Il regno dei cieli è paragonato a dieci vergini, cinque sagge e cinque stolte, che attendono lo sposo. Le sagge, lungimiranti, portano olio per le lampade, mentre le stolte no, finendo fuori dalla festa quando lo sposo arriva.
Il commento legge la parabola delle dieci vergini come una domanda su cosa significhi vegliare. La prudenza è saggezza pratica e discernimento: non basta appartenere alla chiesa, occorre l’olio di riserva, cioè una vita costruita sull’ascolto e sulla pratica della Parola, perché il regno inizia già qui.
Si può attraversare un'intera giornata senza abitarla, essendo vivi ma assenti alla propria vita. L'attenzione, vicina alla preghiera, ci fa accorgere da dove nascono i gesti. La parabola delle dieci vergini si ascolta in questa luce di presenza e compassione.
La parabola delle dieci ragazze non parla di un matrimonio qualsiasi: lo sposo è il Signore e la sposa l'umanità in cammino. Sagge e stolte non si distinguono per la vigilanza, ma per la previdenza di chi fa scorta di ciò che potrebbe mancare.