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p. Alessandro Cortesi op – Commento al Vangelo di domenica 25 ottobre 2026

“Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore con tutta l’anima e con tutta la mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: amerai il prossimo tuo come te stesso”

Nella risposta di Gesù al dottore della legge, che voleva metterlo alla prova, compare più volte il verbo amare. Agape è termine caratteristico nel Nuovo Testamento per parlare dell’amore. Perché la parola ‘amore’ può significare tante cose e ‘agape’ indica un modo particolare di amare: contiene in sé un rinvio fondamentale al dono e parla di gratuità.

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Un altro termine per indicare l’amore è ‘eros’. Nel mito greco Eros è figlio di Poros (astuzia) e Penia (povertà), Eros è brutto e va in cerca della bellezza e nel cercare se la cava sempre con astuzia e furbizia: l’amore in questa prospettiva proviene dalla mancanza ed è movimento di tensione di desiderio per raggiungere ciò che non possiede. E’ una forza che pretende per sé: chiede di essere riempito perché gli manca qualcosa. E’ certamente energia di apertura ad altro e tuttavia è movimento che parte da un io che ha bisogno e desidera.

L’agape indica una diversa prospettiva: è un andare incontro all’altro non per colmare un vuoto ma nella gratuità dell’attesa e nella disponibilità ad arrecare un dono per riempire anche chi non è amabile. Agape indica un amore di dono e di ‘gratuità’. E’ un modo di amare che apre orizzonti nuovi rispetto agli impulso del possedere. Dio solo ama così e se come persone umane possiamo sperimentare tale tipo di amore è per l’accoglienza di un dono che non viene da noi.

La gratuità non può essere trovare motivazione e fondamento da una considerazione di ragione e neppure nell’etica, proviene da Dio e non per imposizione ma per comunicazione perché Dio comunica se stesso come dono. Dio dà senza interesse è lui la coperta del povero e così l’esigenza di amare i propri nemici, ha la sua ragione perché Dio è così. Ci sono aspetti della vita che provengono da Dio e che sorprendono per la bellezza e per come fanno risuonare attese profonde del cuore umano.

La gratuità è aprirsi a riconoscere l’altro ed apre la possibilità di dimensioni niove in un mondo ripiegato talvolta in prospettive chiuse e asfittiche.

Imparare ad amare secondo la prospettiva indicata da Gesù – ‘ama il Signore, ama il prossimo come te stesso’ – è la grande questione dell’esistenza cristiana, la domanda che investe la nostra intelligenza ma chiede cambiamento di vita, nel segno dell’accoglienza. Nella società del ‘mercato globale’ dove tutto si desidera e compra o dove tutto si perde ed è inavvicinabile, le parole di Gesù sono domanda aperta per noi, per una gratuità da testimoniare in modo discreto, consapevoli che è opera di Dio.are giorno per giorno, e va letta insieme al grande messaggio che il sogno di Dio è per un grande banchetto che riunisce tutti i popoli.

Per gentile concessione di p. Alessandro – dal suo blog.

p. Alessandro Cortesi op

Sono un frate domenicano. Docente di teologia presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose ‘santa Caterina da Siena’ a Firenze. Direttore del Centro Espaces ‘Giorgio La Pira’ a Pistoia.
Socio fondatore Fondazione La Pira – Firenze.

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