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Sr. Palmarita Guida – Commento al Vangelo del 17 settembre 2026

A CHI SOMIGLIAMO: A SIMONE O ALLA DONNA?

Questa pagina del Vangelo ci mette davanti a una domanda scomoda: noi, davanti a Gesù, siamo più simili a Simone o a quella donna?

La donna peccatrice entra nella casa di Simone senza dire una parola. Non porta discorsi, giustificazioni, spiegazioni. Porta soltanto il suo amore.

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Piange. Bacia i piedi di Gesù. Li asciuga con i capelli. Li cosparge di profumo.

Gesti scandalosi, eccessivi, incomprensibili per chi non conosce l’amore.

Ma quei gesti raccontano una cosa: quella donna si è sentita amata prima ancora di sentirsi perdonata.

Forse Gesù aveva già incrociato il suo sguardo. E in quello sguardo lei non aveva trovato disprezzo, condanna, vergogna. Aveva trovato qualcuno che la guardava non per ciò che aveva fatto, ma per ciò che era.

E quando una persona si sente guardata così, qualcosa dentro di lei rinasce.

Ora quella donna restituisce a Gesù, attraverso il suo corpo e le sue lacrime, ciò che ha ricevuto nel suo sguardo: amore per amore.

Simone, invece, guarda la donna e vede soltanto “una peccatrice”.

Gesù guarda la stessa donna e vede una figlia da salvare e da amare.

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E qui il Vangelo diventa terribilmente provocatorio.

Possiamo stare nella casa di Gesù e non conoscere affatto l’amore.

Possiamo pregare, frequentare la Chiesa, parlare di Dio, conoscere le Scritture… e avere ancora nel cuore lo sguardo di Simone: quello che cataloga, giudica, mette etichette, stabilisce chi è degno e chi non lo è.

Simone pensa di conoscere Gesù.

Ma Gesù gli fa capire che gli manca una cosa fondamentale: la capacità di amare chi ha bisogno di misericordia.

Per questo gli racconta la parabola dei due debitori.

Uno deve molto, l’altro poco. Ma entrambi hanno un debito che non possono pagare. E il creditore condona tutto.

La differenza non sta nella quantità del peccato.

La differenza sta nella consapevolezza di essere stati perdonati.

Chi pensa di avere poco da farsi perdonare, ama poco.

Chi invece sa di essere stato raggiunto dalla misericordia, non può che amare.

E allora la domanda non è soltanto: “Quanto ho peccato?”

La domanda vera è:

“Quanto mi sono lasciato amare da Dio?”

Perché la misericordia non produce persone che si sentono migliori degli altri. Produce persone grate, umili, capaci di accogliere anche la fragilità degli altri.

La donna entra nella casa di Simone come una peccatrice e ne esce con una parola straordinaria:

“Va’ in pace.”

Non perché il suo passato non sia esistito.

Ma perché il suo passato non ha più l’ultima parola su di lei.

E forse oggi Gesù viene a dirlo anche a noi:

Non continuare a guardarti con gli occhi di chi ti giudica.

Non continuare a definire te stesso attraverso i tuoi errori.

E soprattutto, non guardare gli altri attraverso il loro peccato.

Impara lo sguardo di Gesù.

Quello sguardo che non nega il male, ma riesce a vedere oltre il male.

Quello sguardo che non umilia il peccatore, ma lo rialza.

Quello sguardo che non dice: “Tu sei il tuo peccato”, ma: “Tu sei amato.”

E allora oggi lasciamoci provocare dal Vangelo:

A chi somiglio?

A Simone, che giudica chi ha bisogno di misericordia?

O alla donna, che si lascia raggiungere dall’amore e risponde con tutto ciò che ha?

Perché alla fine, davanti a Gesù, non conta quanto sappiamo parlare di misericordia.

Conta quanto amore siamo capaci di restituire perché ci siamo scoperti perdonati.

A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade 

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