Colossi di santità
In questi giorni di Halloween si parla molto di tradizioni importate dall’America, dimenticando che a volte siamo stati noi a esportare idee grandiose. La Statua della Libertà, ad esempio, nacque ispirandosi a un’opera lombarda di due secoli prima: il Colosso di San Carlo Borromeo ad Arona.

Da bambino questo gigante di trentacinque metri, costruito per omaggiare il santo arcivescovo di Milano, mi impressionò profondamente: ricordo ancora l’emozione di entrare nella struttura, arrampicarmi su una scala a pioli e affacciarmi per guardare il panorama, letteralmente, attraverso gli occhi del santo. Pensare a questa figura imponente mi è sembrato un’immagine bella per comprendere il senso dei santi, che oggi celebriamo tutti insieme in questa solennità.
- Pubblicità -
Per capire i santi, la Chiesa ci fa ascoltare uno dei brani più grandi del Vangelo: le Beatitudini. Sono la sintesi di tutto l’insegnamento di Gesù e per comprenderle a fondo bisogna tenere presente l’intero Vangelo. Le Beatitudini sono la legge del Regno di Dio inaugurato da Gesù, che è il modo in cui Dio pensa il mondo, alla cui costruzione possiamo partecipare fin da ora. Questo Regno Gesù lo ha insegnato, ma soprattutto lo ha praticato con la sua vita, i suoi gesti e le sue parole, fino alla morte e risurrezione.
Le Beatitudini non sono una serie di norme fatte di divieti, prescrizioni, premi o punizioni. Sono una visione del mondo, un modo nuovo di guardare la vita con lo sguardo di Dio, potremmo dire dall’alto.
L’evangelista Matteo colloca questo insegnamento su un monte. È un’immagine forte. Matteo non ci dà una indicazione geografica, ma vuole raccontarci una verità profonda. Fin dai tempi dell’Antico Testamento, sul Sinai o sull’Oreb, le grandi manifestazioni di Dio avvengono sempre in alto, su dei monti.
Gesù porta in alto, spiritualmente e umanamente, i suoi discepoli e noi oggi. Ci conduce sul punto di vista di Dio, per aiutarci a gettare uno sguardo nuovo sulla vita di tutti i giorni, quella che viviamo quaggiù nella pianura. Dalla vetta del Vangelo siamo chiamati a guardare la povertà, la sofferenza, la ricerca della giustizia e della pace, le relazioni umane, le fatiche e le persecuzioni. Siamo invitati a guardare tutto questo con gli occhi della beatitudine.
Certo, è difficile pensare che sia beato chi è afflitto, chi è povero o chi viene perseguitato. Eppure, le Beatitudini ci invitano a guardare le vicende più difficili della vita come un’occasione per incontrare veramente noi stessi, il prossimo e Dio.
Quando Gesù dice «Beati voi», afferma che lo siamo quando scegliamo la povertà come distacco dai beni per non esserne schiavi, la mitezza invece della vendetta, quando cerchiamo la giustizia per promuovere il bene comune e non per schiacciare gli altri. Siamo beati quando ci spendiamo per la pace andando incontro all’avversario e persino quando ci troviamo a soffrire per queste scelte, perché ci crediamo davvero. In quel preciso momento Dio è presente, e affida la terra e il futuro dell’umanità a chi cerca la beatitudine in questo modo. Chi vive la logica del Vangelo diventa immagine di Dio e mostra la sua presenza viva nel mondo.
Ma per fare questo bisogna mettersi in cammino, e sopratutto salire in alto.
Ecco perché mi è venuto in mente il colosso di Arona: provare a guardare il paesaggio dagli occhi di un santo. Oggi per questioni di sicurezza non si può salire fisicamente fin lassù, ma la statua è stata pensata proprio come un grande punto di riferimento, per ricordarci l’importanza di vedere le cose dall’alto, proprio come hanno fatto San Carlo e tutti i santi.
- Pubblicità -
I santi sono esattamente questo. A volte li collochiamo sui piedistalli per tenerli lontani, quasi fossero solo dei mezzi per ottenere favori o miracoli. Invece, sono in alto per ricordarci che anche noi possiamo salire e che, pur nella fragilità e piccolezza delle nostre esistenze, possiamo intravedere la beatitudine.
I santi non sono campioni irraggiungibili, ma punti di riferimento “alti” che ci dimostrano come il Vangelo si possa vivere qui e oggi “in basso” sulla terra. Pensare che il Colosso di San Carlo abbia ispirato la Statua della Libertà mi ricorda il contagio bello che siamo chiamati a vivere come cristiani. La nostra missione non è fuggire dal mondo, ma mostrare che nella vita di ogni giorno possiamo abitare il Vangelo, rispondendo a quella sete di felicità e libertà che si trova nel cuore di ogni persona. Questa è la nostra strada, sulle orme dei santi, veri colossi di vita evangelica che ci insegnano a guardare il mondo con lo sguardo di Dio.dall’altra quello di Dio, uniti per sempre.
Fonte: il blog di don Giovanni Berti (“in arte don Gioba”)
← Tutti i commenti al Vangelo del 1 novembre 2026
