Il Vangelo di oggi è una pagina terribilmente fuori moda.
Gesù parla di un amore che non si misura sulla comodità, sull’emozione del momento o sulla soddisfazione personale. Parla di un amore che, quando è autentico, diventa fedeltà.
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Due persone si scelgono per amore e con amore, perché l’amore vero non dice: «Ti amo finché sei come voglio io». Dice: «Ti scelgo e imparo ad amarti anche nella tua alterità».
Il problema è che oggi ci stanchiamo facilmente delle persone. Quando l’altro non corrisponde più all’immagine che ci siamo costruiti di lui, siamo tentati di cambiarlo, giudicarlo, sostituirlo o semplicemente lasciarlo andare.
Perché? Perché spesso siamo diventati egocentrici: non cerchiamo più l’altro, cerchiamo qualcuno che corrisponda alle nostre aspettative.
Ma Dio non ama così.
L’amore di Dio è fedele. Sempre.
E proprio per questo ogni amore umano autentico è chiamato a rispecchiarne la fedeltà.
Anche l’amicizia. Anche una fraternità. Anche una comunità.
I sentimenti usa e getta possono essere normali per una società che consuma tutto, persino le relazioni. Ma non sono il sogno di Dio sull’uomo.
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La provocazione del Vangelo è allora questa:
Se ti amo solo quando mi vai bene, non sto amando te: sto amando l’immagine che ho costruito di te.
L’amore vero non possiede, non manipola, non trasforma l’altro a propria immagine.
Accoglie, custodisce, perdona e rimane fedele.
E forse oggi abbiamo bisogno proprio di questo: non di imparare a lasciare andare più velocemente le persone, ma di imparare nuovamente a rimanere quando amare diventa difficile.
A volte perdiamo dei doni di Dio nelle persone che ci mette accanto… perché siamo troppo impegnati a guardare ardate noi stessi chiusi nei nostri schemi mentali, ferite, esperienze….
E anche di ciò che perdiamo per colpa nostra dovremo renderne conto a Dio.
A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade
