Commento al Vangelo del 24 settembre 2017 – Ileana Mortari (Teologa)

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โ€œTu sei invidioso perchรฉ io sono buono?โ€

La parabola รจ una forma caratteristica del discorso di Gesรน, con tratti originali suoi propri anche rispetto al genere narrativo omonimo, e che costituisce addirittura un โ€œunicumโ€ nella letteratura di tutti i tempi. Essa serve per esprimere, mediante situazioni comuni, contenuti e realtร  spirituali e soprannaturali e in genere ha per oggetto il regno di Dio.

Il testo di oggi, che รจ proprio di Matteo, inizia infatti con le parole โ€œIl regno dei cieli (che nel primo vangelo equivale a il โ€œregno di Dioโ€) รจ simile a un padrone di casa che uscรฌ allโ€™alba (cioรจ alle 6 di mattina)โ€ โ€ฆโ€ฆโ€ฆ..

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Anche lโ€™ambientazione, come sempre nelle parabole, รจ quanto mai realistica e veritiera: abbiamo la situazione di un proprietario terriero, la presenza di disoccupati, lโ€™ingaggio e il salario a giornata.

Ma nello stesso tempo ci sono delle inverosimiglianze, anchโ€™esse frequenti nelle parabole: le cinque โ€œusciteโ€ del padrone a diverse ore del giorno, soprattutto quella delle cinque del pomeriggio (lโ€™โ€undicesima oraโ€ delle 12 in cui consisteva la giornata lavorativa), lโ€™ingaggio nel pomeriggio per poche ore di lavoro, il modo quanto meno insolito e decisamente inaspettato di assegnare la pagaโ€ฆ. anzi, diciamo pure sconcertante e โ€œingiustoโ€ dal punto di vista umano!

Infatti il padrone, che ha fatto lavorare gli operai ingaggiati in misura diversa, al termine della giornata ordina al fattore: โ€œChiama gli operai e dร  loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primiโ€; agli ultimi viene dato un denaro ciascuno, la stessa cifra che il proprietario aveva pattuito con i primi; questi, vedendo ciรฒ, pensano di ricevere di piรน, in considerazione del maggior lavoro svolto, ma la paga รจ la stessa e alle loro mormorazioni il padrone risponde con tre argomentazioni: a) non sottrae loro nulla, perchรฉ essi ricevono quanto pattuito; b) รจ lui il padrone e dunque egli รจ libero di essere generoso quanto vuole c) โ€œOppure tu sei invidioso perchรฉ io sono buono?โ€(v.15)

Come si vede, da un lato la parabola facilita la comprensione del regno mediante alcune evidenti analogie (qui il padrone รจ Dio e la vigna il suo regno), ma dallโ€™altro mette in luce criteri di giudizio e di comportamento assolutamente nuovi e insoliti, qui soprattutto il concetto di โ€œgiustiziaโ€, che non coincide affatto con quello umano, anzi lo travalica completamente: il padrone non applica il nostro criterio quantitativo di retribuzione corrispondente allโ€™opera svolta (tanto ho lavorato, tanto ricevo), ma va ben oltre nella sua generositร . Il brano si conclude poi con un โ€œparadossoโ€, cioรจ una frase in contrasto con il modo comune di pensare, probabilmente aggiunta dallโ€™evangelista: โ€œcosรฌ gli ultimi saranno primi, e i primi gli ultimiโ€ (v.16)

Tra lโ€™altro la stessa frase viene pronunciata da Gesรน al termine dellโ€™episodio precedente (Mt. 19, 30) e dunque fa โ€œinclusioneโ€, cioรจ delimita intenzionalmente la parabola, richiamando la nostra attenzione sul significato della frase stessa.

Cerchiamo allora di cogliere il messaggio che emerge dalla โ€œpuntaโ€ della parabola, cioรจ da quella parte su cui, come accade per un quadro, รจ soprattutto attirata lโ€™attenzione dellโ€™ascoltatore: la strana โ€œgiustiziaโ€ di Dio e soprattutto la terza risposta ai lavoratori.

Le parabole vanno sempre interpretate a tre livelli: il piano storico del tempo di Gesรน, nel momento in cui egli ha effettivamente narrato lโ€™episodio fittizio; il livello della Chiesa primitiva, quando spesso il testo viene adattato alla situazione della comunitร ; la perenne attualizzazione che viene fatta dalla Chiesa in ogni tempo in cui il brano evangelico viene riletto, annunciato e vissuto.

