Il comandamento dell’amore e il Regno di Dio
Le autorità religiose e politiche d’Israele hanno deciso di eliminare Gesù. Per riuscirci, però, devono prima delegittimarlo agli occhi del popolo, che invece ne riconosce la grandezza e l’autorità. Sadducei, farisei, dottori della Legge ed erodiani sono spesso in forte contrasto tra loro, ma di fronte a Gesù trovano un terreno comune.
È una dinamica che il Vangelo di Luca metterà efficacemente in luce raccontando come Erode e Pilato, fino ad allora nemici, proprio in occasione del processo a Gesù «diventarono amici» (cfr. Lc 23,12). I suoi avversari cercano dunque di metterlo in difficoltà attraverso una serie di domande insidiose, nella speranza di coglierlo in contraddizione con la Legge di Mosè.
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Tra le questioni più controverse vi è l’osservanza del sabato, rispetto alla quale Gesù ha mostrato una libertà che scandalizza molti dei suoi interlocutori. Il riposo sabbatico, infatti, occupa un posto centrale nella tradizione religiosa d’Israele: è radicato nell’opera stessa della creazione, quando Dio si riposa il settimo giorno (cfr. Gen 2,2-3).
Quando però viene interrogato su quale sia il comandamento più grande della Legge, Gesù sposta il discorso su un piano radicalmente diverso. Non indica una particolare osservanza rituale, ma riprende un precetto del Deuteronomio (Dt 6,5), che costituisce il cuore dello Shemà Israel: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze». Gesù pone così l’amore di Dio al centro di tutta la vita religiosa. Ma non si ferma qui.
Accosta a questo comandamento un altro precetto, tratto dal Levitico (Lv 19,18): «Amerai il prossimo tuo come te stesso». La novità non consiste dunque nell’inventare due comandamenti che già appartenevano alla Scrittura, ma nell’unirli in maniera inseparabile, facendone il fondamento dell’intera Legge. L’amore del prossimo diventa così il criterio concreto attraverso il quale si manifesta e si verifica l’autenticità dell’amore di Dio. Non si può pretendere di amare Dio senza che questo amore prenda corpo nelle relazioni con gli altri. È la stessa prospettiva che Gesù porterà a compimento durante l’Ultima Cena, quando consegnerà ai discepoli il comandamento nuovo: «Che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34).
Il Regno di Dio, infatti, non è soltanto una realtà futura, destinata a manifestarsi pienamente quando saremo in Cielo. È una realtà che comincia già ora, nella storia, ogni volta che accogliamo Cristo e lasciamo che il suo amore trasformi il nostro modo di vivere e le nostre relazioni. Il Regno di Dio è già presente là dove l’amore di Cristo diventa la regola concreta della vita.
Per gentile concessione di don Mauro Leonardi dal suo blog.
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