In questo video: Guarda la lectio magistralis dello storico Alessandro Barbero tenuta ad Assisi, dal titolo “Francesco: un santo scomodo”. Un viaggio avvincente tra storia, fede e fonti d’epoca per comprendere la vera figura del Poverello oltre i soliti stereotipi.
La figura di San Francesco d’Assisi viene spesso ricondotta a un’iconografia rassicurante e quasi fiabesca: il santo patrono d’Italia che parlava agli uccelli e amava la natura.
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Tuttavia, la realtà storica restituita dai documenti dell’epoca ci consegna un profilo molto più complesso, radicale e spiazzante. Attraverso una narrazione brillante e ricca di aneddoti, lo storico Alessandro Barbero analizza come la scelta di una povertà assoluta e il rifiuto di ogni forma di potere abbiano rappresentato una sfida profonda non solo per la società del Duecento, ma anche per le gerarchie ecclesiastiche e per gli stessi frati che ne dovettero raccogliere l’eredità.
Guardando oltre l’immagine idealizzata, Barbero ci guida alla scoperta delle contraddizioni, degli slanci estremisti e dell’intransigenza che fecero di Francesco un personaggio “scomodo” sia per i contemporanei che per i postumi.
Dalle prime difficili udienze papali a Roma fino al controverso rapporto con il denaro e lo studio, questo intervento offre una chiave di lettura storiografica preziosa per riscoprire l’uomo prima del mito, mostrandoci quanto la sua testimonianza continui a provocare ed interrogare la nostra sensibilità odierna.
Sintesi Concettuale: San Francesco, un Santo Scomodo tra Storia e Mito
1. Introduzione: La Triplice “Scomodità” di Francesco
La figura di San Francesco d’Assisi è tradizionalmente associata a un’immagine idilliaca di pace, armonia e semplicità evangelica. Tuttavia, l’analisi storiografica condotta sulle fonti del Duecento restituisce un profilo concettualmente assai più complesso, eversivo e spiazzante. Francesco è stato, ed è tuttora, una figura radicalmente “scomoda”, le cui scelte di vita e la cui visione spirituale generano una profonda tensione su tre livelli analitici distinti:
- Per la Chiesa e la società del suo tempo: Francesco rappresenta un elemento di sovversione delle gerarchie socio-economiche. In un’epoca segnata dall’ascesa del capitalismo mercantile e dall’accumulo monetario, la sua spogliazione e il rifiuto di ogni forma di potere mettono a nudo le contraddizioni della società medievale e dell’istituzione ecclesiastica.
- Per l’Ordine Francescano dopo la sua morte: L’estremismo pauperistico, rigoroso e intransigente del fondatore divenne ben presto inimitabile e incompatibile con la necessità dell’Ordine di strutturarsi, espandersi e integrarsi nei meccanismi operativi della Chiesa.
- Per gli storici moderni: Francesco rimane un oggetto di studio complesso e fluido. La presenza di fonti primarie palesemente discordanti, stratificate da rielaborazioni ideologiche e deliberate operazioni di censura, rende arduo il compito di isolare il “Francesco reale” dalle sue successive ricostruzioni agiografiche.
Per comprendere le radici di questa strutturale “scomodità”, è indispensabile collocare l’esperienza di Francesco all’interno del dinamico contesto economico e sociale dell’Italia dei secoli XII e XIII, dove il concetto stesso di povertà stava subendo una trasformazione semantica rivoluzionaria.
2. Il Concetto Medievale di Povertà e il Contesto del Duecento
Tra il XII e il XIII secolo, l’Italia centro-settentrionale vive una fase di travolgente espansione economica. La ripresa dei commerci, la circolazione della moneta e l’urbanizzazione trasformano città come Assisi in vivaci centri di traffici e cantieri. Questa improvvisa concentrazione di ricchezza genera una frattura sociale inedita: se nei secoli precedenti la povertà era la condizione generalizzata della maggioranza, nel Duecento lo divario tra l’ostentazione del lusso mercantile e la miseria urbana si fa stridente, facendo sentire i poveri ancora più emarginati.
