Buongiorno ragazzi. Chi di voi è stato a una festa di compleanno o a un matrimonio? Penso tutti! E cosa si fa alle feste? Si mangia, si gioca, si sta insieme con gioia!
Oggi Gesù ci racconta una parabola per parlarci del regno dei cieli, cioè il Regno di Dio, e ci dice che questo regno è simile a un Re che fece una festa di nozze per suo figlio.
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Se avete ascoltato bene il vangelo, nelle prime righe ci dice che questo racconto Gesù lo fa ai capi dei sacerdoti e ai farisei.
Chi erano costoro? Erano le guide religiose del popolo, quelli che si consideravano gli esperti, i veri maestri delle cose di Dio.
Questi “esperti” del Signore, avevano fatto però, della religione, un elenco lunghissimo di regole, di divieti e punizioni. Regole e divieti che il popolo faceva fatica a praticare. Per spiegarvi questa cosa voglio farvi un esempio.
Immaginate se, per fare una partita a pallone nel cortile della scuola, non bastasse più correre dietro alla palla per divertirsi insieme, ma arrivasse un ‘super-esperto dei giochi’ con un librone gigante pieno di regole assurde.
Questo esperto dice:
- Non si può passare la palla a Marco perché non ha le scarpe del colore giusto!’
- ‘Non si può esultare dopo un gol se non si fanno prima tre inchini!’
- ‘Se la palla ti tocca per sbaglio il ginocchio sinistro sei squalificato per un mese!’
- ‘Chi non impara a memoria tutte le 500 regole del librone, non può entrare in campo!’
Che cosa succede a quel punto? Il gioco non è più una festa. Diventa uno stress grandissimo, tutti hanno paura di sbagliare, nessuno si diverte più e alla fine a pallone non ci gioca più nessuno!
Ecco cosa avevano fatto i capi religiosi parlando di Dio: avevano trasformato la cosa più bella del mondo come “stare insieme a Dio Padre e volersi bene” in un gioco dalle regole impossibili e senza gioia, dove si pensava solo a non prendere la punizione.
Ma arriva Gesù e dice: “Basta!”. Dio non è un arbitro cattivo con il fischietto in bocca pronto a cacciarvi dal campo. Dio è un Padre che ha preparato una festa e vuole solo vedervi giocare felici insieme!
Ecco spiegato il motivo di questa bellissima parabola del Re (Dio Padre) che prepara una grandissima festa di nozze per suo Figlio (Gesù). Ma perché Gesù ci parla proprio di un matrimonio?
Per il semplice motivo che, quando due persone si sposano, ci raccontano la gioia del volersi bene. Infatti promettono davanti a tutti: “Io scelgo te e voglio stare con te per sempre, nella gioia e nelle difficoltà“. È un momento di gioia così grande che non si può tenere chiusa in casa: si fa festa, si invita tutti!
In questa festa di nozze, Gesù è lo Sposo venuto sulla terra per dire all’umanità: “Voglio legarmi a voi per sempre, non vi lascerò mai soli”. E la Sposa siamo tutti noi, la Chiesa, l’umanità intera! Dio Padre guarda suo Figlio Gesù che abbraccia gli uomini e dice: “Questa è la cosa più bella del mondo! Dobbiamo fare la festa più grande che sia mai stata preparata!”.
I primi ad essere invitati al banchetto sono le persone più vicine al re, gli esperti delle cose di Dio, quelli di cui abbiamo parlato prima. Proprio loro, a questo invito, rispondono con un solenne NO! Scelgono di rinunciare alla festa di nozze per andare a sistemare i propri campi, i propri affari.
Questo loro rifiuto ci lascia senza parole, vero ragazzi? Sarebbe come dire che un personaggio famoso che amate, un cantante, un calciatore, un personaggio dello spettacolo vi invitasse alle sue nozze ma, proprio quel giorno, qualcuno di voi rinuncia all’invito per andare a fare i compiti o a giocare alla play station.
