Pace e bene! Questa domenica lasciamoci prendere per mano dal Vangelo e scendiamo in profondità nelle parole di Gesù.
Di fronte alla domanda sul tributo a Cesare, il Signore ci conduce oltre una semplice questione politica o religiosa e ci invita a riscoprire ciò che conta davvero: rendere a Dio ciò che è di Dio, riconoscendo il suo primato nella nostra vita. Perché solo quando Dio occupa il posto che gli spetta, anche tutto il resto trova il suo giusto ordine.
Gesù viene trascinato in mezzo a una questione politica: pagare o meno le tasse. L’intento è più subdolo: farlo esporre in modo da poterlo attaccare apertamente.
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I farisei prima tennero consiglio, architettando ogni cosa, poi si rivolsero a lui con la malizia di chi vuole colpire, parlando in modo lusinghiero, con un linguaggio “curiale”: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità.
Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, dì a noi il tuo parere….». Dietro queste lusinghe c’è la logica dei potenti che calpestano la verità per raggiungere i loro scopi e, talvolta, pretendono di chiamare questa manipolazione “abilità di governo”.
Non insegnano secondo verità e hanno soggezione delle persone autentiche, vivono per lo più per ottenere vantaggi dagli altri. I farisei erano considerati il gruppo dei “devoti”, persone molto attente alla Legge, profondamente religiose, convinte che la fedeltà rigorosa alle tradizioni fosse l’unica via per restare puri.
Per questo guardavano ai romani come al simbolo stesso del male, un potere pagano che contaminava la loro identità e la loro fede. Gli erodiani, invece, appartenevano al partito che sosteneva la dinastia di Erode.
Erano pragmatici, legati al potere politico e disposti a collaborare con i romani pur di mantenere stabilità e privilegi. Tra questi due gruppi c’era un odio profondo.
Eppure, quando entra in scena Gesù, accade qualcosa di paradossale: i nemici storici si ritrovano alleati, uniti come in una perversa “amicizia” dalla paura di perdere il loro potere, davanti a un uomo che parla con autorità e libera i cuori.
Basta un uomo libero affinché i potenti si uniscano e dichiarino guerra! Basta un uomo che dice la verità a far paura ai potenti!
Proprio nel tempio questi uomini cercano di mettere in difficoltà Gesù. La loro domanda è motivata dal fatto che molte rivoluzioni partivano dalla ribellione in merito alle tasse; si trattava di una questione pesante per il popolo vessato dai tributi.
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Cesare rappresentava l’imperatore, e la questione del tributo era un terreno minato: se Gesù avesse detto di pagarlo, i religiosi lo avrebbero accusato di non riconoscere Dio come unico Signore; se avesse detto di non pagarlo, gli erodiani lo avrebbero denunciato come un sovversivo.
Il testo ci dice chiaramente che Gesù riconobbe la loro malvagità, quella malizia sottile che uccide la verità, perciò rispose in modo da lasciarli spiazzati.
Gesù insegna la prudenza davanti ai potenti, che non ha a che fare con comportamenti ruffiani e adulatori ma con la verità saputa affermare.
Possiamo dire che è la verità stessa che sostiene la sua autorità; a noi sta non dialogare con un nemico in modo da non far vincere la sua malizia. Appartenere a Dio vuol dire proprio questo: saper stare nella realtà senza granitiche opposizioni, manifestando sopra ogni cosa la bontà di Dio che ci fa vivere nel mondo in modo libero, senza guardare in faccia nessuno, cioè senza doverci accattivare i potenti.
Tante persone nella storia hanno difeso la verità fattuale, hanno sofferto per la sua mancanza, e quando i potenti l’hanto calpestata, sono riusciti ad essere liberi.
Ricordiamo quanto disse Hannha Arendt: «Che i fatti non siano al sicuro nelle mani del potere è evidente, ma qui il punto essenziale è che il potere, per sua stessa natura, non può mai produrre un sostituto della solida stabilità della realtà fattuale […] I fatti si affermano con la loro ostinatezza, e la loro fragilità è stranamente combinata con una grande resilienza». (Hannha Arent, Vita e politica, 71).
La verità è resiliente, possiamo dire che vince sempre.
Ritornando al tributo, Gesù riuscì a prendere tempo, rispondendo alla malizia con prudenza e verità, ma poi i suoi accusatori riusciranno a portalo sulla croce. Eppure la morte non sarà l’ultima parola.
Ecco perché proprio oggi è bene ricordare che la verità non muore, forse possiamo morire per la verità, ma lei no, persists.
È per questo che Gesù ci mostra che la verità risorge: perché non ci facciamo abbattere dalla tentazione che tutto si può schiacciare.
Sì, L’amore non muore, ma si può morire per amore. E così, vivere per sempre.
