ALLA SCUOLA DI GESÙ
Seguire Cristo richiede il coraggio quotidiano del “no” a sé stessi per il “sì” a lui. Applichiamo questo nelle piccole rinunce fatte per amore.
La Chiesa è chiamata a testimoniare la fecondità della croce con una fede viva e operosa, spogliandosi della mentalità mondana.
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È la lezione che Gesù impartisce ai suoi discepoli, allorché apre loro il cuore annunciando la sua passione, morte e risurrezione (Vangelo).
Pietro, che prima lo ha confessato solennemente come “il Figlio del Dio vivente”, ora è il primo ad avere bisogno di mettersi alla sua scuola, di “andare dietro a lui”, accantonando le attese messianiche terrene per entrare nella logica divina.
Ammonendo Pietro, Gesù parla alla sua Chiesa, ai cristiani di ieri e di oggi: lasciarsi trasformare è sacrificio gradito a Dio (II Lettura).
Cade a proposito l’amaro sfogo del profeta Geremia (I Lettura), “sedotto” per proclamare le verità scomode di Dio.
Il messaggio lo coinvolge, gli vibra nel cuore, ma sconvolge i pensieri e i progetti dei suoi interlocutori, scatenando derisione e scherno.
Il profeta ne è sconcertato, prova una sofferta lacerazione interiore sino a dubitare di Dio e del suo modo di agire.
Dio, invece, lo sta forgiando non in base al gradimento degli uomini, ma secondo il suo volere che, come “fuoco ardente”, s’impone, inquieta e piega le resistenze.
don Giuliano Saredi, ssp – Fonte Edizioni San Paolo
