LA FIRMA DEL CRISTIANO È: PADRE
Gesù non insegna ai suoi discepoli una formula da recitare. Insegna loro come stare davanti a Dio.
La prima parola è sconvolgente: Padre.
- Pubblicità -
Non «Essere Supremo», non «forza soprannaturale», non una divinità da invocare quando abbiamo bisogno. Padre.
E noi siamo figli.
Questa è la firma del cristiano.
Ma proviamo a chiederci: davvero vivo da figlio?
Perché posso pregare ogni giorno, andare a Messa, fare adorazione, parlare di Dio… e continuare a vivere come se fossi un orfano, solo davanti alla vita, cercando sicurezze, riconoscimenti e risposte dappertutto.
Se non centro la mia vita sulla relazione Padre-figlio, non so più chi sono, per chi vivo e perché vivo.
Essere cristiani non significa semplicemente credere che Dio esiste. Significa scoprire che Dio mi ha voluto, mi ama, mi accompagna e mi chiama a diventare come Lui.
E allora il Padre nostro diventa un programma di vita:
- Pubblicità -
sia santificato il tuo nome attraverso la mia vita;
venga il tuo Regno attraverso le mie scelte;
dacci il pane perché impari a fidarmi;
perdona i nostri peccati perché anch’io impari a perdonare.
E qui sta la provocazione più grande: il fine della vita cristiana è assomigliare al Padre.
Non nell’onnipotenza.
Non nella gloria.
Ma nell’amore misericordioso.
Se Dio è Padre, io non posso vivere da estraneo verso gli altri. Se sono figlio, gli altri diventano fratelli. E la misericordia non può essere un sentimento occasionale: deve diventare il mio modo di vivere.
Questa è la differenza radicale: non basta credere in Dio; il cristiano è colui che entra nella vita del Padre e lascia che il suo amore lo trasformi.
Allora la domanda di oggi non è: «Quanto prego?»
Ma: «Quanto assomiglio a mio Padre?»
Perché alla fine, la vera firma del cristiano non è ciò che dice di Dio.
È il modo in cui ama.
A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade
