La vita è il tempo per preparare il biglietto per entrare alla festa
Commento al Vangelo a cura del Card. Angelo Comastri – Vicario Emerito di Sua Santità per la Città del Vaticano – Arciprete Emerito della Basilica Papale di San Pietro.
La Vita: Preparazione per la Festa Eterna
Il Cardinale Angelo Comastri discute la vera natura della vita come preparazione per un “festa” o il regno dei cieli, in contrasto con la visione materialistica della felicità. Sottolinea l’importanza della fede e della bontà come “biglietto” per questa festa, incoraggiando gli ascoltatori a non temere le difficoltà e le persecuzioni che i credenti possono affrontare.
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Il commento sottolinea che la vera forza non risiede nel numero ma nella fiducia in Dio, e che la fede illumina il cammino della vita e oltre la morte, fornendo significato e speranza di fronte alla disperazione del materialismo. Viene illustrato con esempi di individui che hanno trovato redenzione e pace attraverso la fede.
Trascrizione del video
Sia lodato Gesù Cristo. 19ª domenica, la vita è il tempo per preparare il biglietto per entrare nella festa. Domenica scorsa Gesù ci ha ricordato che la ricchezza materiale è una soluzione stolta del problema della felicità. L’equazione “ricchezza uguale felicità” è completamente falsa, e ne abbiamo prove e conferme ogni giorno. Eppure, molti pensano così e si ingannano paurosamente.
Oggi Gesù aggiunge questo invito: “Non temere, piccolo gregge.” Queste parole sono un invito alla fiducia. Gesù ci mette in polemica con il mondo vuoto e corrotto che ci circonda, ci mette in contrasto con tanta apparente furbizia che davanti a Dio è stoltezza. E quindi Gesù capisce la fatica che ci chiede e prevede la tentazione della paura. “Non temere, piccolo gregge” significa: la vostra forza non sta nel numero, ma nella certezza di essere dalla parte di Dio. “Fidatevi di Dio” dice Gesù, “perché con Dio non ci si scapita mai.”
Pertanto, nella barca con Gesù, ogni paura è un’offesa alla sua presenza e alla sua promessa. Infatti, chi crede sa che Dio in qualche circostanza può apparire sconfitto, non perché è debole, ma perché è buono. Ma alla fine sarà lui il vincitore su ogni cattiveria umana. Dico ogni. L’ha detto chiaramente Gesù proprio mentre si avviava alla croce: “Coraggio“, disse Gesù, “io ho vinto il mondo.” Sono parole chiare.
Allora dobbiamo essere fiduciosi e ottimisti, anche quando è dura la fedeltà, anche quando la fede è delusa, anche quando la Chiesa è perseguitata. E lo sarà sempre di più, soprattutto in questo momento. La Chiesa, infatti, è rimasta sola a difendere la famiglia, a difendere il pensiero e il progetto di Dio riguardo alla famiglia. Ecco perché dobbiamo aspettarci tanta persecuzione. Ma “non temere, piccolo gregge.”
A questo punto chiediamoci: che cos’è la vita per il credente? Che senso hanno questi veloci anni che viviamo qui sulla Terra? Gesù ci risponde e ci dice: “Al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno, cioè Dio ci invita alla festa, alla gioia che lui solo può dare.”
Allora sempre Gesù parla: “Siate pronti con la cintura ai fianchi e le lucerne accese.” La lucerna accesa è la fede che fa vedere la strada giusta da prendere. Continua Gesù: “Siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze per aprire subito la porta quando arriva e bussa.” Che significano queste parole per noi credenti? La vita non è la festa, non è il paradiso. Coloro che promettono il paradiso quaggiù sono bugiardi e clamorosamente smentiti dai fatti. La vita è l’attesa della festa, è il tempo per preparare il biglietto per entrare nella festa. E il biglietto è la bontà, è la carità vissuta in ogni circostanza della nostra vita e con tutte le persone.
Questa verità, la vita come attesa della festa, ci libera dalla paura del dolore, che fa parte dei disagi del viaggio. Ci libera anche dalla paura della morte, perché la fede ci fa vedere al di là della morte e ci assicura che la morte è soltanto la porta che introduce nella festa. Ciò che conta è essere pronti e degni di entrare nella festa della bontà che Dio sta preparando per noi.
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Il giovane francese Jacques Fesh commise un delitto nel tempo della sua vita spesa per cercare il paradiso quaggiù, nel denaro, nei divertimenti. In carcere questo giovane aprì gli occhi, capì qual è il senso della vita e fece penitenza, invocò il perdono con tanta umiltà. Quando arrivò il momento della morte, tramite ghigliottina, Jacques Fesh era un giovane completamente diverso. Poche ore prima di morire scrisse nel suo diario: “Fra poche ore vedrò Gesù, sono felice. Addio.” Ecco i miracoli della fede.
E Benedetta Bianchiporro, una splendida ragazza devastata nel corpo da una grave malattia, poco prima di morire disse: “Grazie, non muoio ma entro nella vita.” Benedetta era certa di essere pronta per entrare nella festa preparata dalla bontà di Dio. E potrei continuare raccontando la morte di San Francesco, che fu una liturgia di gioia; raccontare la morte di Giovanni XXIII, che poco prima di morire disse: “È il momento bello che aspetto da una vita e al quale mi sto preparando da una vita intera.” La fede è veramente la luce che illumina tutto il percorso della vita e ci fa vedere anche al di là della morte.
Ma oggi noi cristiani viviamo in una società fortemente segnata dal materialismo, che svuota la vita di ogni significato e pertanto apre la porta alla disperazione e alla ricerca disperata dei divertimenti che non danno e non possono dare la felicità. Un pensatore — “si fa per dire” — un pensatore ateo contemporaneo ha detto: “Veniamo dal niente e andiamo verso il niente.” Osservo: è impossibile venire dal niente se qualcuno non ci tira fuori dal niente, e questo lo può fare soltanto colui che è eterno e onnipotente. Se è vero questo, che veniamo dal niente e andiamo verso il niente, la vita non vale niente ed è aperta la porta alla disperazione e al disprezzo della vita.
Un esempio: Ernesto Hemingway, premiatissimo, morto nel 1961, pensava così che la vita in viaggio verso niente e compose una specie di inno al niente in spagnolo, nada. Ma si tolse la vita con una fucilata alla testa, anzi in bocca. Non si può vivere di niente.
Un altro pensatore contemporaneo ha detto: “Noi siamo soltanto una scimmia modificata per un errore di trasmissione del DNA.” Una sciocchezza! Cosa impossibile. Da un coniglio nascerà sempre un coniglio, da una pecora nascerà sempre una pecora, e da una scimmia nascerà sempre una scimmia, non un uomo. Ringraziamo Dio per il dono della fede, è davvero una lampada che ci fa vedere il cammino, la direzione del cammino e la meta del cammino.
Preghiamo dicendo così: “Signore, aumenta la nostra fede” e “aiutaci a viverla senza paure, senza complessi, senza incoerenze.” “Signore, aumenta la nostra fede. Questo è il vero tesoro della vita. Amen. Sia lodato Gesù Cristo.
