โNon potete servire a Dio e a mammonaโ
Lโuso dei beni รจ uno dei temi piรน frequenti nel terzo vangelo, scritto nellโ80 circa d. Cr. per una comunitร in cui, a fronte di un crescente benessere economico, si poneva sempre piรน fortemente lโinterrogativo circa i rapporti tra il cristiano e la ricchezza. Luca dedica allโargomento lโintero capitolo 16, costituito da due parabole e da alcuni detti, qui radunati perchรฉ incentrati appunto su tale tema.
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[ads2]La prima parabola (detta dellโamministratore astuto) suscita notevoli perplessitร perchรฉ sembra proporre a modello di vita un uomo disonesto e truffaldino. In realtร , poichรฉ si tratta di una parabola, il testo non va considerato alla stregua degli insegnamenti espliciti di Gesรน, ma come il racconto di unโesperienza tratta dalla vita comune, e dunque ben nota allโuditorio, in cui a un certo punto emerge un motivo dominante e decisivo: รจ la cosiddetta โpuntaโ della parabola, lโelemento su cui lโascoltatore รจ chiamato ad esprimere un giudizio e a confrontare la propria vita. Nel testo in esame รจ il v. 8: โIl padrone lodรฒ quellโamministratore disonesto, perchรฉ aveva agito con scaltrezzaโ.
Nellโoriginale greco il termine โfronimosโ non ha unโaccezione negativa, come puรฒ sembrare dalla traduzione; lo ritroviamo infatti in altri passi evangelici con un significato nettamente positivo: ragionevole, giudizioso, prudente, saggio (cfr. Luca 12,42: lโamministratore fedele e saggio; Matteo 7,24: lโuomo saggio che costruisce la sua casa sulla roccia e Matteo 25, 3: le vergini sagge che presero con sรฉ anche dellโolio di riserva) e dallโinsieme del contesto scritturistico, anche veterotestamentario, risulta che saggio รจ chi non rifiuta obbedienza al progetto di Dio.
Ora, al di lร della vicenda concreta (di cui tra lโaltro ignoriamo troppi particolari per darne una valutazione adeguata), quello che sta a cuore a Gesรน รจ mostrare come, in una situazione assolutamente disperata, che si รจ abbattuta sullโamministratore senza alcuna possibilitร di scampo, il protagonista dellโepisodio abbia saputo comportarsi con prontezza, lucida determinazione e ingegnandosi al massimo in vista dellโobiettivo, al punto da meritare lโelogio del padrone stesso.
Fuor di metafora, la sconsolata considerazione che โi figli di questo mondo sono piรน scaltri (cioรจ โpiรน saggiโ) dei figli della luceโ (v.8) vuole essere un richiamo a vivere la propria fede non in maniera superficiale, amorfa, banale, attestata su un basso profilo, ma impegnando al massimo le nostre energie e risorse, come fanno generalmente quanti – al tempo di Gesรน e in ogni epoca storica – sono pronti a sacrificare tutto pur di raggiungere al massimo grado ricchezza, successo, potere.
Nel seguito del brano vediamo poi come Luca abbia applicato tale insegnamento del Signore a quel tema che gli stava tanto a cuore, visto che costituiva un pressante interrogativo nella sua comunitร : lโuso dei beni terreni.
Anzitutto questi ultimi vengono definiti โdisonesta ricchezzaโ, โmamonร tes adikรฌasโ nellโoriginale greco, cioรจ โricchezza frutto di ingiustiziaโ. Perchรฉ?
Dalle pagine della Scrittura emerge che, se la ricchezza puรฒ anche essere un bene, in quanto segno della benevolenza di Dio (cosรฌ viene detto in molte pagine dellโAntico Testamento), molto piรน spesso essa รจ un male, perchรฉ alimenta lโaviditร , lโegoismo e lโinsensibilitร e provoca gravi ingiustizie, come si vede bene anche dalla prima lettura, tratta dal profeta Amos; la ricchezza รจ un male perchรฉ illusoria e fallace: promette la felicitร , ma โnon giova nel giorno della sventuraโ (Sirac.5, 8); la ricchezza รจ un male soprattutto perchรฉ lโattaccamento ad essa si insinua e prende piede nel cuore dellโuomo al punto da divenirne padrone, un idolo che si sostituisce al vero Signore.
Tutto questo รจ contenuto nel termine che scandisce la seconda parte della pericope lucana: โmammonaโ, una parola aramaica che indica stabilitร economica, potenza, proprietร , sicurezza, ciรฒ in cui lโuomo ripone tutta la sua fiducia. Eโ molto significativo che la radice di questo termine, โโamanโ (= credere, fidarsi, essere fedele), sia la stessa da cui deriva la parola โfedeโ, che sta alla base del โcredoโ di Israele: โSe non crederete, non avrete stabilitร โ dice Isaia (cap.7, 9).
Per questo, nellโapplicazione della parabola, Luca ci offre delle indicazioni molto chiare. Ci invita per prima cosa ad esaminarci nel profondo, per vedere qual รจ lโassoluto della nostra esistenza: โNessun servo puรฒ servire a due padroni: o odierร lโuno e amerร lโaltro oppure si affezionerร allโuno e disprezzerร lโaltro. Non potete servire a Dio e a mammonaโ (v.13).
Di conseguenza, nella gestione dei beni cโรจ un solo modo per evitare che essi divengano nostri โpadroniโ: โProcuratevi amici con la disonesta ricchezzaโฆ..โ (v.9), cioรจ: condividete con chi ha meno di voi; รจ il richiamo, ricorrente nellโAntico e nel Nuovo Testamento, al dovere dellโelemosina, che tra lโaltro nella Bibbia e nella tradizione ebraica non significa dare qualche spicciolo, ma ristabilire la giustizia infranta, cioรจ – potremmo dire con un linguaggio di dominio comune – usare la ricchezza per una โnuova solidarietร โ. Anzi, come dice Don Ciotti, ogni cristiano รจ chiamato ad essere un volontario permanente che condivide con i fratelli i beni materiali e spirituali ricevuti in dono dal suo unico Signore.
Ileana Mortari – Sito Web
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XXV Domenica del Tempo Ordinario – Anno C
- Colore liturgico: verde
- Am 8, 4-7; Sal.112; 1 Tm 2, 1-8; Lc 16, 1-13
[ads2]Lc 16, 1-13
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesรน diceva ai discepoli:
ยซUn uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamรฒ e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perchรฉ non potrai piรน amministrare”.
L’amministratore disse tra sรฉ: “Che cosa farรฒ, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farรฒ perchรฉ, quando sarรฒ stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamรฒ uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodรฒ quell’amministratore disonesto, perchรฉ aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono piรน scaltri dei figli della luce.
Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perchรฉ, quando questa verrร a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi รจ fedele in cose di poco conto, รจ fedele anche in cose importanti; e chi รจ disonesto in cose di poco conto, รจ disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderร quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darร la vostra?
Nessun servitore puรฒ servire due padroni, perchรฉ o odierร l’uno e amerร l’altro, oppure si affezionerร all’uno e disprezzerร l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezzaยป.
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.
- 18 – 24 Settembre 2016
- Tempo Ordinario XXV, Colore verde
- Lezionario: Ciclo C | Anno II, Salterio: sett. 1
Fonte: LaSacraBibbia.net
