Angelo Sabatino – Commento al Vangelo del 1 Marzo 2026

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Il racconto della Trasfigurazione, nella versione di Matteo ci conduce su un “alto monte” con Gesù, Pietro, Giacomo e Giovanni. Matteo è sobrio e solenne: il volto di Gesù “brillò come il sole” e le sue vesti divennero candide come la luce. Non è solo un cambiamento esteriore; è la rivelazione della sua identità più profonda. In un momento preciso del cammino, mentre si avvicina l’ora della passione, ai discepoli è concesso di vedere chi è davvero colui che stanno seguendo.

La scena ha una forte densità biblica: il monte richiama il Sinai, la nube indica la presenza di Dio, la luce è segno della gloria divina. Accanto a Gesù compaiono Mosè ed Elia, la Legge e i Profeti: tutta la Scrittura converge in Lui. Matteo mostra così che Cristo non è un frammento della storia sacra, ma il suo compimento. Eppure questo compimento non evita la croce. La Trasfigurazione, nel contesto del Vangelo, segue immediatamente l’annuncio della passione. La luce precede il buio, ma non lo sostituisce.

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Papa Francesco ha spesso spiegato che il Tabor è un dono fatto ai discepoli per non scandalizzarsi della croce. È come se Dio dicesse: “Quando vedrete il volto sfigurato, ricordatevi di questo volto luminoso”. Anche nella nostra vita accade qualcosa di simile: ci sono momenti di chiarezza, di pace, di intensa percezione della presenza di Dio. Non servono a fuggire dalla realtà, ma a sostenerci quando la realtà diventa faticosa.

Il comportamento dei discepoli è profondamente umano. Pietro prende la parola e propone di fare tre tende. È un gesto affettuoso ma ingenuo: vuole trattenere l’istante, fissare la bellezza, impedire che finisca. Quante volte anche noi vorremmo bloccare i momenti luminosi della nostra vita spirituale, o le stagioni felici dell’esistenza. Ma il Vangelo suggerisce che l’esperienza di Dio non può essere posseduta; può solo essere accolta e poi lasciata andare, perché il cammino continua.

Mentre Pietro parla, una nube luminosa li copre e una voce dichiara: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”. È il centro teologico del brano. Non dice: ammiratelo, trattenetelo, costruite qualcosa per Lui. Dice: ascoltatelo. La fede nasce e cresce nell’ascolto. Quando i discepoli cadono con la faccia a terra, presi da timore, Gesù si avvicina, li tocca e dice: “Alzatevi e non temete”. La gloria non schiaccia l’uomo; lo rialza.

Qui si inserisce bene una riflessione di John Henry Newman, che parlava della crescita della fede come di un processo spesso silenzioso e interiore. Sul monte i discepoli vedono improvvisamente ciò che Gesù è sempre stato. Forse anche per noi la santità non è diventare altro da ciò che siamo, ma lasciare che emerga, attraverso prove e purificazioni, la luce che Dio ha già posto nella nostra vocazione. La Trasfigurazione non crea una realtà nuova; la manifesta.

Alla fine, alzando gli occhi, i discepoli “non videro nessuno, se non Gesù solo”. È una frase decisiva. Spariscono Mosè ed Elia, scompare la visione straordinaria, resta la semplicità del Maestro che li conduce verso Gerusalemme. La fede matura accetta che le consolazioni passino, purché resti Cristo. E la vera trasfigurazione, forse, comincia proprio quando si scende dal monte: quando, nella pianura della vita quotidiana, custodiamo nel cuore una luce che non si vede sempre, ma che continua a orientare i passi e a trasformare lentamente il nostro modo di guardare, di soffrire e di amare.

CHI E’ ANGELO SABATINO

Docente di religione
Educatore professionale socio-pedagogico.
Counselor e Coach 
Accompagnamento umano e spirituale
Membro dell’Associazione Laicale di promozione umana e cristiana “Seguimi” – Roma.

Sito: https://angelosab82.wixsite.com/website
Sito associazione: www.grupposeguimi.org

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