Questo rifiuto dispiace moltissimo anche al Re e lo fa arrabbiare al punto tale da dare a fuoco la loro città. Può sembrare questa reazione esagerata ma, attenzione ragazzi, non dobbiamo mai dimenticare che il vangelo è stato scritto alcuni anni dopo la morte di Gesù, proprio quando la città di Gerusalemme veniva davvero distrutta dalle guerre e data al fuoco.
L’evangelista, che è spettatore di questa devastazione, usa questa immagine per insegnarci una verità profonda: quando gli uomini rifiutano l’amore di Dio, la pace e il rispetto reciproco, finiscono per distruggersi da soli con la violenza e con l’egoismo. Non è Dio che si vendica, ma è l’uomo che, cacciando via l’amore del Padre, si fa del male da solo.
Pensate ad una classe dove si vive nella gioia nell’amicizia: tutti i ragazzi stanno bene. Ma nella classe dove si litiga, si fanno i dispetti gli uni con gli altri, si sta male: quel male procurato da tutti fa star male tutti.
Di fronte al rifiuto dei primi invitati, il Re fa una cosa meravigliosa: dice ai servi di andare agli incroci delle strade e di chiamare chiunque. Così la sala si riempie di persone raccolte dovunque: il Vangelo dice che arrivano proprio tutti, “buoni e cattivi”.
I servi non chiedono il certificato di bontà, non fanno la selezione all’ingresso. Questo ci insegna che a questa festa dell’amore di Dio siamo invitati tutti, senza condizioni.
E ricordiamo sempre che Dio non invita, non chiama perché siamo bravi o senza difetti: ci chiama così come siamo.
Come avete sentito, questo racconto ha dei risvolti che ci lasciano sorpresi fino alla fine. Infatti, quando tutta la storia sembra ormai terminata, c’è un’altra sorpresa: il Re entra nella sala, vede un uomo senza l’abito di nozze e lo fa cacciare fuori.
Ma come?
Lo avevano chiamato dalla strada e come faceva ad avere l’abito nuziale?
Se siete stati a un matrimonio vi ricorderete certamente i preparativi che lo hanno preceduto. La mamma si dà da fare per scegliere l’abito giusto non solo per lei ma per tutta la famiglia così da partecipare in modo elegante e bello alla cerimonia!
Al tempo di Gesù, quando un Re invitava i poveri al palazzo, era il Re stesso a regalare l’abito da festa all’ingresso. Quell’uomo aveva ricevuto, come tutti gli invitati, l’abito in dono, ma aveva deciso di non indossarlo. Voleva stare alla festa senza abito.
Allora ci chiediamo: ma che significato ha questo abito?
Non è solo un semplice vestito di stoffa, è qualcosa di più importante.
Il giorno del nostro battesimo, consegnandoci una veste bianca, il sacerdote ha detto: “Ricevi questa veste candida… portala senza macchia per la vita eterna”.
Ecco il significato dell’abito.
Dalla parola ABITO possiamo ricavare, facendo un gioco, un’altra parola, che ci aiuta a capire meglio questo passaggio del vangelo. Ricaviamo un termine somigliante: ABITUDINE.
L’abito è il nostro modo di vivere, è l’abitudine, la scelta di amare come ama Gesù. Ogni domenica Dio ci invita alla Messa, che è la festa di questo banchetto. Noi veniamo qui a fare festa con Lui ma poi la festa continua a casa, a scuola, al parco.
E allora facciamoci questa domanda: quando io mi presento davanti al Signore la domenica, mi presento con l’abito che lui mi ha dato? Un abito di luce, che racconta il mio impegno a scuola, nel gioco, con gli amici, a casa? Oppure l’ho lasciato nell’armadio e me ne sono dimenticato? Oggi Gesù ci ricorda quanto è importante indossare questo abito che ci mostra il suo amore e la sua gioia che sono poi da ridonare a tutti quelli che incontriamo ogni giorno sul nostro cammino.
Fonte: omelie.org