Ora, a al livello storico di Gesรน la parabola trascrive sul piano simbolico una situazione conflittuale creatasi tra lui e i farisei, perchรฉ Gesรน, in tutto il corso della sua missione, ha chiaramente mostrato la sua preferenza per quelli che non contano sul piano religioso โ€“ i peccatori, il popolo ignorante, gli โ€œanawimโ€ โ€“ suscitando le aspre critiche di coloro che invece si ritengono โ€œelettiโ€, superiori agli altri, i โ€primiโ€, perchรฉ osservano minuziosamente la Legge.

Non dimentichiamo che un denaro, oltre che rappresentare la paga media di un bracciante, era anche la somma minima necessaria per vivere; dunque il padrone della vigna vuole che ciascun lavoratore abbia il necessario per vivere (il pane quotidiano), indipendentemente dai suoi meriti. Cioรจ: la preoccupazione del viticoltore-Dio non รจ la giustizia retributiva, ma la misericordia, lโ€™amore, il desiderio di bene per ognuno; anche perchรฉ egli non teme alcuna diminuzione delle sue sostanze: la sovrabbondanza della sua ricchezza-amore รจ infinita ed รจ destinata a tutti, รจ universale. Sono i โ€œprimiโ€, i lavoratori della โ€œprima oraโ€, le 6 del mattino, che non hanno capito la logica del padrone-Dio; restano schiavi della loro meschineria e non sanno vedere la gratuitร  che raggiunge tutti, pur non facendo torto a nessuno.

Al livello delle prime comunitร  cristiane, soprattutto nel contesto prevalentemente giudeo-cristiano di Matteo, con โ€œultimiโ€ si intende chiaramente i pagani, cioรจ gli ultimi, in ordine di tempo, chiamati al regno di Dio, che a un certo punto prendono il posto del โ€œprimoโ€ chiamato, Israele, che non ha compreso il Messia. E โ€œultimiโ€ sono anche coloro che nella comunitร  sono considerati i piรน piccoli tra i fratelli, i semplici, i poveri, gli ignoranti.

Infine, attualizzando il testo per il nostro tempo, possiamo ricordare il ragionamento di tanti: โ€œEcco, io fin da piccolo sono stato osservante e praticante. Quello lรฌ, che ha fatto i suoi comodi per tutta la vita, si pente allโ€™ultimo momento, viene perdonato ed ha la stessa mia ricompensa: il Paradiso. Eโ€™ giusto questo?โ€. Certo, รจ giusto nella logica di Dio, diversa dalla nostra, ma uguale a quella di un padre o di una madre, che non aspettano altro che il ritorno del figlio traviato; e quando questi si ravvede, gioiscono infinitamente, facendo gran festa e mettendolo a parte dei loro beni tanto quanto gli altri figli che magari vi hanno contribuito con il loro lavoro.

Non puรฒ essere che gretto e meschino il ragionamento di cui sopra, perchรฉ cโ€™รจ comunque una bella differenza tra lโ€™essere in dialogo e comunione con Dio fin dallโ€™inizio della propria vita cosciente ed arrivarci allโ€™ultimo momento: si perde molto purtroppo!, e poi si corre il rischio di essere raggiunti dallโ€™esito fatale prima di fare in tempo a convertirsi. E ancora: siamo sicuri che il gaudente in questione fosse veramente felice e appagato? Che ne sappiamo noi di quello che รจ passato nel suo animo?

Chi ha conosciuto e goduto dellโ€™amore straordinario e pacificante di Dio per tanto tempo non puรฒ che rallegrarsi che un suo fratello vi giunga, pur se in extremis, e partecipi egli pure della gioia ineffabile dellโ€™essere figli immensamente amati da Dio Padre.

Ileana Mortari – Sito Web

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO

Puoi leggere (o vedere) altri commenti al Vangelo di domenica 24 settembre 2017 anche qui.

XXV Domenica del Tempo Ordinario – Anno A

Mt 20, 1-16
Dal Vangelo secondoย  Matteo

In quel tempo, Gesรน disse ai suoi discepoli questa parabola:
ยซIl regno dei cieli รจ simile a un padrone di casa che uscรฌ all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordรฒ con loro per un denaro al giorno e li mandรฒ nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che รจ giusto ve lo darรฒ”. Ed essi andarono. Uscรฌ di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lรฌ e disse loro: “Perchรฉ ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perchรฉ nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di piรน. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, perรฒ, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perchรฉ io sono buono?”. Cosรฌ gli ultimi saranno primi e i primi, ultimiยป.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 24 – 30 Settembre 2017
  • Tempo Ordinario XXV
  • Colore Verde
  • Lezionario: Ciclo A
  • Salterio: sett. 1

Fonte: LaSacraBibbia.net

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