Commento al Vangelo di oggi, 8 settembre 2015 – Natività della Vergine Maria

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Natività della Vergine Maria

La nostra storia è santa nella storia di Maria

Quando si celebra un compleanno è come una eucarestia, un rendimento di grazie che sgorga dal memoriale del dono della vita. Nascere, infatti, nessuno di noi lo ha chiesto, è stato un miracolo gratuito con il quale Dio ci ha tratto all’esistenza. Tuttavia c’è una storia che ci precede e ha preparato la nostra nascita. I genitori, e prima ancora i nonni, e poi i bisnonni, e poi più indietro nel tempo sino a disegnare quello che si chiama l’albero genealogico. Esso è costituito da un tronco e da rami che intrecciano storie reali, vite vissute che hanno dischiuso il cammino alla nostra venuta al mondo. Non siamo frutto del caso, vite gettate alla rinfusa che galleggiano nell’universo. Anche un atollo che spunta solitario nell’oceano, nelle profondità invisibili si radica nella terra che lo lega al continente. Forse non conosciamo i nomi e le vicende dei tanti che ci hanno preceduto, ma ci sono stati e hanno trasmesso seme e sangue sino a noi. Senza di loro non ci saremmo. Senza ogni istante della storia che ci ha preceduto non esisteremmo. Così è stato anche per la Vergine Maria, “promessa sposa di Giuseppe”, l’ultimo che incontriamo nella genealogia di Gesù. Ed è un’immagine meravigliosa: tutta la genealogia appare come un lungo e appassionato fidanzamento, la “promessa” di sposare l’umanità peccatrice e adultera nella fedeltà e nell’amore che Dio ha spalmato nel tempo preparandone il compimento in ogni generazione. La storia della salvezza è dunque come la “promessa sposa” che ha atteso la pienezza dei tempi per celebrare le nozze con il Creatore. Così è la storia di ciascuno di noi, esattamente come è stata sino ad oggi, perché “tutto concorre al bene di coloro che sono amati da Dio”. Anche se nella nostra genealogia ci fossero dei camorristi, e fallimenti, violenze e scandali, non importa, perché “Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono” (1 Cor 1, 26-28). Il Vangelo di oggi ci rivela che non sono i peccati di chi ci ha preceduto a condizionare negativamente le nostre storie, neanche quelli dei nostri genitori. Questo è quello che ci vuole indurre a pensare Freud e la maggior parte della psicologia. Ciò che ferisce la nostra vita sono i nostri peccati, con i quali abbiamo risposto liberamente alle vicende della vita. La nostra genealogia, invece, proprio per non averci dati dato “nobili natali”, per averci concepito nel peccato di nostra madre e di tutte le madri che l’hanno preceduta, è stata per noi il grembo benedetto nel quale Dio ha gestato la sua promessa di matrimonio. Perché così è stato anche per Gesù: senza la sua concreta genealogia di peccatori e pagani non sarebbe venuto al mondo e non ci avrebbe salvato. Aveva infatti bisogno di Giuseppe della casa di Davide, colui che gli avrebbe dato il nome con cui entrare nel mondo. Ha avuto bisogno di una genealogia del tutto simile alla nostra, nella quale una carne unica e questa sì immacolata da sempre e per sempre, lo accogliesse per gestarlo e consegnarlo al mondo; la carne benedetta della Vergine Maria. In Lei “l’unigenito Figlio di Dio assunse la nostra natura, affinché, fatto uomo, facesse gli uomini dei” (S. Tommaso d’Aquino).

[ads2]Maria, vera donna, era lì quel giorno nel quale Dio aveva deciso di compiere la sua promessa di farci una carne con il Vero Dio. Per questo, in Lei ha rivelato il mistero delle due nature di Gesù: nello stesso momento nel quale vi ha deposto il suo seme per opera dello Spirito Santo Dio ha dato compimento alla sua genealogia secondo la carne. Ciò avviene anche nella Chiesa della quale Maria è immagine. In essa si attualizza per me ciò che accadde nel suo seno quando ascoltò e credette alle parole dell’Arcangelo Gabriele. Quando la Chiesa annuncia il Vangelo, in chi ascolta e crede alla predicazione, è deposto il seme divino che comincia a risuscitare la carne schiava del peccato, infondendo una vita nuova ai pensieri e ai gesti. Il compimento della nostra vita, infatti, dipende dall’accordarsi in noi delle due nature di Cristo delle quali anche noi siamo chiamati ad essere partecipi. Saremo felici solo quando vivremo nel mondo pur non essendo del mondo; quando cioè, vivremo nella carne un amore soprannaturale che ci sospinge oltre i limiti che essa impone, alla moglie, al marito, ai nemici. Per questo non basta nascere, occorre rinascere! Come ha sperimentato anche Maria, nata in una storia che l’ha preceduta e preparata ma, in un certo senso, rinata all’annuncio dell’Angelo che ha compiuto quanto nella sua carne Dio aveva preparato. Come Lei anche tu ed io siamo legati a una storia che ci ha preparato ad accogliere il compimento della volontà di Dio. Così anche la storia di ogni uomo è una promessa che attende il giorno in cui lo Sposo busserà alla sua porta per condurlo alle nozze. Il giorno in cui la Chiesa gli annuncerà il kerygma, la notizia che Cristo è risorto e ha perdonato ogni peccato, per poter camminare in una vita nuova. Guardiamo oggi a Maria, alla Chiesa della quale è immagine e Madre. Guardiamo a questo giorno e celebriamo la Natività di Maria con gioia e gratitudine, perché in esso è scritto anche il nostro compleanno, la pienezza dei tempi della nostra storia, il giorno in cui siamo rinati nel Battesimo per diventare cristiani. Celebriamolo rinnovando il vigore nel cammino che ci conduce giorno dopo giorno alla pienezza dei frutti del sacramento che ci ha resi figli nel Figlio, perché “la forza della Parola di Dio è nell’incontro tra i miei peccati e il sangue di Cristo, che mi salva. Il luogo privilegiato per l’incontro con Gesù Cristo sono i propri peccati” (Papa Francesco). Coraggio, nella Chiesa possiamo offrirgli la nostra povera dote di peccati per ricevere la sua, la natura divina nella quale vivere in pienezza e fecondità ogni istante.

don Antonello Iapicca

Dal Vangelo secondo Matteo 1,1-16.18-23.

Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, 
Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esròm, Esròm generò Aram, 
Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmòn, 
Salmòn generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, 
Iesse generò il re Davide. Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, 
Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asàf, 
Asàf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozia, 
Ozia generò Ioatam, Ioatam generò Acaz, Acaz generò Ezechia, 
Ezechia generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosia, 
Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia. 
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatiel, Salatiel generò Zorobabèle, 
Zorobabèle generò Abiùd, Abiùd generò Elìacim, Elìacim generò Azor, 
Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, 
Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, 
Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo. 
Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 
Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. 
Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. 
Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». 
Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: 
“Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele”, che significa Dio-con-noi.