Don Tommaso Mazzucchi della parrocchia San Pio da Pietrelcina in Roma spiega il brano del Vangelo di domenica 20 settembre 2026.
In questa XXV Domenica del Tempo Ordinario (Anno A), la Liturgia ci propone il Vangelo di Matteo (20,1-16) e ci invita a riflettere sulla chiamata di Dio e sulla Sua misericordia inesauribile. Attraverso la parabola dei lavoratori nella vigna, scopriamo un Signore che non si stanca mai di cercarci per donarci la vita vera. Guarda la riflessione video qui sotto per entrare nel vivo di questo brano, e prosegui la lettura per approfondire il cuore del messaggio di oggi.
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Il commento di questa domenica si concentra sul vero significato della sequela di Gesù. Spesso corriamo il rischio di vivere la fede come un peso o per la semplice paura di una punizione, arrivando a guardare con invidia o con “occhio malvagio” chi si avvicina a Dio solo all’ultimo momento.
Tuttavia, vivere lontani dal Signore credendo di “spassarsela” porta solo a una profonda tristezza e a vuoti incolmabili. La vera vita, quella luminosa e autentica, si trova solo nella comunione con il Padre e con i fratelli, mentre la chiusura in noi stessi e nel peccato rappresenta la vera morte dell’anima.
La parabola ci ricorda che Dio ci offre molte più occasioni di quelle che la nostra logica umana riterrebbe giuste. La Sua immensa bontà non significa fare finta di niente di fronte al male, ma offrire a tutti il dono più grande: Cristo stesso. Il “denaro” che il padrone dona a tutti i lavoratori, indipendentemente dall’ora in cui hanno risposto alla chiamata, rappresenta proprio l’amore e la salvezza del Padre, essenziali per la nostra identità più profonda. Riconoscere questa gratuità ci spinge a guardare il prossimo con benevolenza, augurando non il fallimento, ma l’incontro salvifico con la grazia che trasforma.
