Nel Vangelo di questa settimana ci confrontiamo con una delle frasi più note ed enigmatiche dell’insegnamento di Gesù: “Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. Guarda la riflessione video qui sotto per approfondire il significato teologico e politico di questo passaggio liturco della XXIX Domenica del Tempo Ordinario (Anno A).
Il brano evangelico della XXIX Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) prende le mosse dall’inconsueta alleanza tra erodiani e farisei, storici rivali messisi insieme con l’intento di cogliere Gesù in fallo attraverso una domanda provocatoria sul tributo a Cesare.
La risposta di Gesù supera l’insidia ideologica e sposta l’attenzione su un piano decisamente più profondo: se sulla moneta è impressa l’effigie dell’imperatore e ad esso va restituita, sull’essere umano è impresso il sigillo stesso di Dio.
Questo insegnamento richiama ogni credente a una duplice responsabilità: da un lato l’impegno attivo nella società per il bene comune, dall’altro la difesa della dignità umana. Citando testimonianze di fede come quelle di Mons. Mariano Magrassi e di Don Tonino Bello, la riflessione ci invita a non disimpegnarci dalla vita civile, mantenendo però uno sguardo critico affinché i “Cesari di turno” non calpestino mai i diritti dei più deboli, dei fragili e degli ultimi.
Trascrizione integrale dell’audio del video
Il Vangelo che ci viene proposto questa domenica ci rimanda a quel famoso asserto a tutti noto: “Dare a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quello che è di Dio”.
Singolare il fatto che due gruppi religiosi si mettano insieme eppure erano prima nemici acerrimi: gli erodiani e i farisei appunto si mettono insieme per trovare Gesù, metterlo in fallo, coglierlo in difficoltà. Perché se avesse risposto “Sì, è lecito dare a Cesare quello che è di Cesare”, semplicemente l’avrebbero accusato di essere un traditore, di essere fedele all’impero. Se avesse detto “No”, l’avrebbero denunciato come un nemico dell’impero, un nemico di Roma.
Ma Gesù sposta l’attenzione altrove, chiedendo la moneta e mostrando l’effigie dell’imperatore. Dice essenzialmente quello che è giusto: la moneta appartiene all’imperatore, torni pure all’imperatore; ma l’immagine di Dio è impressa in ciascuno di noi. Monsignor Mariano Magrassi, arcivescovo rimpianto di Bari, diceva che Dio ha messo il suo sigillo in ciascuno di noi e quindi noi dobbiamo rendere a Dio quello che ci ha donato. In un certo senso, occuparci di Dio e testimoniarlo nel mondo.
Mentre l’immagine di Cesare ci rimanda certamente al potere politico, ma anche a quello che è l’impegno di ogni cittadino per il bene comune, che comunque deve essere portato avanti proprio a motivo della fede in Cristo. Non ci si può disimpegnare, non ci si può sottrarre a quelli che sono i doveri del cittadino, che deve essere poi sempre solidale con gli altri, attento alle necessità degli altri.
Don Tonino Bello a questo riguardo diceva: noi dobbiamo stare attenti, in quanto credenti in Cristo, a che i Cesari di turno non calpestino i diritti dei poveri e dei fragili. Stare vicino a chi soffre affinché nessun Cesare si permetta di oltraggiare o di avere uno strapotere sulle persone più fragili e ultime della società. Quindi dobbiamo impegnarci nel mondo di Cesare, ma con una prospettiva diversa: quella dei credenti, quella di coloro che hanno in sé l’immagine di Dio che non può essere offuscata da nessuno.
Buona domenica a tutti.
