LA COMPASSIONE TI FA APRIRE GLI OCCHI
La domanda del dottore della Legge sembra spirituale: «Che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?».
Ma in realtà nasconde un’altra domanda: «Chi devo amare e chi, invece, posso lasciare fuori?»
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Per questo chiede: «E chi è il mio prossimo?».
Gesù non gli dà una definizione. Gli racconta una storia.
E dentro quella storia c’è una provocazione enorme: il problema non è capire chi sia il mio prossimo, ma decidere se io voglio farmi prossimo di qualcuno.
Il sacerdote vede quell’uomo ferito.
Il levita lo vede.
Ma passano oltre.
Il Samaritano, invece, vede e si lascia toccare da ciò che vede.
Ecco la differenza.
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La compassione ti fa aprire gli occhi.
Perché possiamo guardare tantissime persone senza vederle veramente. Possiamo incontrare una sofferenza e subito giudicarla, catalogarla, spiegarla: se l’è cercata, avrà sbagliato, non è affar mio, qualcuno ci penserà…
Il pregiudizio ci permette di passare oltre senza sentirci responsabili.
La compassione, invece, interrompe il nostro modo abituale di guardare.
È una questione di conversione dello sguardo.
Quando guardo l’altro senza pregiudizi, non vedo più “un diverso”, “uno che ha sbagliato”, “uno che non conosco”, “uno che non mi riguarda”.
Vedo una persona.
E quella persona, proprio nel momento in cui la guardo davvero, diventa il mio prossimo.
Ma c’è qualcosa di ancora più provocatorio.
Gesù non dice semplicemente: aiuta chi soffre.
Dice: «Va’ e anche tu fa’ così».
Come se ci dicesse: smettila di chiederti chi merita il tuo amore e comincia a chiederti chi hai davanti agli occhi.
Perché il prossimo non è una categoria.
È una persona concreta che la vita mette sulla mia strada.
E allora forse la nostra conversione oggi non consiste nel fare qualche opera buona in più.
Consiste nel guardare diversamente.
Quante persone abbiamo smesso di vedere perché le abbiamo già giudicate?
Quante volte abbiamo guardato senza vedere?
Quante sofferenze abbiamo attraversato con gli occhi, ma senza lasciarle arrivare al cuore?
Il Samaritano non ha fatto un discorso sulla misericordia.
Ha cambiato direzione. Si è fermato. Si è avvicinato.
E qui il Vangelo diventa scomodo: la compassione non ti lascia dove sei. Ti fa avvicinare.
Forse oggi Gesù non ci chiede:
«Chi è il tuo prossimo?»
Ci chiede piuttosto:
«Tu di chi vuoi farti prossimo?»
Perché quando smetti di guardare l’altro con i tuoi pregiudizi e cominci a guardarlo con gli occhi di Dio, scopri una cosa sorprendente:
il prossimo non è semplicemente colui che ha bisogno di me.
È colui al quale io scelgo di avvicinarmi.
E in quel momento, la vita eterna comincia già qui.
A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade
