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Il testo ed il commento al Vangelo del 17 luglio 2016 – Lc 10, 38-42
XVI Settimana del Tempo Ordinario – Anno II
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https://youtu.be/RFHe71NR__o
- Colore liturgico: Verde
- Periodo: Quarta settimana del Salterio
- Venerdรฌ – 16.a Tempo Ordinario
- Santo del giorno: S. Alessio di Roma, Tiziano
- Chi teme il Signore, abiterร nella sua tenda
- Liturgia: Gn 18, 1-10; Sal 14; Col 1, 24-28; Lc 10, 38-42
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Lc 10, 38-42
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesรน entrรฒ in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitรฒ.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: ยซSignore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiutiยป. Ma il Signore le rispose: ยซMarta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’รจ bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarร toltaยป.
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.
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Commenti al Vangelo di Lc 10, 38-42
Commento a cura dei Monaci Benedettini
[ads2]La parte migliore.
Il valore di una persona ai nostri giorni la si misura dalle capacitร di cui รจ dotata e soprattutto dall’efficienza. Su questa scia รจ maturata una nuova eresรฌa moderna quella che chiamiamo efficientismo. ร stata violentemente contestata dallo stesso Signore: egli ha dato il massimo del suo amore nell’immolazione e nell’immobilitร totale della croce. Ciรฒ nonostante, noi continuiamo a pensare che anche nei confronti del Signore possiamo esprimerci al massimo quando il nostro agire per lui puรฒ esprimersi al meglio. Siamo quasi istintivamente tifosi di Marta che si occupa e si preoccupa per molte cose, che vuole con zelo dare la migliore accoglienza al Signore e ai suoi discepoli. Saremmo tentati anche noi di rimproverare Maria che, prostrata ai piedi di Gesรน, si bea delle sue parole e della sua presenza. Spesso i devoti, gli asceti, i mistici sono ritenuti dei fannulloni.
Anche nei confronti di noi monaci, chiusi nei nostri monasteri, spesso isolati dal mondo, molti ci chiedono che cosa facciamo lรฌ, dentro. Simpatica la risposta di un giovane monaco che rimbalzรฒ la domanda, chiedendo ad un visitatore: ยซMa voi che fate fuori?ยป. ร difficile effettivamente per le persone del nostro secolo capire ed approvare un mondo che non conoscono, il mondo dello spirito, lo spendere la vita per Cristo, mettersi in un atteggiamento di continuo e docile ascolto del Signore per cercare di conoscere e compiere la sua volontร . Il Signore Gesรน ha posto con chiarezza cosa significhi guadagnare o perdere la propria vita: i consacrati, i religiosi, le religiose, i piรน ferventi cristiani danno l’impressione di perdere la propria vita per donarla senza riserve a Dio, ma poi il mondo ne resta affascinato quando scorge la santitร autentica, anche se non sempre sa trarne le dovute conseguenze. Per fortuna abbiamo molti testimoni e santi al di fuori del mondo cosiddetto “religioso” e San Giovanni Paolo II, durante il suo pontificato, con tante beatificazioni e canonizzazioni dei laici ha dimostrato che la santitร non รจ piรน confinata nei conventi o riservata a particolari categorie, ma puรฒ essere raggiunta da chiunque cera davvero Dio, anche da una semplice mamma o da due coniugi.
Ecco allora che le due sorelle, protagoniste del vangelo di oggi, piรน che vederle in contrapposizione o competizione tra loro, le dobbiamo vedere come due modi diversi di dare la migliore accoglienza a Cristo o servendolo a tavola o ascoltando la sua Parola. Resta comunque inconfutabile che Maria si รจ scelta la parte migliore, in lei predรฒmina il bisogno di un nutrimento che alimenta la sua anima.
