Commento al Vangelo di Tutti i Santi: le Beatitudini
Ecco il commento al Vangelo di Tutti i Santi per domenica 1 novembre 2026, a cura di don Alfonso Giorgio, assistente spirituale nazionale del Movimento Apostolico Ciechi. Una breve riflessione che ci aiuta a leggere le Beatitudini come una proposta di felicità rivolta a ciascuno di noi.
Quest’anno la solennità di Tutti i Santi cade di domenica, e la liturgia ci mette davanti il Vangelo delle Beatitudini. In questo commento al Vangelo di Tutti i Santi, don Alfonso Giorgio ci ricorda che Gesù non impone comandi da eseguire, ma offre vie concrete per essere felici: la povertà nello spirito, la purezza del cuore, l’impegno per la pace.
Per spiegarlo, guarda a volti precisi: Sant’Antonio da Padova, difensore dei poveri e delle vittime degli usurai, e don Tonino Bello, che nel 1992 andò a Sarajevo già malato per testimoniare la fraternità. Santi canonizzati e “santi della porta accanto” ci mostrano che la santità non è per pochi, ma è vivere il Vangelo in modo autentico nella vita di ogni giorno.
Trascrizione integrale dell’audio del video
È domenica, ma celebriamo la solennità di Tutti i Santi. La Chiesa ci invita a guardare a queste persone che ci hanno preceduto, che hanno fatto fondamentalmente un cammino di fede autentico, che hanno vissuto la fede: non l’hanno soltanto, diciamo, predicata, ma l’hanno vissuta nella carne, in prima persona.
E di fronte a questo Vangelo, che viene annunciato proprio oggi, comprendiamo effettivamente che Gesù non ci mette dinanzi a dei comandi cui ottemperare, ma piuttosto ha delle richieste, delle proposte di felicità. Sono beati, sono felici coloro che vivono la povertà nello spirito.
In questo momento mi vengono in mente tanti: San Francesco, Sant’Antonio da Padova, quel Sant’Antonio che noi spesso invochiamo nella preghiera per la richiesta di grazie e per intercessioni. Noi dobbiamo ricordarci che lui comunque era piuttosto concreto, anche difensore dei poveri. Lo faceva con grande veemenza: difendere le vittime degli usurai, difendere coloro che appunto si ritrovavano nel trabocchetto della malavita padovana del tempo. Difendeva i fragili, li sosteneva e dava un pane da mangiare ai poveri.
Quindi una fede, la sua, non soltanto vissuta così nel culto, ma nella vita di ogni giorno. Una fede della porta accanto, una fede feriale, potremmo dire, del vicino di casa, diceva Papa Francesco. E sono i santi, allora, che celebriamo: non solo quelli canonizzati, ma anche coloro che hanno vissuto davvero da cristiani. Del resto i primi cristiani venivano chiamati i santi.
Lo stesso don Tonino Bello dice: noi non possiamo essere neutri di fronte alle sofferenze di un popolo vittima di una guerra, di fronte alla gravità della violenza delle armi, quando queste incombono in maniera eccessiva, oltre la difesa, oltre il legittimo, se di legittimo si può parlare. Non dimenticherò mai quel viaggio che lui fece nel ‘92 a Sarajevo, già ammalato, egli stesso sofferente, per testimoniare la fraternità.
Voleva testimoniare la fraternità. Diceva: all’odio noi dobbiamo rispondere con la fraternità, e dobbiamo essere costruttori di pace, proprio come dice la beatitudine: «Beati gli operatori di pace». Questa pace viene nel cuore e va dal cuore al cuore degli altri, se veramente noi viviamo la fede in modo sincero.
Questa è la santità: vivere in maniera autentica il Vangelo. Buona festa a tutti.
