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Paolo de Martino – Commento al Vangelo del 23 agosto 2026

Pietra

Gesù capisce che “deve” andare a Gerusalemme e non può contare su nessuno. Sarà solo, fino alla fine.

Allora con i suoi discepoli parte da Betsaida e si dirige verso nord.

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Continua dopo il video.

Cesarea di Filippo rappresenta, tra quelle visitate da Gesù, la città più lontana da Gerusalemme (170 km), una città che si trovava in territorio pagano, straniero.

Gesù, sceglie questo luogo così periferico, così lontano dalla città santa, così privo di storia (era stata fondata meno di vent’anni prima dal tetrarca Filippo in onore dell’imperatore Tiberio Cesare), per porre ai discepoli due domande-chiave.

Cesarea

I dodici hanno tra le mani una grande carriera. Immagino la scena: mentre camminano, si animano, discutono. Gesù, li ascolta magari sorridendo.

Poi, ecco la domanda che nessuno si aspetta: «La gente chi dice che io sia?».

A Gesù ovviamente non interessa fare un’indagine. Non ci troviamo dinanzi al primo sondaggio della storia. Vuole portare i suoi per mano a conoscere la loro risposta personale.

Ci si aspettava che qualcuno ritornasse da molto lontano, qualcuno dei personaggi biblici. A Gesù non interessa la risposta della folla, infatti, non replica neppure.

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Interessanti le risposte di allora e di oggi. La folla ripete nomi di personaggi morti!

  • Elia
  • Geremia
  • Giovanni il Battista

Tutti personaggi scomparsi in circostanze misteriose, il cui cadavere non è stato più ritrovato e che secondo la tradizione sarebbero ritornati sulla terra in prossimità degli ultimi tempi.

Matteo ci sta da dicendo che la fede rischia di essere il racconto di un’esperienza con una persona morta.

Quando parliamo di Gesù di Nazareth, corriamo il serio rischio di ricordare “la buon’anima”, un personaggio, carismatico per carità, ma vissuto duemila anni fa che non ha molto da dire alla nostra vita qui, oggi.

La dicotomia tra fede e vita nasce qui. Per la folla, Gesù pare fosse un morto ma la relazione con un morto non sarà mai in grado di trasformare un’esistenza.

Di Gesù si è sempre parlato moltissimo, a volte come un personaggio enigmatico, impenetrabile, circondato dal mistero.

Un grande uomo, il più grande rivoluzionario, il primo pacifista della storia, ma nulla di più. Insomma meglio gestire il rapporto con Gesù riducendolo a memoria storica.

Il rischio di una fede acritica, senza convinzione, il maestro lo vede anche negli apostoli.

Gesù allora pone la domanda in maniera diretta, a bruciapelo. A loro (e a noi!) chiede: «Ma voi chi dite che io sia?». A me, a te che stai leggendo Gesù cosa ti provoca?

I discepoli avevano assistito ai miracoli di Gesù. Adesso, come a scuola dopo una spiegazione, il Maestro verifica: “Vediamo cos’hanno capito…”.

Ma

La domanda inizia con un «ma». Pietro e gli altri sono invitati ad andare oltre.

Il discepolo non si accontenta di una fede per tradizione, “per sentito dire”. Nessuno ama una persona “per sentito dire”.

Sento già la tua obiezione amico lettore: “Ci hanno sempre detto così…”. E’ vero, ma ti sei mai preso la briga di leggere, studiare, approfondire ciò che ti hanno raccontato su Gesù di Nazareth?

Ai miei studenti ripeto spesso che il senso dell’ora di religione a scuola è anche quello di trasmettere il “gusto” di andare “dentro le cose”, di non fermarsi alla superficie.

Gesù non cerca definizioni, cerca persone. Amico lettore, cosa ti è successo quando lo hai incontrato?

Assomiglia alle domande che si fanno gli innamorati…Ti ricordi il giorno che lo hai incontrato per la prima volta?

