Commento al Vangelo del 23 marzo 2025 a cura di p. Alberto Maggi OSM
Il commento di p. Maggi inizia ricollegando questo episodio ai versetti precedenti del capitolo 12, dove Gesù smaschera l’ipocrisia di coloro che rifiutano il suo messaggio, invitando la folla a ragionare autonomamente e distinguendo tra potere (diabolico nei vangeli) e autorità (servizio basato sulla competenza e il carisma). Gesù critica un sistema religioso che mantiene il popolo infantile e dipendente, promuovendo invece una fede basata sull’amore incondizionato di Dio.
Successivamente, viene narrato l’episodio in cui alcuni informano Gesù del massacro di alcuni galilei da parte di Pilato nel tempio. Questo evento è presentato come un avvertimento a Gesù, data la reputazione dei galilei come ribelli e la sua provenienza dalla Galilea. I farisei sperano che Gesù impari la lezione e non sfidi l’ordine costituito.
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Gesù risponde negando che la tragica fine dei galilei sia una punizione divina per peccati maggiori rispetto ad altri galilei. Smentisce la dottrina mosaica del castigo divino ereditario e sottolinea l’importanza di interpretare le Scritture alla luce dell’amore incondizionato di Dio. Gesù avverte i suoi interlocutori che, se non si convertono, periranno allo stesso modo. La conversione non è intesa come un ritorno a Dio, ma come un cambiamento radicale di mentalità e di stile di vita, basato sul condividere, scendere e servire, abbandonando l’avere, il salire e il comandare.
Gesù fa poi riferimento al crollo della torre di Siloe a Gerusalemme, ribadendo che anche queste morti non sono dovute a una maggiore colpa delle vittime e rinnovando l’invito alla conversione.
La discussione si conclude con la parabola del fico sterile piantato in una vigna (simbolo del popolo di Israele, mentre il fico rappresenta il tempio e l’istituzione religiosa). Dopo tre anni senza frutti, il proprietario decide di tagliarlo perché rende sterile anche il terreno circostante. Questa parabola riprende una polemica con Giovanni Battista, il quale predicava un messia giudice severo.
I discepoli di Giovanni, vedendo l’approccio misericordioso di Gesù, si interrogano se egli sia davvero il Messia atteso. Gesù risponde con i fatti, compiendo opere di guarigione e annunciando la buona novella ai poveri, escludendo però la vendetta divina attesa dal popolo. Il vignaiuolo nella parabola (figura di Gesù) intercede per il fico, chiedendo un altro anno per curarlo e farlo fruttificare, simboleggiando l’opportunità di grazia offerta da Dio prima del giudizio finale. La parabola rimane aperta, invitando alla riflessione su questo nuovo modo di agire di Dio, basato sull’amore e la pazienza verso tutti, anche coloro che non portano frutto.