In questo scenario, la diffusa alfabetizzazione della classe laica produce un fenomeno culturale decisivo: per la prima volta, mercanti e artigiani accedono direttamente alla lettura dei testi sacri in volgare, riscoprendo nell’insegnamento evangelico il modello della povertà di Cristo e degli apostoli.
La Doppia Dimensione della Povertà Francescana
Per Francesco, la povertà non è una mera rinuncia ai beni materiali, ma un dispositivo d’esistenza indissolubile che unisce due dimensioni:
- Povertà Materiale: L’assoluta privazione di possesso (sine proprio). Non possedere nulla, vivere del lavoro delle proprie mani o, solo in caso di necessità, di elemosina.
- Povertà Sociale e Politica (Minoritas): La rinuncia totale al potere e alla prevaricazione. Essere “frati minori” significa rifiutarsi di comandare, non esercitare alcuna autorità sugli altri, collocarsi volontariamente all’ultimo gradino della scala sociale, accanto agli disprezzati e ai sottomessi.
Nota di analisi didattica: Emerge qui una prima affascinante contraddizione storica: Francesco, pur teorizzando l’assoluta sottomissione e minorità, possedeva un temperamento fortemente carismatico ed esigeva dai suoi frati un’obbedienza totale alle sue direttive.
Di fronte al diffondersi dei movimenti pauperistici laicali, la gerarchia ecclesiastica si trovò a dover gestire una spinta spirituale potenzialmente eversiva. La differente sorte dei Valdesi e dei Francescani illustra chiaramente i criteri d’integrazione o di esclusione adottati da Roma.
Confronto Storiografico: Valdesi e Francescani di fronte al Papato
| Movimento | Origine e Lettura del Vangelo | Reazione del Clero / Papa | Esito Storico |
| Valdesi | Laici alfabetizzati (guidati da Valdo di Lione) che traducono i Vangeli in francese. Rivendicano il diritto di vivere in povertà e predicare la parola di Dio. | Il clero colto romano li esamina, li giudica teologicamente impreparati (“ignoranti”) e proibisce loro tassativamente la predicazione laica. | Eresia e Separazione: I Valdesi rifiutano il divieto e continuano a predicare senza autorizzazione. Vengono scomunicati ed espulsi dalla Chiesa (nel XVI secolo aderiranno alla Riforma protestante). |
| Francescani | Francesco e i suoi primi compagni si recano a piedi a Roma (1209) chiedendo l’approvazione papale per una forma di vita radicata nella povertà radicale. | Accoglienza iniziale improntata a estrema diffidenza. Papa Innocenzo III comprende però la portata del fenomeno e concede un’autorizzazione orale e provvisoria. | Riconoscimento e Integrazione: Grazie all’obbedienza incondizionata alle gerarchie, l’Ordine viene incardinato nella Chiesa (la Regula Bullata sarà approvata definitivamente da Onorio III nel 1223). |
Se il rigore pauperistico rischiava di trasformarsi in una carica sovversiva contro la Chiesa dei ricchi e dei potenti, fu proprio la scelta paradossale dell’obbedienza cieca a permettere a Francesco di integrare la sua rivoluzione all’interno dell’ortodossia romana.
3. Il Rapporto con la Chiesa: Obbedienza Radicale senza Critica
L’irruzione di Francesco e dei suoi compagni alla corte papale — un manipolo di uomini poveri, sporchi e scalzi — suscitò sconcerto negli ambienti curiali. La memoria di quel drammatico incontro è stata tramandata dalle fonti attraverso narrazioni profondamente divergenti, che rivelano i diversi interessi ideologici dei cronisti dell’epoca.
I Due Racconti dell’Incontro con Innocenzo III
- La versione del cronista benedettino inglese: Secondo questa narrazione, Papa Innocenzo III, disgustato dall’aspetto miserabile di Francesco, lo avrebbe scacciato dicendogli di andare a rotolarsi nel fango con i porci, visto che gli assimilava nell’aspetto. Francesco avrebbe obbedito letteralmente, predicando ai maiali e ritornando dal Papa coperto di melma, piegando così la resistenza del pontefice.
- Spunto di riflessione storiografica: Perché questo racconto è così drastico? Lo storico deve rilevare l’orientamento politico dell’autore. Il clero benedettino inglese nutriva un forte risentimento contro la Curia romana a causa della pesante fiscalità papale; raffigurare un Papa insensibile e arrogante serviva a criticare indirettamente l’avidità di Roma.
- La versione della Legenda Maior (San Bonaventura): Bonaventura inserisce l’episodio del sogno papale. Innocenzo III vede in sogno una palma crescere ai suoi piedi fino a diventare un albero maestoso; in un secondo momento, vede la Basilica del Laterano (chiesa madre del cristianesimo) che crolla, sostenuta soltanto dalla spalla di un “uomo poverello, piccolo e disprezzato”. Risvegliatosi, il Papa riconosce in Francesco l’inviato di Dio destinato a salvare l’istituzione ecclesiastica.
[ TENSIONE IDEOLOGICA NEL DUECENTO ]
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Movimenti Ereticali (es. Valdesi) San Francesco d'Assisi
- Povertà Evangelica - Povertà Evangelica Radicale
- Critica alla Corruzione del Clero - Assoluta Sottomissione alla Gerarchia
- Predicazione Unilaterale/Autonoma - Rifiuto Totale della Contestazione
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ROTTURA ED ERESIA INTEGRAZIONE NELLA CHIESA
Il Paradossale Conservatorismo di un Rivoluzionario
Nonostante la spinta dirompente del suo pauperismo, Francesco non fu mai un riformatore sociale né un contestatore della gerarchia. La sua figura esprime una forma di radicale conservatorismo istituzionale:
- Rifiuto assoluto di criticare il clero corrotto: Francesco vietò ai propri seguaci di giudicare i sacerdoti, anche quelli visibilmente indegni o simoniaci. Insegnò ai frati a baciare sempre le mani dei preti, poiché solo esse consacrano il corpo di Cristo e amministrano i Sacramenti.
- Assenza di critica socio-economica verso i ricchi: Francesco non condannò mai le disuguaglianze economiche del suo tempo. Al contrario, considerava i ricchi come legittimi proprietari dei beni e benefattori dei frati, poiché attraverso le loro elemosine permettevano ai poveri di sussistere.
- Obbedienza cieca e individuale: La rivoluzione di Francesco era un percorso ascetico personale ed etico, non un programma politico. Egli pretese per sé e per i suoi seguaci una sottomissione assoluta al Papa e ai vescovi.
Sebbene questa totale sottomissione avesse permesso la nascita dell’Ordine, all’indomani della morte del Santo la sua eredità spirituale si rivelò una risorsa complessa e difficile da gestire proprio per i suoi stessi compagni.
4. La “Scomodità” per i Francescani: Riscrittura della Memoria e Censura
Dopo la scomparsa del fondatore (1226), la crescita dell’Ordine Francescano fu impetuosa. In pochi decenni l’organizzazione dei “frati minori” mutò radicalmente pelle: le capanne di legno lasciarono il posto a imponenti basiliche in muratura, e i frati, da mendicanti illetterati, divennero teologi, inquisitori e docenti presso le più prestigiose università europee (Parigi, Oxford).
I Milestones dell’Istituzionalizzazione dell’Ordine
- A soli 20 anni dalla morte di Francesco: Un frate minore diventa Arcivescovo di Milano.
- A 50 anni dalla morte: Un francescano (Girolamo Masci, Papa Niccolò IV) sale al soglio pontificio.
- Istituzionalizzazione culturale: I frati assumono le cattedre di teologia alla Sorbona e a Oxford, integrando pienamente l’Ordine nell’élite intellettuale dell’Europa medievale.
Questa rapidissima scalata ai vertici del potere ecclesiastico rese la condotta di Francesco un modello difficile da applicare alla lettera. Come conciliare la proprietà dei grandi conventi con l’insegnamento di un uomo che vietava persino di toccare il denaro?
Per risolvere questa contraddizione, l’Ordine intraprese un’operazione di progressiva normalizzazione e riscrittura della vita del Santo, culminata nella censura ideologica delle prime testimonianze biografiche.
[ EVOLUZIONE DELLE FONTI FRANCESCANE ]
Tommaso da Celano: Vita Prima (1228)
├─> Francesco descritto come giovane ricco, viziato e imperfettamente educato.
