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BOSE: Meditazione di Avvento – 21 dicembre 2015

Data:

Lc 1,39-45 (Lezionario feriale di Bose
39In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. 40Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. 41Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo 42ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! 43A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? 44Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo.45E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

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Quanto ci viene presentato di Maria in questa pagina evangelica è innanzitutto il suo viaggio. Non sappiamo altro se non che è stato un viaggio in fretta e tutto in salita: un viaggio faticoso come faticoso è del resto il cammino di ogni vita che voglia definirsi umana. Ma cosa muove la promessa sposa di Giuseppe, cosa la spinge ad alzarsi e a recarsi verso la regione montuosa della Giudea? Da dove il coraggio di affrontare da sola un cammino così lungo e faticoso, tutto in salita? Questo di Maria è un viaggio compiuto – ci dice l’Evangelo – in fretta (cum festinatione).

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[ads2]Nei Vangeli la fretta indica spesso urgenza e gioia insieme: è in fretta che Zaccheo scenderà dall’albero per accogliere pieno di gioia Gesù nella sua casa (Lc 19,16); è in fretta che Marta, afflitta per la morte del fratello Lazzaro, andrà incontro a Gesù (Gv 11,29; 11,31) è – ancora una volta – in fretta che le donne correranno a dare l’annuncio della risurrezione ai discepoli (Mt 28,8). Anche per Maria, urgenza e gioia sono i moventi del suo viaggio. Urgenza della Serva del Signore, che esprime tutta la sua disponibilità al disegno di Dio, gioia della Figlia di Sion, che vede finalmente il compiersi della promessa tanto attesa: la venuta del Messia. Ciò che sorprende è che delle parole ascoltate in quei giorni dall’angelo (Rallegrati piena di grazia … Concepirai un Figlio … Lo Spirito santo scenderà su di te…), la Vergine da’ priorità a quello che in realtà era solo un segno: Elisabetta – detta sterile – nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio. Maria non rimane ad ammirarsi, né sembra preoccupata di custodire gelosamente la sua gravidanza, perché comprende che ciò che le viene chiesto – essere madre del Signore – inizia già ora e si mette subito in cammino.

Colei che si è appena dichiarata serva del Signore diviene la serva degli uomini. Donna intelligente! Capisce che mettersi al servizio del Signore, nient’altro significa che mettersi al servizio dei fratelli, delle sorelle, che amare Dio significa essere strumento della sua Salvezza e dunque amare il prossimo. E quale altro fine potrà mai avere l’amore dell’altro, se non quello di cercare di migliorarne la vita? Completamente decentrata da sé, non cercando il proprio interesse, ma piuttosto quello degli altri (cf. Fil 2,4), senza che nessuno glielo avesse comandato, intuisce ciò di cui può aver bisogno una donna al sesto mese di gravidanza e corre al suo servizio, anticipando così nella sua carne, quella che sarà la missione di suo Figlio, che non sarebbe venuto per farsi servire ma per servire. Essere madre del Signore non sarà dunque un compito futuro, semplicemente ‘biologico’, bensì la missione di mettersi fin d’ora in viaggio portando Cristo agli altri, generandolo negli altri. La sua maternità dunque non costituisce un privilegio bensì una missione che la chiamerà a soffrire per il Figlio e con il Figlio, una spada che le trafiggerà il cuore (cf. Lc 2,35).

E questo viaggio diviene incontro attraverso – prima di tutto – un saluto. Leggiamo che a quel saluto Elisabetta ha una reazione sorprendente: fu piena di Spirito santo e il bambino fece un balzo di gioia nel suo grembo. Al suo saluto: l’amore fraterno non è un fatto intimistico, ma deve essere manifestato concretamente, a partire dallo sguardo, dal saluto …Ed è con quel saluto carico di amore che Maria porta Cristo ad Elisabetta: il suo saluto è il saluto del Figlio, la sua voce è la voce del Signore. E Giovanni, L’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo (Gv 3,29). Ascoltare Cristo – attraverso la madre che ne è portavoce – è per Giovanni una gioia fin dal grembo materno. E qui esplode il grido profetico di Elisabetta: Maria è la più benedetta tra tutte le donne e la credente. La Parola non tollera indolenze e indugi: se la Parola ascoltata, meditata e pregata non si fa carne in noi, ovvero non ci smuove, non ci mette in viaggio, non ci conduce verso l’altro – con urgenza e gioia insieme – allora si tratta di un ascolto sterile; diversamente, essa non ci lascerà mai dove siamo: ci scomoderà, ci smuoverà, spingendoci a intraprendere un cammino. E avrà portato il suo frutto solo se ci avrà avvicinato all’altro, per servirlo.

Fratel Roberto della comunità monastica di Bose

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