Ricordi certamente il giorno dell’anniversario di fidanzamento, di matrimonio; ricordi il giorno del battesimo? Quando hai ricevuto la prima comunione? Il giorno della cresima?

Risposta

Solo Pietro ha, per un attimo, uno slancio, un’intuizione fuori dal coro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

In realtà Gesù era già stato riconosciuto dai discepoli come “Figlio di Dio” (14,33), solo che non avevano capito cosa voleva dire “Figlio di Dio”.

La novità di Pietro è che gli dice cosa vuol dire tutto questo: “Tu sei il Vivente, colui che fa vivere, che dà e porta alla vita”.

Pietra

«E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa».

Il termine greco adoperato dall’evangelista è “Petros”, che indica un mattone, un sasso, che può essere raccolto e usato per una costruzione.

In ebraico (l’alfabeto è composto di sole consonanti) pietra è “’eben” (a-b-n) mentre “libenah” (l-b-n-h) indica il mattone.

In Genesi, quando gli uomini costruiscono la torre di Babele, c’è scritto: «Essi presero dei mattoni al posto delle pietre». (Gn 11,3)

Il termine “pietra” contiene sia la parola “Figlio dell’Uomo“ (b-n), sia la parola “Padre” (a-b). Nella parola “mattone”, invece, è ancora presente “Figlio dell’Uomo” (b-n) ma non “Padre”.

Il mattone è l’uomo senza profondità, che vive nella superficie delle cose. Ecco perché la torre di Babele crollò.

Quando gli ebrei erano in schiavitù in Egitto, il faraone li obbligava a costruire mattoni. Cercava di renderli a-tei, senza Dio. Pietro sarà roccia se non perderà la sua natura profonda.

Amico lettore, il giorno in cui ti distaccherai dalla tua natura divina, dalla vita che c’è in te, diverrai un mattone, un uomo di superficie.

Una Chiesa-pietra invece vuol dire una Chiesa che richiama l’uomo alla sua interiorità. Se la Chiesa è solo organizzazione (mattone!), rito, feste, gite è semplicemente inutile. Pietro sarà il primo mattone sul quale costruire la comunità.

Purtroppo, la traduzione «tu sei Pietro e su questa pietra costruirò la mia chiesa» sembra far credere che Pietro e pietra siano il maschile e il femminile di uno stesso nome.

Gesù sta dicendo: “Pietro, tu sei un mattone, il primo mattone; su questa roccia, che sono io, costruiamo la mia comunità”.

Non è certo per le sue qualità che Simone sarà pietra, cioè garanzia di stabilità, ma perché ogni sua debolezza mostrerà la pietra viva, la sola pietra che tiene, Gesù Cristo.

Amico lettore, la roccia sulla quale è costruita la Chiesa è Gesù Cristo! Pietro sarà il primo mattone sulla quale fonderà la sua Chiesa.

È importantissimo questo: è la sua Chiesa. E’ la Chiesa di Gesù Cristo, mai la mia.

Sarà una Chiesa che, come Pietro, potrà vacillare, tradire, ma che saprà di appartenere a Lui, che si lascerà guidare da Lui.

Paolo l’ha espresso magistralmente: «Siete stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare sulla quale l’edificio intero, ben collegato insieme, si va innalzando» (Ef 2, 20-22).

La bella notizia di questa domenica? Ogni discepolo è roccia su cui costruire la comunità. Tutti possiamo essere “roccia “che trasmette forza e coraggio a chi ha paura.tianesimo non è mortificazione ma vivificazione, dilatazione di vita; non è sacrificio e rinuncia ma offerta di vita.

Fonte: il blog di Paolo de Martino | CANALE YOUTUBE | PAGINA FACEBOOK

Vi segnalo che è appena uscito il nuovo libro di Paolo: “Tenerezza. Il lieve tocco di Dio” (Ed. Paoline)