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Tommaso da Celano: Memoriale e Trattato dei Miracoli (1244-1253)
├─> Correzioni su pressione dell'Ordine: genitori riabilitati come "buoni cristiani".
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San Bonaventura: Legenda Maior (1260)
└─> Canonizzazione dell'immagine di Francesco come "Alter Christus" inimitabile.
Capitolo Generale del 1266: Ordine di DISTRUZIONE di tutte le biografie precedenti.
Prove Storiografiche e Paleografiche della Culturale “Minoritas”
- Il Novellus Pazzus: Francesco era consapevole della propria estraneità alle logiche del tempo, definendo se stesso di fronte ai frati come “unus novellus pazzus” (un nuovo tipo di pazzo che Dio ha mandato nel mondo), rivendicando un’irriducibile eccentricità spirituale.
- L’analisi paleografica degli autografi: Gli studi condotti da Attilio Bartoli Langeli sui due unici autografi conservati (la Benedizione a frate Leone ad Assisi e la Lettera a frate Leone a Spoleto) mostrano una grafia incerta e una sintassi latina elementare. Francesco fa fatica a scrivere e commette errori grammaticali: la sua sedicente condizione di “ignorans” non era un artificio retorico, ma un’effettiva realtà culturale vissuta come scelta di umiltà.
L’Evoluzione della Memoria Ufficiale: Dalla Cronaca al Mito
| Opera / Autore | Caratteristiche e Contesto | Elementi Scomodi Modificati o Censurati |
| Tommaso da Celano<br>( Vita Prima – 1228) | Scritta su incarico di Papa Gregorio IX subito dopo la canonizzazione. | Descrive la giovinezza di Francesco come dissipata, egoista e guidata dalla ricerca della gloria profana. I genitori vengono accusati di averlo educato male. |
| Tommaso da Celano<br>(Memoriale e Trattato dei Miracoli) | Revisioni scritte dopo le sollecitazioni dei Ministri Generali dell’Ordine (tra cui Frate Elia). | I genitori vengono riabilitati come pii cristiani. Celano ammette apertamente le pressioni subite dai frati per alterare o espungere determinati episodi. |
| San Bonaventura<br>(Legenda Maior – 1260) | Redatta per porre fine ai contrasti interni tra i frati “Rigoristi” (Spirituali) e i “Conventuali”. | Elimina i tratti più eccentrici e umani di Francesco, elevandolo a figura cosmica e inimitabile (Alter Christus). Il Capitolo del 1266 decreta la distruzione sistematica di ogni biografia precedente per imporre la Legenda come testo unico. |
Episodi Scomodi Censurati o Dimenticati dalla Storiografia Ufficiale
Per evitare che le azioni del fondatore mettessero in discussione il nuovo assetto istituzionale, molti episodi storici vennero deliberatamente omessi dalle biografie ufficiali e dagli affreschi di Giotto:
- La demolizione del tetto ad Assisi: Alla Porziuncola, riscontrando che il Comune di Assisi aveva costruito un immobile in muratura per ospitare i frati, Francesco salì sul tetto e iniziò a smantellarlo a mani nude. Fu fermato soltanto quando i cavalieri comunali gli spiegarono che la casa non apparteneva ai frati, ma al Comune.
- Rifiuto della proprietà individuale e del termine “Mio”: Francesco abbandonò per sempre un eremo dopo che un confratello aveva definito una semplice celletta di legno con l’espressione “la tua cella”, rifiutando qualsiasi forma di uso esclusivo.
- La condanna del denaro comparato allo sterco: Considerava la moneta un’emanazione diabolica. Quando un frate raccolse un’offerta in denaro lasciata da un fedele, Francesco gli ordinò per punizione di raccogliere la moneta con la bocca e di depositarla, sempre con i denti, sopra un mucchio di sterco d’asino.
- Rifiuto dei libri e della cultura accademica: Temendo che lo studio alimentasse la superbia e distruggesse l’umiltà, Francesco si oppose al possesso di codici e libri liturgici. Non avendo nulla da donare alla madre bisognosa di un frate, ordinò di regalarle l’unico bene in possesso della comunità: il testo del Vangelo, affinché lo vendesse per comprare del cibo.
