«Mi piacerebbe, ma adesso non posso».
Quante volte abbiamo detto questa frase. E quante volte, senza accorgercene, finiamo per rimandare proprio le cose che potrebbero dare più senso alla nostra vita.
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Nel Vangelo Gesù racconta di un uomo che organizza una grande cena. Gli invitati, però, cominciano a trovare scuse. Uno ha comprato un campo, un altro deve occuparsi dei buoi, un altro ancora ha appena iniziato una nuova vita matrimoniale. Tutti hanno qualcosa da fare. Nessuno, però, trova il tempo per esserci.
Anche noi che ci diciamo credenti troviamo spesso scuse nei confronti del Signore: credo ma non ho tempo di venire a messa; sono credente e non ho bisogno di confessarmi o di sposarmi in chiesa per dimostrarlo; credo in Dio ma in chiesa non voglio metterci piede.
A un certo punto, nel Vangelo, il padrone manda il servo a chiamare poveri, storpi, ciechi e zoppi. Persone che forse non si sarebbero mai aspettate di ricevere un invito così importante. La cosa più bella arriva quando il servo torna e dice che c’è ancora posto. È come se Gesù volesse dirci che nel cuore di Dio nessuno è di troppo e c’è soprattutto posto per quelli che non sono perfetti e non si credono tali.
La prima lettura ci aiuta a capire quale atteggiamento rende possibile questa accoglienza. Paolo invita ad avere gli stessi sentimenti di Cristo, che «svuotò se stesso», scegliendo la condizione del servo. Gesù non ha cercato il primo posto per sé. Ha fatto spazio agli altri.
Quanti santi hanno vissuto questa umiltà mettendosi al servizio dei più poveri e degli esclusi. I santi ci sono dati come esempi di vita cristiana piena e possibile.
Forse il problema non è che nella nostra vita manchino gli inviti, ma che siamo troppo occupati per accoglierli. Occupati dal nostro egoismo che non lascia spazio a Dio. Il Signore continua a chiamarci attraverso le persone che incontriamo, soprattutto quelle che non avremmo scelto.
E allora, non aspettare di avere tutto sotto controllo per cominciare a vivere. Potresti perderti proprio l’incontro che aspettavi da tempo.
don Domenico Bruno
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