Il commento di don Ezechiele Pasotti al Vangelo del 28 settembre 2014

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Nella 26.ma Domenica del Tempo ordinario, la liturgia ci presenta il passo del Vangelo in cui Gesรน racconta una parabola ai principi dei sacerdoti: due figli sono chiamati dal padre a lavorare nella sua vigna. Il primo dice di sรฌ, ma poi non ci va. Il secondo dice di no, ma poi pentitosi, ci va. Quindi dice:

โ€œIn veritร  vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dioโ€.

Su questo brano evangelico, ascoltiamo il commento di don Ezechiele Pasotti, prefetto agli studi nel Collegio Diocesano missionario โ€œRedemptoris Materโ€ di Roma:

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La parabola di oggi ci tocca direttamente. A noi cristiani, come agli Ebrei, รจ stata rivolta la chiamata del Signore ad andare a lavorare nella Vigna. E noi ogni giorno possiamo rispondere: โ€œNo, non ci vadoโ€, ma poi pentirci ed andare, oppure: โ€œSรฌ, ci vadoโ€, e poi non andare. รˆ il mistero della libertร  dellโ€™uomo: possiamo liberamente collaborare con Dio alla nostra salvezza, o liberamente farci condannare, non prendere Dio sul serio, o pensare di averlo in tasca, perchรฉ tanto noi siamo giร  cristiani. Il Padre Cantalamessa commenta: โ€œQuesta parabola di Gesรน deve far riflettere attentamente – e anche tremare di paura – noi cristiani. Per molti aspetti, noi siamo, infatti, nelle condizioni di spirito degli ebrei.ย  Noi siamo il figlio cui Dio si รจ rivolto per primo chiamandolo a lavorare nella sua Vigna, cioรจ nella Chiesa. Noi siamo coloro che hanno detto una volta di sรฌ. Abbiamo detto di sรฌ con il battesimo e quanti altri โ€˜sรฌโ€™ impliciti proferiamo nella nostra vita cristiana! Ma spesso questo โ€˜sรฌโ€™ copre solo il rifiuto reale e crea una mentalitร  ipocrita. Il rischio รจ che noi ci facciamo una psicologia di salvati per diritto, di privilegiati della salvezzaโ€ฆโ€, ma senza nessuna conversione seria, senza accogliere la vita di Dio, vivendo con superficialitร  diabolica nella mentalitร  del mondo, con i cosiddetti โ€œvaloriโ€ del mondo. Oggi la parola del Signore non ammette scuse: o entriamo in obbedienza alla fede, o i pubblicani e le prostitute ci precedono nel regno di Dio.

Fonte: Radio Vaticana

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