum. “Ovunque c’è l’odio, Dio è escluso”. Domenica scorsa Gesù ci ha detto che dobbiamo essere luce del mondo e sale della terra. Luce perché? Perché nel mondo c’è tanto buio, c’è tanta confusione, tanta menzogna in circolazione. Noi discepoli di Gesù, soprattutto con l’esempio, dobbiamo illuminare la strada giusta e smascherare le strade che portano alla distruzione di se stessi e della propria dignità. Dobbiamo essere sale della terra perché? Perché nel mondo c’è tanta corruzione. Penso che la avvertiate anche voi: si sente, infatti, aria di decomposizione; si avverte fetore di marciume diffuso, marciume che esce anche dagli schermi televisivi. Noi discepoli di Gesù dobbiamo lottare, anche in questo caso con l’esempio di una vita limpida, pulita. Dobbiamo lottare contro la mentalità di prostituzione che sta dilagando e sta distruggendo tanti uomini e tante donne che non diventeranno mai adulti, ma resteranno sempre a livello del pericoloso capriccio adolescenziale.

Gesù ci affida una grande missione e ci indica la via per diventare luce del mondo e sale della terra. Coraggiose e decise sono le sue parole che abbiamo sentito nel Vangelo di oggi: “Avete inteso”, dice Gesù, “che fu detto agli antichi: non uccidere”. Giustissimo, dice Gesù, ma non basta. Infatti non serve a niente togliere le foglie di una pianta velenosa se resta la radice. Bisogna eliminare la radice della violenza. E qual è? È l’odio, è il rancore sordo, è la voglia di vendetta, è il gusto diabolico di colpire e distruggere chiunque, in qualsiasi modo, ostacoli il nostro cammino. Penso che tutti voi avvertiate che oggi c’è tanto odio nel cuore di tanta gente e questo odio può esplodere, ed esplode ogni momento, e le cronache quotidiane ce lo raccontano, possiamo dire, ogni giorno. Pensate che nel 1975, dopo l’efferato delitto commesso da alcuni giovani al Circeo, Pier Paolo Pasolini – proprio lui, Pier Paolo Pasolini – esclamò: “Mi turba la facilità con cui oggi si colpisce e si uccide il prossimo e non so darmene una ragione”.

La ragione ce la dice Gesù: non sono le armi che uccidono, ma è l’odio. È l’odio che fa impugnare le armi e rende omicidi. È l’odio, ricordiamolo bene, che ci mette direttamente contro Dio, che è amore. E dovunque c’è l’odio, Dio è escluso. E dove è escluso Dio, lì c’è l’inferno. L’Apostolo Giovanni, in perfetta coerenza con l’insegnamento di Gesù, nella sua prima lettera scrive: “Chiunque odia il proprio fratello, chiunque, è un omicida”. E voi sapete che nessun omicida possiede in se stesso la vita eterna. E la vita eterna è la vita di Dio, e la vita di Dio è l’amore. Per tanto, chiunque odia è senza Dio, ha già i piedi nell’inferno, perché l’inferno è la condizione in cui non si è più capaci di amare. Quanto è attuale l’insegnamento di Gesù! Quanto bene ha fatto e fa il cristianesimo soltanto predicando e testimoniando il comandamento dell’amore. Pensate che cosa sarebbe il mondo senza la tenace e coraggiosa presenza del seminatore di amore che siamo e dobbiamo essere noi cristiani.

Eugenio Zolli, il rabbino capo di Roma che dopo la seconda guerra mondiale aprì il cuore a Gesù ricevendo il battesimo, il 13 febbraio 1945 subito dichiarò: “Dopo il battesimo io non posso e non voglio più odiare nessuno, perché ora nel mio cuore c’è Dio”, e Dio è amore. Aveva perfettamente capito, aveva accolto la novità che Gesù ha portato nel mondo. Anche noi dobbiamo fare così. E il 13 maggio 1981, dopo essere stato colpito da un proiettile in piazza San Pietro, mentre lo portavano al Gemelli, Giovanni Paolo II ebbe la forza di dire: “Perdono il fratello che mi ha colpito, il fratello che mi ha colpito”. Indro Montanelli subito esclamò: “Con queste parole Giovanni Paolo II ci ha detto cos’è il cristianesimo”. Ed è vero. Ma Gesù ci propone un ulteriore passo. Gesù fissa lo sguardo sulla famiglia e ci ricorda che la famiglia è il primo campo di apostolato, è il primo luogo dove dobbiamo vivere la novità dell’amore, la novità che con Gesù è discesa dal cielo e si rende presente nel cuore dei suoi discepoli. Dice Gesù:

“Avete inteso che fu detto: non commettere adulterio”. Giustissimo, dice Gesù. L’adulterio, infatti, è un gesto vergognoso perché è il tradimento dell’amore e, pertanto, è il tradimento della presenza di Dio nella famiglia e ferisce il coniuge tradito e ferisce gli stessi figli. “Ma non basta”, dice Gesù, bisogna che l’adulterio sia eliminato in profondità. Bisogna che i pensieri siano limpidi, bisogna che il cuore sia pulito nella radice, nella radice nascosta dei sentimenti dove soltanto Dio vede. Quando un uomo e una donna vivono nell’amore vero – e l’amore, se è vero, è necessariamente fedele – allora la famiglia diventa uno specchio di Dio e trasmette ai figli l’esperienza meravigliosa del mistero intimo di Dio. Pensate, Santa Teresa di Lisieux, ricordando i suoi genitori, fu capace di dire: “Sono nata in una terra santa”. Erano i suoi genitori. Madre Teresa di Calcutta ha aggiunto: “Prima di andare al catechismo, io capii che Dio è amore; lo capii guardando l’amore bello, limpido, fedele dei miei genitori. Capii che nel loro amore c’era Dio”.

Preghiamo perché tanti figli possano ripetere le stesse parole oggi. E la Santa Eucaristia ravvivi in noi la scintilla di amore che Dio ha acceso nel nostro cuore con il santo battesimo. Che sia veramente così. Sia lodato Gesù Cristo.