Il brano si colloca all’inizio del ministero pubblico di Gesù. Dopo i racconti dell’infanzia e la predicazione di Giovanni Battista, il battesimo segna il passaggio dalla vita nascosta alla missione pubblica.
Gesù dalla Galilea si sposta verso il Giordano, questo movimento geografico è teologicamente molto significativo in quanto la Galilea è una regione marginale, mista, in cui vivono giudei e pagani, lontana dal centro religioso di Gerusalemme.
È il luogo della vita quotidiana/ordinaria di Gesù.
Il Giordano invece è un luogo di passaggio, memoria dell’ingresso nella Terra promessa. Dopo la morte di Mosè, Israele si trova davanti a un limite decisivo: il Giordano in piena (Gs 3,15). Il popolo è nel deserto e davanti a sé ha la Terra promessa. Il passaggio del fiume dunque indica la fine della schiavitù e del vagare, l’inizio della vita nella promessa e la legittimazione di Giosuè come nuovo condottiero.
Il Giordano non è solo un ostacolo naturale, ma un confine esistenziale e teologico: da una parte il deserto della prova e della dipendenza, dall’altra la terra del compimento e del dono. Attraversarlo significa fidarsi della parola di Dio prima di vedere il miracolo. Mi piace soffermarmi su questo aspetto del movimento teologico perché proprio qui è racchiusa l’azione di Dio per tutta l’umanità e la missione di Gesù di Nazaret.
Dalla Galilea, periferia disprezzata Gesù passa al Giordano, confine instabile. Non il centro, non il potere, non la sicurezza … e teologicamente, questo ci dice che la rivelazione non nasce dal centro, ma dal margine.
Il confine del Giordano diventa spazio di solidarietà perché è anche il luogo dove si radunano i peccatori, chi è escluso dal sistema cultuale e riceve il dono del battesimo di conversione.
Gesù sceglie deliberatamente questo spazio, si colloca tra gli ultimi, assume la posizione di chi è “fuori”, fa della marginalità il luogo della comunione. Una marginalità che non è subita, ma assunta.
Da qui la domanda che nasce spontanea è: come chiesa, come comunità, come cristiani dove ci collochiamo? Nei luoghi di potere? Nei luoghi sicuri ma sterili? Oppure siamo disposti ad uscire verso i luoghi della marginalità che forse neanche più i cristiani vogliono vedere? Papa Leone ci ricorda che “La Chiesa è per sua natura estroversa, rivolta verso il mondo, missionaria. Essa ha ricevuto da Cristo il dono dello Spirito per portare a tutti la buona notizia dell’amore di Dio nello spirito della corresponsabilità battesimale”.
Papa Francesco invece: la Chiesa “in uscita” è la comunità di discepoli missionari che prendono l’iniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano, che fruttificano e festeggiano. La comunità evangelizzatrice sperimenta che il Signore ha preso l’iniziativa, l’ha preceduta nell’amore (cfr 1 Gv 4,10), e per questo essa sa fare il primo passo, sa prendere l’iniziativa senza paura, andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi. Vive un desiderio inesauribile di offrire misericordia, frutto dell’aver sperimentato l’infinita misericordia del Padre e la sua forza diffusiva.
Il battesimo invece ci ricorda una verità che nessuno può confutare: siamo tutti peccatori che hanno bisogno della misericordia di Dio. Mentre noi escludiamo, Dio include tutti nel suo cuore di padre/madre perché sa benissimo che abbiamo sempre bisogno di un amore gratuito che ci ami senza chiedere nulla in cambio.
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Se Gesù non ha avuto paura di mescolarsi con i peccatori, anche noi dobbiamo vincere le nostre “puritane resistenze”, affinché non solo offriamo vicinanza al prossimo ma potremo sentirci dire: «Questi è il Figlio/a mio/a, l’amato/a: in lui/lei ho posto il mio compiacimento».
CHI E’ ANGELO SABATINO
Docente di religione
Educatore professionale socio-pedagogico.
Counselor e Coach
Accompagnamento umano e spirituale
Membro dell’Associazione Laicale di promozione umana e cristiana “Seguimi” – Roma.
Sito: https://angelosab82.wixsite.com/website
Sito associazione: www.grupposeguimi.org
