- Pubblicità -

Alberto Maggi – Commento al Vangelo di domenica 23 Novembre 2025

Domenica 1 Giugno 2025 - ASCENSIONE DEL SIGNORE - ANNO C
Commento al brano del Vangelo di: Lc 24,46-53

Data:

L’Ultima Tentazione

Commento al Vangelo del 23 novembre 2025 a cura di p. Alberto Maggi OSM

Link al video

Il video di padre Alberto si apre con un sentito omaggio al grande biblista Joseph Rius Camps, recentemente scomparso all’età di 92 anni, al quale l’oratore deve gran parte della sua formazione e l’ingresso nel gruppo di studio di Juan Mateos, che lavorava alla traduzione e al commento del Vangelo di Giovanni. Rius Camps, patrologo e studioso attento, aveva pubblicato opere come Il diario di Teofilo (con la presentazione dell’oratore) e L’esodo dell’uomo libero. L’inizio include anche saluti ai partecipanti, notando la rinuncia di Riccardo al servizio di Priore Generale per dedicarsi al centro studi biblici, e la sorpresa di ritrovare un compagno di studi dell’École Biblique di Gerusalemme, Santiago.

Il Brano e il Kairos

- Pubblicità -

Il cuore del video è la lettura e il commento del brano di Luca capitolo 23, versetti 35-43, definito come “l’ultima tentazione di Gesù”. Le tentazioni nel deserto, dove Satana proponeva a Gesù di usare le sue capacità di Figlio di Dio per salvare sé stesso e ottenere potere, si erano concluse con la frase che il diavolo si sarebbe allontanato “per ritornare al tempo fissato”. Questo tempo fissato, meglio tradotto con l’espressione greca kairos (momento opportuno o propizio, distinto dal cronos che indica il tempo del calendario), è proprio il momento della crocifissione.

Gesù fu condotto al luogo chiamato Cranio, o Golgota/Calvario, insieme a due malfattori. La crocifissione era la condanna riservata alla feccia della società, ritenuta il segno inequivocabile della maledizione divina, poiché la legge divina (Deuteronomio) afferma che “L’appeso è una maledizione di Dio”.

Le Tentazioni in Croce

L’unica reazione di Gesù in croce è una parola di perdono: “Padre, perdonali perché non sanno quel che fanno”.

Tuttavia, il brano descrive le azioni e le parole di chi lo circonda, che fungono da ultima tentazione satanica:

  1. Il Popolo: Stava a vedere in modo non passivo. Deluso dal fatto che Gesù non si fosse manifestato come il Messia atteso che avrebbe riconquistato il regno con la violenza, aveva attivamente chiesto la sua crocifissione (scegliendo Barabba). La folla non mostra sentimenti di dolore o compassione.
  2. I Capi: Essi deridono e scarniscono Gesù, usando un verbo che significa “arricciare il naso”. I capi sono visti come gli strumenti del Satana, che invitano Gesù a usare il suo potere di Eletto di Dio per salvare sé stesso, dato che non l’ha usato per salvare gli altri. Questi “uomini di Dio,” pieni di odio, si godono l’agonia di colui che minacciava il loro dominio.
  3. I Soldati: Anche i soldati lo scarnivano. Essi gli porgevano l’aceto, che nella Bibbia è simbolo di odio, in contrasto con il vino, simbolo di amore. Essi ridicolizzano la sua pretesa politica di essere “il Re dei Giudei,” sfidandolo a salvarsi. L’iscrizione posta sopra di lui, “Il re dei Giudei è questo,” era essa stessa disprezzativa e serviva da monito contro i moti rivoluzionari.
  4. Un Malfattore: Gesù viene insultato persino da uno dei malfattori appesi accanto a lui, il quale lo bestemmia chiedendogli di salvare sé stesso e anche loro. Questa è la terza e definitiva volta che ritorna la tentazione di usare il suo potere per salvarsi.

Il Malfattore Riconosce il Re

L’altro malfattore, al contrario, rimprovera il compagno, riconoscendo che la loro condanna è giusta, ma affermando che Gesù “non ha fatto nulla di male”. Questa persona, ritenuta la più lontana da Dio, è l’unica a riconoscerlo come Re. Chiamandolo con il suo nome, Gesù, che significa “Yahvé salva” e indica la sua missione di salvatore, egli chiede: “Gesù ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”.

Gesù risponde: “In verità ti dico oggi sarai con me nel paradiso”.

Questa risposta indica l’immediatezza della salvezza (“oggi”) e sottolinea la natura del Dio rivelato in Luca: un Dio che è “benevolo verso gli ingrati e i malvagi” e non guarda ai meriti o alle virtù, ma ai bisogni e alle necessità umane. Il suo amore è un regalo, non un premio. Non esistono casi impossibili o situazioni irrimediabili per l’amore di Dio.

Il Paradiso Aperto

Il termine “paradiso” (che deriva dal medio iranico pardezze e significa giardino/parco) appare qui per l’unica volta nei Vangeli. La prima persona ad entrare in questo luogo, dal quale l’uomo peccatore era stato cacciato (Genesi), è proprio un anonimo bandito. Le porte del paradiso restano aperte per tutti coloro che riconoscono Gesù come Re e Salvatore, anche per quelli “dell’ultimo minuto”.

Nella Chiesa primitiva, l’accoglienza in paradiso di un delinquente senza apparente pentimento spinse a “santificarlo” successivamente come il “buon ladrone” (chiamato Disma nelle memorie apocrife di Nicodemo) per rendere accettabile questa salvezza immediata senza purgatorio. Il brano, in conclusione, offre una grande speranza, dimostrando che non esistono casi irrimediabili.