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don Antonello Iapicca – Vangelo del giorno – 23 settembre 2026

Il Signore ha chiamato i dodici, gli apostoli, e gli ha dato potere e autorità su tutti i tipi di demonio e per curare le malattie. E chiama me e te anche oggi, esattamente dove siamo, per far nuovo il nostro cuore e il nostro modo di vivere e orientare pensieri, parole e gesti.

Apostolo vuol dire ambasciatore, un altro se stesso. L’ambasciata, il luogo dove vive l’ambasciatore, è il territorio della nazione di cui lui è ambasciatore.

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Per entrare, vi devo mostrare il passaporto, anche se sto in Burundi e sono ambasciatore dell’Italia. E non è a caso che il Vangelo chiami così gli inviati del Signore.

Perché loro sono di un’altra nazione, non sono di questo mondo. Dove vivono, la loro comunità, la Chiesa, è Cielo in mezzo alla terra.

E quando gli apostoli vanno girando in macchina, gli altri vedono che sulla targa c’è scritto Cielo. Non è Italia, Francia, Giappone. La targa è CIELO.

Questo ci riporta alle prime pagine della Genesi, dove Dio aveva dato autorità ad Adamo ed Eva sugli animali. Quindi sul serpente, sul demonio.

E cosa è successo? Adamo ed Eva hanno rinunciato a questa autorità, accettando la menzogna del demonio.

Dio, quando ha messo l’albero della conoscenza del bene e del male nel centro, riservandolo a se stesso, ha messo un limite descrivendo la loro natura di creature. La creatura non è Dio.

Ed è esattamente su questa verità antropologica che il demonio li ha attaccati, per illuderli di poter diventare come Dio, per farli precipitare fuori dal paradiso.

Cos’è che noi sperimentiamo tutti i giorni? Che non abbiamo questa autorità.

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Il demonio comincia a dire a un poverino: non ti gratificano, ti mettono da parte, non vedi? Quando con i suoi sofismi ti accarezza, e tu cominci a fare le fusa come il gatto, è vero, alla fine ti senti una vittima e cominci a guardare tutti male.

Quando ti sei confessato l’ultima volta, hai ricevuto il perdono dei peccati e lo Spirito Santo è sceso su di te, conferendoti la stessa autorità che avevano Adamo ed Eva prima del peccato. Così quando ricevi il corpo e il sangue di nostro Signore Gesù Cristo.

Ma il demonio, astutissimo, riesce ad infilarsi e sedurti, e perdi questo potere, come l’ha perduto Sansone, sedotto da una donna.

Cristo è l’unico che non ha perduto questa autorità. Non l’ha perduta nelle tentazioni nel deserto, nel Getsemani, nell’ultimo momento sulla croce, quando il demonio è arrivato e dice: scendi dalla croce, così crederemo.

Chi vive in Cristo ha potere sul demonio e quindi anche sulle malattie. Se sono crocifisso con Lui e non sono più io che vivo, ma è Lui in me, io passo nella storia con autorità e posso cacciare i demoni, posso guarire le persone.

Tu immagina se un marito, una moglie, sapessero questo: uno va a curare le malattie dell’altro con l’autorità che è stata data da Gesù Cristo.

La comunità cristiana è un grande esorcismo. La croce è l’esorcismo.

Perché sulla croce, tu che cosa mostri? L’autorità di Dio in te sul demonio. Mentre tutti ti dicono scendi, tu rimani lì.

Quel nipote drogato, forse nel momento in cui avrà l’overdose e starà per morire, in virtù della nonna che ha offerto il suo cancro, la sua solitudine, la sua croce, si salverà.

La Chiesa non può offrire qualcosa che non le appartiene, può offrire solo il potere di Cristo, non le risorse umane, la tunica, il pane, il denaro.

Il potere di Cristo fa che un drogato oggi lasci la droga, o che quella donna perdoni il marito, o si apra alla vita, o che quella persona entri in quella malattia, non guarendola, ma entrando da santo.

Infatti vanno due a due, cioè Adamo ed Eva già riconciliati, nudi come prima del peccato, senza due tuniche, sapendo che è Dio che provvede.

Per questo tu puoi essere così libero di dire: scuoto la polvere di questa terra, ma sappi che qui è arrivato Cristo. Non lo accetti? Va bene, io prendo il tuo rifiuto su di me.

Quell’uomo, che forse è tuo figlio, ti rifiuta, ma questo non significa che non sarà salvato. Tu prendi il suo peccato con Cristo, poi ci penserà il Signore, forse nel punto di morte.

Ma cosa è importante, che la passi bene qui, o che si salvi per la vita eterna?

Se uno ha sul passaporto scritto Cielo, hai voglia tu che cambi passaporto e ti metti: sono francese! Sarai una caricatura, farai ridere, e non sarai felice. A Roma si dice: “a chi tocca nun se ‘ngrugna”.

Se mi ha chiamato a nascere nel Cielo, non posso vivere un’altra vita. La nostra pienezza è vivere come cittadini del Cielo, crocifissi con Cristo, soffrendo nella carne, ma con una gioia, una pace profonda nel cuore che esplode e diventa il sale, la luce, il lievito per questa generazione.

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