DIO VUOLE CHE TUTTI SIANO SALVI
Lc 14,15-24
1- La prima immagine: una sala addobbata a festa, ma vuota; che certifica un fallimento, come in certe nostre chiese tristi e semivuote, con il pane e vino che nessuno vuole, nessuno cerca, nessuno gusta; con la nostra afasia circa la Parola.
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C’è un invito alla festa, alla gioia, all’amore, alla bellezza, ma in fondo l’uomo non ci crede, non ci vuol perdere tempo.
2- E allora la sorpresa: di fronte al rifiuto della gente, lui non revoca il dono. Se i cuori e le case degli invitati si chiudono, il Signore apre incontri altrove, il banchetto non è revocato.
Il servo esce con un ordine illogico e favoloso:
prendi poveri, ciechi, storpi, zoppi, conducili alla festa. Tutti, senza badare a meriti o a formalità, degni e meno degni.
“Non chiedere niente, tu conduci”.
È bello questo Dio che, rifiutato, anziché deprimersi e abbassare le attese, le innalza.
Apre, allarga, gioca al rilancio, va più lontano.
E dai molti invitati passa a tutti invitati, dai ricchi possidenti della città passa agli ultimi della fila: fateli entrare tutti, cattivi e buoni dirà Matteo nella parabola parallela,
addirittura prima i cattivi, scandalo per il fariseo che è in me.
Un invito senza mezze misure, senza bilancino, senza quote da distribuire… E io che pensavo che a fianco di Dio ci fosse posto solo per i buoni, i migliori, i bravi ragazzi.
Noi ci arrendiamo alle prime difficoltà: lui non accetta che ci arrendiamo, con Dio c’è sempre un ‘dopo’.
Vediamo come incalza il servo con tre verbi in crescendo: dì: è pronto, venite
poi la seconda volta: conducili qui, guidali,
la terza volta: costringili a entrare.
Signore, c’è ancora posto… tu va’ per strade e lungo le siepi ‘perché la mia casa si riempia’.
È il perno della parabola Dio sogna la sua casa piena, piena di volti.
La felicità viene dai volti.
Un Dio che pensa in grande: dà una grande cena, fa molti inviti, non vuole posti vuoti.
La prima serie di inviti è sepolta sotto una gelata di scuse.
Non bugie, non imbrogli, niente di cui sentirsi in colpa: il lavoro, la famiglia… ma è tutto qui? Vivere è solo questo?
Allora il padrone reagisce, ma con vitalità, non con amarezza:
esci subito!
Subito notiamo, l’amore ha sempre fretta, sbrigati, rastrella la città e conduci qui poveri, ciechi, storpi, zoppi, quelli che da soli non ce la fanno, che nessuno invita. Che hanno fame, e sanno gustare ciò che sfama.
E vengono, ma non bastano a riempire il vuoto di Dio.
C’è ancora posto, comunica il servo, di sua testa. Che ha capito il cuore del padrone.
Se il suo sogno è rifiutato, lui apre, allarga, gioca al rilancio, va più lontano;
e dai molti invitati passa a tutti invitati: Esci fuori dalle mura, per le strade e lungo le siepi,
Esci in cerca dei lontani, dei più marginali, degli scarti, di quelli che non hanno neanche la forza di chiedere.
Sorprendili, e obbligali a entrare.
Non certo con la forza, ma con la bellezza della proposta.
DIO VUOLE CHE TUTTI SIANO SALVI
Costringili, con nessun’altra forza che non sia quella della seduzione di un annuncio che è favore dell’uomo, che lavora per la festa della vita.
Neanche Dio può stare solo, scrive p. Turoldo. La solitudine è il male del cosmo.
Dio Sogna una casa piena… La grande cena non ha altro movente che la nostalgia di un abbraccio grande quanto lo sono le mura di casa.
Di una casa a sua volta grande come il mondo. C’è ancora posto, dice il servo. Nessuno gliel’ha detto, lui ha capito da solo che il problema del padrone non è sentirsi offeso dal rifiuto, ma creare festa per tutti.
DIO VUOLE CHE TUTTI SIANO SALVI.
Parole da scrivere e riscrivere sempre in lettere maiuscole. Non ha figli da perdere questo Padre. Non ha figli da buttare.
Ma la parabola è scritta per me, mi interpreta.
Dio ti fa uscire verso una convivialità, ma universale.
Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.
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