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Fraternità Gesù Risorto – Commento al Vangelo di domenica 25 ottobre 2026

1ª lettura Es 2,20-26 dal Salmo 17 2ª lettura 1Ts 1,5-10 Vangelo Mt 22,34-40

Per noi non ci sono novità nella parola di Dio di oggi. Il «grande» comandamento lo conosciamo a memoria, e sappiamo come lo si dovrebbe vivere. Come si dovrebbe: perché dico così? Un comandamento simile infatti non riusciamo mai a completarlo. È venuto Gesù a portare a compimento i comandamenti di Dio, e li ha portati a compimento sulla croce.

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Se vogliamo vedere dove ci porta il comandamento dell’amore, dobbiamo andare sul Calvario, e se lo vogliamo vivere, terremo conto della croce. Possiamo, e talora desideriamo anche farlo, perché conosciamo la risposta del Padre: la risurrezione e la gloria eterna del Figlio, e dei figli.

Le parole: «con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente» sono irraggiungibili. Quel «tutto» ripetuto tre volte ci lascia sorpresi e coscienti di essere inadeguati, sempre. E ci rende umili, come del resto è umile il nostro Dio e Padre, come umile è Gesù nella sua umanità e nella sua divinità. Come posso amare con tutto il cuore? È impossibile. Per farlo dovrei divenire un tutt’uno con Dio stesso. È il desiderio che Gesù mette in noi quando ci dice che è necessario pregare sempre, senza stancarci. La parola pregare, infatti, significa desiderare con forza di divenire tutt’uno con Dio, con il suo amore e quindi con la sua volontà.

Gesù rispondeva ad un Dottore della Legge, fariseo. Questi non aveva buone intenzioni nel formulare la domanda, e l’evangelista lo dice espressamente. Ma Gesù stavolta non bada alle intenzioni. La domanda è degna di risposta vera, profonda, seria. I comandamenti, cui si riferiva il fariseo, per loro erano seicentotredici, quindi sarebbe stato davvero difficile indovinare cosa l’interrogante s’aspettava. Ma Gesù è sempre orientato al Padre, a conoscere il suo volere, cioè il suo amore perfetto. Chi vede continuamente il Padre non fa fatica a rispondere alla domanda, nemmeno se è domanda trabocchetto.

Il grande comandamento è quello che mette Dio al di sopra di tutto, come è enunciato nei libri santi all’inizio delle Dieci Parole: «Io sono il Signore, tuo Dio» e «Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze». Gesù lo annuncia con gioia, non solo per rispondere al Dottore della Legge, ma anche perché lo odano i suoi discepoli. Continua con il secondo comandamento, necessario per la verifica del primo. Non ami Dio con tutto il cuore, infatti, se non gli ubbidisci amando «la vedova e l’orfano». Non ami Dio per nulla se non realizzi la sua Parola che ci avvisa che lui, Dio, ascolta il povero, tanto che «quando invocherà da me l’aiuto, io darò ascolto al suo grido». E Gesù conclude, per chi non lo sapesse o non lo volesse, che anche gli altri comandamenti che riguardano l’amore alla vita, la fedeltà matrimoniale, l’uso delle parole con verità, il rapporto con le ricchezze e i desideri profondi, l’onore dovuto ai genitori, tutti sono legati a questa parola ripetuta: «Amerai».

Come impariamo ad amare? Gesù oggi non lo dice, ma lo dirà ai suoi: «come io ho amato voi». È lui il Maestro, che non solo sa, ma che insegna con l’esempio. E San Paolo, nella lettera che scrive ai Tessalonicesi, ci fa capire che è proprio l’esempio che trascina e aiuta tutti a vedere l’amore. E aggiunge che la fede, che essi hanno vissuto con frutto di carità, è stata conosciuta anche dai pagani. Essi sanno ormai che «vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero e attendere dai cieli il suo Figlio». E può dire persino che: «la vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne». È questo il modo migliore e più efficace per evangelizzare.

Oggi, dato che viviamo in un mondo che, anche vicino a noi, ha bisogno di essere evangelizzato nuovamente, possiamo imparare. È questo l’amore che Dio si aspetta da noi, far conoscere suo Figlio a tutti quelli che ancora non l’hanno incontrato. Per noi amare Dio con tutto il cuore e amare il prossimo come noi stessi, non sarà soltanto provvedere alle necessità materiali di orfani e vedove e forestieri, ma soprattutto provvedere a questa necessità spirituale di bambini e adulti, di incontrare Gesù, vero e unico salvatore dal peccato, di conoscere la sua Parola, di seguire le sue orme. Useremo talora le parole, se utile, come disse san Francesco ai suoi frati: portate il Vangelo di Gesù Cristo, se necessario anche con le parole.

Pregheremo con gioia la parola del salmo di oggi: «Ti amo, Signore, mia forza, Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore».

Sito web della fraternità.

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