- Il retaggio cavalleresco e la giovinezza: Francesco aveva trascorso la giovinezza imbevuto della cultura cortese, spendendo ricchezze in feste e ascoltando le chansons de geste dei trovatori. Convertitosi, non cancellò quel patrimonio immaginario, ma lo traspose nel suo linguaggio spirituale: i frati impegnati nella preghiera e nel rigore negli eremi remoti venivano da lui definiti i suoi “cavalieri della tavola rotonda”.
Se l’Ordine Francescano dovette normalizzare il profilo del Santo per esigenze organizzative, la sensibilità contemporanea opera una deformazione opposta, proiettando su Francesco categorie concettuali del tutto estranee al Medioevo.
5. Francesco e la Sensibilità Moderna: Mitologia vs. Realtà Storica
Nel dibattito contemporaneo, San Francesco viene di frequente trasformato in un’icona anacronistica: un pacifista ad oltranza, un ecologista ante-litteram o un teorico del dialogo interreligioso in senso pluralista. Lo storico ha il compito di decostruire queste proiezioni ideologiche, restituendo alle sue azioni il significato originario del Duecento.
Percezione Moderna vs. Contesto Storico e Teologico del Duecento
| Tematica | Mito Moderno / Percezione Attuale | Significato Storico e Spirituale del Duecento |
| Ambientalismo ed Ecologia | Mito: Prototipo dell’ecologismo moderno, protettore della natura intesa come bene sociale e biologico da salvare dall’inquinamento. | Realtà: Nel Medioevo l’uomo temeva la natura e doveva difendersi da essa. Francesco ama la natura unicamente come specchio del Creatore. Il Cantico delle Creature è una precisa opera teologica stilata in funzione anti-catara: contro l’eresia dualista che considerava la materia e il mondo fisico come opere del male, Francesco proclama la bontà intrinseca di tutto il creato divino. |
| Pacifismo e Antimilitarismo | Mito: Figura antimilitarista radicale, contrario alla guerra in senso etico e politico contemporaneo. | Realtà: Francesco inventa il saluto “Pace e bene”, ma non esprime alcuna condanna verso la Guerra Santa. Presente al campo crociato durante l’assedio di Damietta, ha una premonizione sulla sconfitta dei cristiani ma esita a rivelarla per timore di ridicolo (“ho paura che mi prendano per matto”). Dopo la disfatta, piange i soldati caduti, venerandoli come martiri ed eroi assimilabili ai paladini di Carlo Magno. |
| Dialogo Interreligioso | Mito: Precursore dell’ecumenismo e del pluralismo religioso moderno nell’incontro con il Sultano d’Egitto. | Realtà: Francesco si reca dal Sultano al-Kamil non per avviare un dibattito interconfessionale, ma per predicare il Vangelo e ottenerne la conversione al cristianesimo. Il Sultano lo accoglie con rispetto essenzialmente perché nella teologia islamica Gesù è riconosciuto e venerato come un grandissimo profeta. |
6. Conclusione: Il “So What?” per lo Studente
Perché è fondamentale per uno studente di storia affrontare la figura di San Francesco attraverso il metodo critico e l’analisi rigorosa delle fonti, superando l’iconografia tradizionale?
- Distinguere nettamente tra Storia e Memoria: Il caso di Francesco mostra come le narrazioni storiche vengano continuamente modificate e piegate dalle istituzioni (in questo caso l’Ordine Francescano e la Curia romana) per rispondere a esigenze politiche, organizzative e ideologiche d’epoca.
- Comprendere la Complessità dei Personaggi Storici: I grandi protagonisti del passato non sono mai figure unidimensionali o coerenti secondo le nostre categorie contemporanee. Francesco fu un uomo radicato nel suo tempo: capace di una tenacia inflessibile e d’un carisma d’eccezione, ma guidato da una visione teologica che non coincide con la sensibilità moderna.
- Padroneggiare il Valore Critico delle Fonti: L’analisi delle biografie di Tommaso da Celano e San Bonaventura dimostra che nessun testo storico è “neutro”. Lo studente impara che lo storico deve sempre interrogarsi su chi scrive, quando scrive e per quale scopo politico o religioso scrive. Francesco rimane un soggetto affascinante proprio perché resiste a qualsiasi semplificazione ideologica.
